L’ombra di Al Qaeda sul rapimento della coppia italiana in Mauritania

PALERMO 20 Dicembre 2009 – E’ originario di Carini, vicino Palermo, l’uomo rapito assieme alla moglie in Mauritania.
E’ da ieri sera, infatti, che non si hanno più notizie di una coppia di italiani, Sergio Cicala di 65 anni e la moglie Filomen Kabouree, originaria del Burkina Faso di 39, che erano in viaggio nella Mauritania sudorientale: il loro minibus è stato trovato abbandonato, la carrozzeria e le gomme crivellate di proiettili, a pochi chilometri di distanza dal confine con il Mali occidentale. I due vivono a Carini, in provincia di Palermo. La figlia Alexia, ai microfoni del Tg2, ha detto di aver avuto conferma del rapimento dall’Unità di crisi della Farnesina “dopo numerose insistenze” ed ha rivolto un appello al ministro degli esteri Franco Frattini perché “avvii urgentemente i contatti con i sequestratori” e per avere “notizie sulle condizioni di salute – ha detto – di mio padre e di sua moglie”.
Secondo fonti della sicurezza mauritane è più che probabile che ieri sera i due “siamo stati sequestrati” da un gruppo armato collegato ad al Qaida. La Farnesina sta verificando la dinamica della vicenda in stretto contatto con l’ambasciata italiana a Dakar (Senegal), dato che l’Italia non ha una rappresentanza diplomatica in Mauritania. “Si stanno svolgendo – si legge in una nota del ministero degli Esteri – le opportune verifiche per appurare gli elementi che siano utili” ad accertare gli eventi. Compito non facile in quanto la zona, compresa tra la Mauritania orientale, il Mali settentrionale e l’Algeria meridionale, è in gran parte desertica e scarsamente controllata dalle autorità: qui sono inoltre attivi vari gruppi armati tra i quali alcuni hanno collegamenti con la rete locale di al Qaida, l’Aqmi (al Qaida nel Maghreb islamico). Finora nessuna fonte ufficiale in Mauritania ha ammesso il sequestro. Ma in via ufficiosa due diplomatici lo hanno confermato.

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