Suicidio alla Ericsson, tra omertà e paura

ROMA – Il 21 maggio, un uomo, Claudio R, ha deciso di togliersi la vita, lo ha fatto in un modo che non lascia molto spazio ad interpretazioni: si è lasciato cadere dal tetto di un edificio dell’azienda per cui lavorava. Un giorno come altri, era andato a lavoro e poi, senza alcun preavviso, ha deciso di chiudere con quella vita.
Dalle testimonianze dei colleghi emerge un grande disagio all’interno dell’azieda, del quale tutti avvertono la pressione, e tra loro nessuno crede che le sole vicende personali abbiano determinato quel gesto estremo.
C’è rabbia e sconcerto tra i colleghi. Sì, perché il disagio di Claudio è quello di tutti i dipendenti, che si trovano nella stessa condizione.
L’azienda sta mettendo in atto un piano di ristutturazione, che prevede un taglio pari a 235 unità, basato su dimissioni “volontarie” a fronte di un incentivo economico.
Quello che è grave, e che solo ufficiosamente viene detto, è che, all’interno dell’azienda i dipendenti sono stati isolati. L’isolamento è stato attuato in varie forme. Per la prima volta si sente parlare di un’area dei senza lavoro, una specie di “ghetto”, in cui sono confinati quelli che per motivi diversi, l’azienda preferisce vadano via “in modo spontaneo”, togliendo loro ogni attività funzionale all’andamento dell’impresa. In sostanza corre voce si stia attuando un mobbing legalizzato, spostando i dipendenti da un’area di attività all’altra senza dar loro un ruolo definito.
Questo è quanto accaduto a Claudio, che ha ceduto alla disperazione quando si è visto recapitare la lettera che gli chiedeva l’allontanamento.

Inoltre, negli ultimi mesi, i dipendenti Ericsson hanno “subito” una variazione contrattuale, passando dal contratto dei Metalmeccanici a quello delle Telecomunicazioni, con il conseguente cambio di sindacati ( dalla FIOM alla UILM), diventando, forse, più deboli nei confronti della multinazionale svedese.

Per un uomo di 47 anni, perdere il lavoro rappresenta perdere la dignità, la possibilità di credere in un domani, il motivo per il quale uscire da casa al mattino, l’opportunità di incontrare i compagni di vita quotidiana. Questo, la logica aziendale non lo prevede, ma dietro ogni “unità lavorativa” c’è un essere umano con tutta la sua vita, le sue relazioni.
Perché un’azienda è una rappresentazione della società in cui viviamo, con tutte le sue sfaccettature. ( R.S. )

Posted by on 26 maggio 2009. Filed under News. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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