RIGASSIFICATORE: LE RAGIONI DEL DISSENSO

Richiesta la verifica di adempimento delle disposizioni di diritto comunitario relativamente al progetto di costruzione del rigassificatore Erg-Shell di Melilli.

di Antonella Serafini

SIRACUSA – I comitati “No Rigassificatore” di Priolo e Melilli, e le Associazioni “AugustAmbiente” di Augusta, “Vivere di Rosolini” e “Decontaminazione Sicilia”, si sono rivolte alla Comunità Europea per chiedere di accertare la legittimità dell’eventuale rilascio delle autorizzazioni sull’iter di costruzione degli impianti.
Ecco le ragioni del dissenso, esposte dai comitati.

no rigassificatore 1)      La pericolosità intrinseca dell’impianto è tale da renderne inaccettabile la localizzazione nel sito prescelto. Trattasi infatti di impianto a rischio di incidente rilevante come da direttive “Seveso” tutt’ora vigenti e dalle quali ne è vietata la realizzazione in siti come quello nel quale si intende ubicarlo. Infatti detto impianto sorgerebbe a circa 200 metri dall’impianto etilene della Polimeri Europa che, nel maggio del 1985 scoppiò, andando completamente distrutto. Praticamente sorgerebbe all’interno della raffineria Erg Nord, nella quale si verificò il pauroso incendio del 30 aprile e del 1° maggio 2006. Detto incendio assunse proporzioni preoccupanti tanto che il direttore dello stabilimento attivò il P.E.I. (Piano d’Emergenza Interno) dichiarò l’Emergenza Grandi Rischi Esterna, disponendo il fermo degli impianti. A seguito della comunicazione dell’Emergenza Esterna, la Prefettura di Siracusa attivava il “Piano dei Cancelli” con la chiusura sia delle strade che collegano il polo industriale con i centri abitati che la linea ferroviaria Siracusa-Catania. La Capitaneria di Porto di Augusta provvedeva a far sospendere le operazioni commerciali in atto ed far allontanare dalla rada le 14 navi in prossimità dell’incendio. Infine negli ultimi 3 mesi del 2008 si sono verificati 5 incidenti nella zona industriale in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, di cui 3 incendi proprio nella raffineria Erg Nord ed il crollo parziale del pontile vicino al sito destinato al rigassificatore. Dato il sito prescelto, anche un incidente non immediatamente catastrofico, avrebbe quindi grandi probabilità di innescare un effetto “domino” che concretizzerebbe un rischio imprevedibile per gli insediamenti umani limitrofi. A tali conclusioni sono giunti anche i Consulenti incaricati dal Comune di Melilli, Avv. Mario Giarrusso e Prof. Giuliano Cammarata dell’Università di Catania. Che il sito prescelto abbia un grado di pericolosità tale da rendere improponibile la realizzazione di un altro impianto a rischio di incidente rilevante, quale è il rigassificatore, risulta assai chiaro dalla delibera n. 111 del 23/10/2008, del Comitato Tecnico Regionale per la Sicilia, notificata alla ERG, ai Comuni di Melilli e Priolo, alla Provincia Reg.le di Siracusa, alla Questura di SR, alla Prefettura di SR, all’Assessorato Reg.le Territorio e Ambiente, all’Assessorato Reg.le all’Industria, al Ministero dell’Ambiente, dell’Industria e delle Infrastrutture nel novembre 2008, nella quale, si esprime giudizio negativo sulle attuali condizioni di sicurezza dello stabilimento ERG (nel quale si propone appunto la costruzione del rigassificatore) e si sottolinea che non potranno essere prese in considerazione proposte che prevedano incrementi del preesistente livello di rischio.

2)      L’area nella quale si vorrebbe collocare l’impianto è zona sismica di primo grado e, in caso di sisma, qualunque precauzione tecnologica sarebbe inutile ed è legittimo aspettarsi delle inevitabili perdite di GNL che, con un evento sismico di proporzioni pari a quello del 1990 o superiori, troverebbero sicuro “innesco” nelle fiaccole sempre attive del petrolchimico, determinando gli eventi di cui al punto 1), con devastazione dei territori circostanti, perdita di vite umane e scarico, in atmosfera, di abnormi quantità di tossici e cancerogeni che graverebbero sulla salute e sulla vita dei Siciliani per decine di anni. A sostegno e prova di quanto sopra, si consideri il voto del CRU (Comitato Regionale Urbanistico) n. 41/1991 che riporta elencati cronologicamente al foglio n. 3, i numerosi terremoti che hanno colpito la Sicilia sud-orientale; indica i periodi di ritorno caratterizzati sempre dallo stesso epicentro, quello del 13/12/90 di Augusta. Detto documento indica infatti i periodi di ritorno dei sismi: 144 anni per i sismi compresi fra il 7° e il 9° grado (penultimo nel 1848, atteso nel 1992 ed avvenuto il 13/12/1990) e quelli fra il 9° e 11° grado periodo di ritorno 322 anni (ultimo 1693, atteso entro i prossimi 10 anni: 2015, stando alle previsioni). Nello stesso documento al foglio n 25 si legge testualmente: “Riteniamo che gran parte dei Comuni della Sicilia orientale dovrebbero essere riclassificati ed inclusi tra i Comuni di 1° cat.”, cosa non ancora attuata, visto che la zona in oggetto rimane classificata come S-9.

3)      La zona in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, assieme al porto di Augusta, è anche zona militare. Infatti in essa è presente una importante base della Marina Militare Italiana e della NATO, quest’ultima dotata di pontile proprio per attracco anche di sommergibili nucleari. Pontile Nato che verrebbe a trovarsi a non più di 200 metri dal pontile destinato alle metaniere, e poco distante dai depositi militari di Cava Sorciaro (Nato e Marina militare Italiana). Pertanto tre grossi fattori di rischio che potrebbero malauguratamente sommarsi fra di loro: sismico, chimico-industriale e bellico, infatti sia le navi metaniere con i suoi 140.000 m3 di GNL che l’impianto stesso, con i suoi tre enormi serbatoi di stoccaggio a terra da 450.000 m3, rappresenterebbero un target ideale per organizzazioni terroristiche.

4)      Il GNL arriverebbe al porto di Augusta su navi metaniere delle quali sono ben noti i pericoli, sia in fase di scarico, che in fase di navigazione. Tant’è che è interdetta la navigazione a qualsiasi natante attorno alle metaniere in navigazione ed all’interno del porto. La possibile perdita di una nube di metano, peraltro prevista come cosa normale nello stesso progetto ERG-Shell, a seconda della forza e direzione dei venti e della distanza dalla costa, rappresenterebbe un pericolo assolutamente incompatibile con la costante presenza di fonti di ignizione quali le torce del petrolchimico. Se è la stessa Erg-Shell a dichiarare che le perdite in fase di scarico sono inevitabili, come si può consentire una simile attività all’interno di uno stabilimento come quello “dipinto” dal CTR nella relazione di cui si è detto?

5)      Paralisi di tutte le attività portuali: le dimensioni stesse delle metaniere e le eccezionali precauzioni che ne accompagnano l’ingresso e l’uscita dai porti e la navigazione, significherebbero (in media ogni tre giorni) un blocco al traffico di navi mercantili e militari, di cui alcune, come detto, a propulsione nucleare che accedono ed escono dal porto.

6)      Come dimostrano i dati Regionali sulla situazione energetica della Sicilia, l’impianto in questione è tutt’altro che necessario: in quanto la Sicilia produce nelle sue 5 raffinerie una quantità di prodotti petroliferi finiti superiori al 45% del fabbisogno nazionale; in Sicilia arriva metano algerino e metano libico che solo in piccola parte serve per i consumi regionali; in Sicilia c’è una sovrapproduzione di energia elettrica che, assieme al metano, per la maggior parte viene esportata nel resto d’Italia. Inoltre, data la recente scoperta di ENI ed Edison di alcuni giacimenti di metano al largo della costa siciliana fra Agrigento e Gela, non appare ragionevole la costruzione di rigassificatori, mentre appare opportuna la scelta di sfruttare le nostre risorse e riservare maggiore attenzione alle energie rinnovabili e non inquinanti come il fotovoltaico e l’eolico.

7)      Danno economico diretto si concretizzerebbe per i Cittadini in quanto se, da un lato, grazie alla delibera 178/2005 dell’Autorità per l’Energia e il Gas (art. 13 comma 2), lo Stato Italiano si impegna a corrispondere per 20 anni ai gestori di impianti di rigassificazione l’80% dei ricavi di riferimento, anche in caso di inutilizzo dell’impianto (ovviamente il denaro necessario proverrebbe dalle bollette), dall’altro non va ignorata la circostanza che i Paesi produttori di GNL (Paesi liquefattori) non hanno tanta disponibilità di gas da far fronte alle richieste dei 53 rigassificatori già esistenti su tutto il pianeta. E’ ragionevole, quindi, dedurre che i ben 15 rigassificatori progettati in Italia potrebbero restare a corto di rifornimenti ed i gestori avrebbero lo stesso gli utili derivanti dal dettato della citata delibera, mentre a noi rimarrebbe solo il pericolo e il danno economico.

8)      Analoghe considerazioni suscita l’argomentazione relativa all’uso del metano in sostituzione degli oli combustibili, al fine di ridurre le emissioni in atmosfera per il funzionamento degli impianti. Ma per detto scopo, se le aziende fossero state rispettose dell’ambiente, avrebbero potuto già da almeno 20 anni, usare il metano che arriva via gasdotto o il singas che la Isab Energy ricava dal “fondo del barile” invece di destinarlo alla lucrosa produzione di energia elettrica. Inoltre è convinzione comune che il problema dell’inquinamento dell’aria nel polo industriale si possa risolvere con l’ammodernamento degli impianti, con una saggia manutenzione programmata, con il controllo in continuo anche delle emissioni degli organoclorurati, come diossine e benzofurani, e con il rispetto delle Norme Comunitarie e Nazionali in materia, così come sostanzialmente indicato dal CTR nel documento di cui si è già detto.

9)      In fase di rilascio V.I.A. non è stata tenuta in nessun conto la volontà popolare (referendum del Comune di Priolo con il 98,71% di No a detto impianto), ed i cittadini non sono stati interpellati come previsto dall’art. 23 del dlgs. 334/99. Inoltre a Melilli, malgrado la raccolta di firme per l’indizione del referendum sul rigassificatore ed il successivo parere favorevole del Consiglio Comunale, a tutt’oggi non è stato indetto alcun referendum. Sempre in fase di rilascio V.I.A. non è stato tenuto in giusto conto il D.M. LL.PP. 9 maggio 2001 “Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.
In circa 15 km di costa si affacciano tre raffinerie, diverse centrali termoelettriche, diversi impianti petrolchimici, un inceneritore per rifiuti speciali e pericolosi, un depuratore di acque reflue industriali, un cementificio, un impianto di produzione di calce, un impianto di produzione di ossigeno e azoto liquido; malgrado l’esistenza di tanti stabilimenti vengono ancora proposti un inceneritore di RSU da 500 mila tonnellate/anno, un inceneritore di biomasse ed una piattaforma polifunzionale per rifiuti pericolosi industriali.

10)  Non è stato tenuto in debita considerazione il dlgs. 17 agosto 1999 n. 334 “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose” di cui fa parte il metano.

Posted by on 27 febbraio 2009. Filed under Ambiente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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