Tracciabilità: garanzia per il consumatore

Palermo lunedì 23 novembre 2009 – Siglato il primo contratto della filiera regionale di frutta secca tra produttori e trasformatori: le mandorle dei consorzi di Avola e di Agrigento, e il pistacchio del consorzio di Bronte saranno le materie prime utilizzate dall’azienda dolciaria siciliana Fiasconaro di Castelbuono, che esporta i propri prodotti in molti Paesi del mondo. L’assessore regionale all’Agricoltura, Michele Cimino, lo ha definito “un accordo premiante per l’amministrazione nel suo ruolo di mediazione, e importante, non tanto per la cifra che ammonta a circa 200mila euro, ma perché finalmente anche l’alta pasticciera ha avviato un percorso di tutela delle nostre produzioni e della nostra agricoltura”.

I partner della filiera, inoltre, hanno messo a punto un progetto triennale di tracciabilità cartacea e informatica per le produzioni siciliane di pistacchi, mandorle, nocciole, noci e carrubbe.

Fanno parte della rete di lavoro: l’assessorato all’Agricoltura quale garante della tracciabilità e della qualità delle materie prime, dalla produzione alla trasformazione; le Università di Catania e Palermo quali enti preposti alla valorizzazione degli ecotipi locali; l’Asca (l’unità operativa della Regione specializzata sulla certificazione in agricoltura, che ha sede nel ragusano, a Ispica), il Coribia e l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari di Catania (Icqrf) quali enti controllori della sicurezza dei requisiti di qualità saranno: i laboratori si occuperanno dell’analisi merceologica e chimica, mentre il Coribia si interesserà degli esami del Dna. Della filiera produttiva, ne fanno parte i consorzi di tutela del “Pistacchio verde di Bronte”, della “Mandorla di Avola” e l’associazione “Mandorla di Agrigento”.

Michele Cimino, in conferenza stampa, ha spiegato che “la caratterizzazione merceologica, chimica e del Dna consentirà di verificare eventuali tracce di prodotti d’importazione non dichiarati nell’etichetta, soprattutto in quelli trasformati come creme, dolci e preparati alimentari. La riconoscibilità di tutte le tappe della filiera porterà vantaggi non solo per chi acquista ma anche per gli stessi produttori, trasformatori e  distributori perché avranno la possibilità di arginare la concorrenza e la contraffazione con prodotti scadenti, di dubbia provenienza, che si spacciano per siciliani. Tutt’ora accade che i trasformatori utilizzano il nostro ‘made in Siciliy’ ma non i nostri prodotti, ingannando il consumatore”.

Il dirigente generale del dipartimento Interventi strutturali, Rosaria Barresi  ha aggiunto che “nel settore coricolo, l’amministrazione sta partecipando al tavolo tecnico ministeriale per individuare gli interventi da mettere in campo di carattere agronomico e commerciale per competere con gli altri stati produttori. Si potrà contare sugli aiuti previsti dalla misura 121 del Psr che attiene all’introduzione di nuove tecnologie per il completamento della filiera”.

Il progetto prevede, infatti, la mappatura di tutta la filiera, la codificazione dei prodotti, degli operatori commerciali e dei trasformatori, nonché l’informatizzazione del sistema e la predisposizione di un programma di gestione con la tracciabilità online.   La Sicilia negli ultimi trent’anni ha subito un crollo nella produzione di tutta la filiera. Un esempio iportante è il 70% delle mandorle che importiamo dalla California per coprire il fabbisogno dell’Isola nella produzione dei derivati. L’associazione agrigentina riferisce che, negli anni 60, circa 200mila erano gli ettari di mandorleti, con qualcosa come 752 tipi, e che la provincia di Agrigento era il primo produttore mondiale con un giro di affari che determinava lo sviluppo e il benessere di centinaia di famiglie. Mentre, oggi, la superficie regionale impiantata a mandorlo si è ridotta a circa 47mila ettari”.

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