Controllo Cantieri a Vibo Valentia

cc vibo valentia Vibo Valentia sabato 21 novembre 2009 – Vasta operazione di controllo cantieri svolta dai militari della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia – al comando del Cap. Stefano Di Paolo – che ieri hanno passato al setaccio l’area edile per la realizzazione delle protezioni contro l’erosione costiera del comune di Briatico.

L’attività è scatta di prima mattina quando i Carabinieri della Stazioni di Vibo Valentia e di Briatico e quelli del Nucleo operativo e radiomobile. hanno intercettato, proprio all’ingresso dell’abitato, un lungo convoglio di mezzi carico di inerti di ogni forma e dimensione che si dirigeva verso la costa degli Dei.

Erano giorni che i Carabinieri avevano notato gli enormi autocarri, di proprietà di una nota ditta di movimento terra di Lamezia Terme già più volte oggetto di indagine anche da parte dell’antimafia, che facevano la spola lungo la SS. 522, ed hanno deciso di accertare che fosse tutto in regola.
Così i militari della Benemerita, dopo aver fermato la lunga fila di mezzi, hanno cominciato a verificare la provenienza dell’intero carico, diverse tonnellate di inerti destinati alla realizzazione di alcune opere per mettere in sicurezza dall’erosione la costa di Briatico.
Non ci è voluto molto ai militari della Stazione di Vibo Valentia, che già da alcuni giorni avevano monitorato la provenienza e la destinazione dei convogli con discreti ma puntuali servizi di osservazione, per scoprire come tutto il prezioso materiale giungesse sulla costa vibonese direttamente da una cava sotto sequestro di Lamezia Terme in cui, ormai con cadenza giornaliera, venivano violati i sigilli ed asportate tonnellate di materiali posti sotto la custodia dell’autorità giudiziaria e che puntualmente venivano riversati lungo il tratto briaticese della costa degli Dei.
È immediatamente scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia dei 6 autisti e del titolare della ditta di movimento terra con le pesanti accuse di violazione dei sigilli e sottrazione di cose sottoposte a sequestro. Inoltre tutti i mezzi, del valore di oltre 700 mila euro e caricati oltre ogni tollerabile margine di sicurezza a scapito sia degli stessi operati sia di chiunque avesse avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, sono stati sequestrati ed affidati ad alcuni depositi giudiziari della provincia.
Ma l’attività, che in un primo momento pareva conclusa, ha presentato delle incredibili sorprese quanto gli uomini della Stazione di Vibo Valentia hanno deciso di accertare la regolarità delle procedure di appalto per le opere di protezione costiere.
Appena i Carabinieri hanno fatto il loro ingresso all’interno del cantiere, in cui fervevano i lavori, hanno immediatamente capito di trovarsi davanti ad un caso macroscopico di violazione delle norme relative agli appalti.
Infatti all’interno dell’area dei lavori non c’era la minima traccia della ditta assegnataria della gara di appalto mentre, al suo posto, vi erano altre due imprese di movimento terra che, di fatto, stavano svolgendo le attività alla completa insaputa del comune che aveva commissionato l’opera.
Una violazione gravissima della normativa a tutela della trasparenza degli appalti nella pubblica amministrazione che ha portato al sequestro del vasto cantiere oltre che di un escavatore e di un autocarro che erano all’opera all’arrivo dei militari, nonché alla denuncia dei titolari delle due ditte, una di Cessaniti e l’altra del Cosentino, che illegittimamente stavano svolgendo la propria attività e dei due direttori dei lavori che avrebbero dovuto garantire la correttezza delle procedure di realizzazione dell’opera, assicurando il pieno rispetto delle direttive emanate dalla pubblica  amministrazione.
Un’attività di enorme valenza che ha permesso di accertare un vero e proprio disprezzo per la normativa sugli appalti pubblici che, in questo caso, non solo venivano realizzati con materiale posto sotto sequestro e trafugato da una cava da anni al centro di aspre polemiche e di lunghi procedimenti giudiziari, ma addirittura un assenza del benché minimo controllo da parte di coloro chiamati a garantire la regolarità dello svolgimento dell’opera. Opera che quindi era portata a termine da ditte prive di qualsiasi certificazione e senza che nessuno ne avesse esercitato la minima verifica sul possesso dei requisiti di legge.
Ora l’attività di indagine continuerà a ritmo serrato per verificare eventuali coinvolgimenti di altre persone e per comprendere appieno i dettagli di quello che può tranquillamente identificarsi come un vero e proprio esempio di come non debba essere realizzata un’opera pubblica, che è già costata la denuncia di ben 11 persone per gravissime fattispecie di reato.

Posted by on 21 novembre 2009. Filed under Copertina, News. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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