Roma: nuove Brigate Rosse, due arresti a Milano

Arresti Brigate Rosse ROMA 18 Gennaio 2010 – Sono Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio i due arrestati, questa mattina, dalla Digos di Roma a Milano con l’accusa di appartenere alle nuove Brigate Rosse.
Nel giugno scorso le abitazione dei due indagati erano state perquisite a seguito dell’arresto di altre cinque persone, risultate essere appartenenti alle nuove Brigate Rosse e in procinto di preparare un attentato. In quell’occasione era stato sequestrato diverso materiale e un computer. E proprio dalle analisi svolte su quest’ultimo sarebbe emersa l’appartenenza dei due al gruppo eversivo “per il comunismo Brigate Rosse”. Manolo Morlacchi è, tra l’altro, il figlio del brigatista Piero Morlacchi.
Tra i documenti informatici è stato trovato una sorta di codice di comportamento per i “militanti rivoluzionari”. Il manuale riporta le indicazioni per criptare i documenti, evitare i controlli delle forze dell’ordine, nonché i consigli per non farsi “tracciare” in Rete.
Dopo mesi di pedinamenti gli investigatori hanno scoperto che i due facevano telefonate in codice e organizzavano incontri strategici. L’organizzazione di matrice marxista-leninista propone il rilancio della lotta armata anche attraverso l’utilizzo della sigla Br.
L’operazione è stata portata a termine con la collaborazione della Digos milanese, della polizia postale e delle comunicazioni e con il coordinamento della Direzione centrale della polizia di prevenzione. Un’operazione – ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni congratulandosi con il capo della Polizia – che “dimostra che l’attenzione delle forze dell’ordine nei confronti del terrorismo brigatista è massima. Continueremo” – ha aggiunto il Ministro – “a mantenere alta la guardia per contrastare ogni forma di terrorismo, interno o internazionale che sia, ed evitare così in ritorno degli anni di piombo”.
Anche il capo della Polizia Antonio Manganelli, a Gerusalemme per alcuni incontri operativi, ha dichiarato che questa che si è conclusa oggi è un’operazione di enorme importanza, preceduta da un lavoro di diversi mesi; dimostra come in Italia non sia possibile abbassare la soglia di attenzione, poiché sotto la cenere cova sempre qualcosa”. Quelli di oggi – ha concluso il prefetto Manganelli ”sono gli arresti che aspettavamo poiché chiudono un cerchio aperto con l’operazione di Milano del 2008; il coronamento di un lavoro accurato e fine anche dal punto di vista tecnico-investigativo”.

Arresti Brigate Rosse Gli arresti sono stati eseguiti a Milano da personale dell’Antiterrorismo delle DIGOS di Roma e Milano, in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Roma, Dr. Caivano, su richiesta del Pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma diretto dal Procuratore Aggiunto Pietro Saviotti.

Altri appartenenti a questa formazione eversiva erano stati arrestati nel giugno scorso dalla DIGOS di Roma.

Costantino Virgilio, in particolare, è risultato in possesso di materiale informatico che espone i criteri e le modalità di criptazione dei documenti per finalità eversive, una sorta di manuale di istruzioni destinato ai sodali, che riporta le istruzioni per l’utilizzo dell’informatica, definite testualmente nel documento stesso “.. una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari”, con una serie di indicazioni finalizzate a evitare controlli da parte delle forze dell’ordine, nonché istruzioni per non farsi “tracciare” in rete.
Questo materiale informatico è stato esaminato dalla DIGOS di Roma con il concorso del Servizio e del Compartimento Polizia Postale di Roma.

Nel testo, al fine di sfuggire a eventuali investigazioni informatiche, per la redazione dei documenti viene indicata la necessità di utilizzare l’applicativo di scrittura “blocco note” (TXT). Gli investigatori della DIGOS di Roma, hanno notato che questo è il metodo di scrittura utilizzato per redigere il volantino di rivendicazione del fallito attentato del 26 settembre 2006 alla caserma “Vannucci” di Livorno, firmato proprio dalla organizzazione “per il Comunismo Brigate Rosse”.

Di seguito alcuni passi del documento:

“Quelle che seguono non sono le istruzioni che scriverebbe un esperto. Sono una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari assemblato con alcune istruzioni schematiche per l’uso di alcune procedure. Come tutti i codici di condotta devono essere applicate con la creatività che deve contraddistinguere i rivoluzionari”
“Vi stiamo spiegando come usare PGP in maniera assolutamente anonima e non per gli usi per cui è stato costruito. La cosa più opportuna è dare alla chiave il vostro nome di battaglia, per cui gli altri compagni sapranno a chi appartengono le vari chiavi che riceveranno”.
“Tenere però le chiavi sul vostro pc è la più grossa puttanata che possiate fare: un informatico esperto vi entra dentro il pc e vi ruba le chiavi, ad esempio. Supponiamo che il compagno A si sia fatto fregare la chiave pubblica del compagno B: B potrebbe ricevere un messaggio che dice: “vediamoci nel tal posto alla tal ora”. B vede che il messaggio è cifrato correttamente e va all’appuntamento e si fa pigliare.”
“Qualche istruzione per non farsi tracciare in Rete”:
“Quando vi collegate ad internet è come se giraste nudi in un palazzo di vetro. Occorre essere attenti.
…………..
Ergo quando si usa internet operativamente occorre impiegare delle tecniche. Le elenchiamo per brevità.
1. Mai usare la propria connessione privata a fini operativi (anche durante la fase di inchiesta), nemmeno la connessione di una casa di sicurezza che credete debitamente affittata sotto falso nome”

Con gli arresti di oggi, sono sette le persone arrestate con l’accusa di far parte della formazione “per il comunismo Brigate Rosse”.

Ed è lo stesso gruppo eversivo che ha appunto rivendicato, nel settembre 2006, l’attentato dinamitardo, fortunatamente fallito, ai danni della caserma dei Paracadutisti “Vannucci” di Livorno, con questo volantino, all’epoca spedito a vari giornali:

NELLE VITTORIE COME NELLE SCONFITTE CIO’ CHE CONTA E’ LA CONTINUITA’ DELL’ATTACCO”
Ernesto Che Guevara
Il giorno 25 settembre 2006 un nucleo della nostra organizzazione ha bombardato la caserma della brigata Folgore, a Livorno.
La Folgore, oltre che un covo di fascisti e stupratori, rappresenta insieme agli altri corpi speciali il braccio armato per eccellenza dell’imperialismo italiano.
Questo, all’interno del Nuovo Ordine Mondiale disegnato dal polo imperialista attualmente dominante U.S.A. ha svolto negli ultimi decenni un ruolo sempre più attivo di penetrazione politica, economica e militare, dalla Somalia alla Jugoslavia, dall’Afghanistan all’Irak e oggi, infine, anche in Libano.
Per non parlare dell’alleanza strategica con Israele, punta di lancia dell’imperialismo nell’area mediorientale.
Se l’imperialismo è il modo di essere del capitale più avanzato in questa fase storica, la rivoluzione comunista deve necessariamente assumere la forma dell’internazionalismo proletario.
Occorre cioè costruire la corretta dialettica tra ciò che la lotta di classe esprime a livello locale e la dimensione necessariamente internazionale dello scontro.
Allo stesso modo, occorre sostenere, all’interno del Fronte antimperialista, quelle forze che si muovono nella direzione dei reali interessi strategici del proletariato internazionale.
Portare in casa dell’imperialismo la guerra che esso porta al resto del mondo!
Guerra alla guerra imperialista!
Costruire il solo strumento capace di ribaltare i rapporti di forza tra proletariato e borghesia, cioè il Partito Comunista Combattente!
Per il comunismo
BRIGATE ROSSE”

Nello scorso mese di giugno la DIGOS di Roma, al termine di una lunga indagine cui hanno collaborato anche le DIGOS di Milano, Genova, Cagliari e La Spezia, coordinate dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, aveva arrestato cinque persone.
L’inchiesta era stata diretta dal Pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma, con il Procuratore Aggiunto Pietro Saviotti ed i Sostituti Erminio Amelio e Luca Tescaroli.
Furono arrestati e sono tuttora detenuti: Fallico Luigi di anni 58, Bellomonte Bruno di anni 60, Vincenzi Bernardino di anni 39, Zoja Gianfranco di anni 56 e Porcile Riccardo di anni 40.
Durante l’operazione era stata sequestrata copiosa documentazione, nonchè un vero e proprio arsenale:
2 mitragliette; 4 pistole semiautomatiche; 1 bomba a mano; 240 munizioni di vario calibro; 1297 cartucce da caccia di vario calibro; 7.50 metri di spezzoni di miccia detenonante alla pentrite; 3 metri di spezzoni di miccia a lenta combusione; 480 petardi da cui ricavare la polvere nera; 2 kg. polvere nera graffitata; 3 detonatori; 31 accenditori elettronici, un silenziatore e un sistema di puntamento laser.
Tra il materiale sequestrato all’epoca vi erano documenti della formazione “per il comunismo Brigate Rosse”, intesa come la risoluzione strategica dell’Organizzazione:

“….E’ in rapporto a questa scelta che oggi, qui e ora ci assumiamo di fronte alla Classe, al Proletariato, la responsabilità politico – militare di denominarci BRIGATE ROSSE. Anche la ragione di questa scelta la spieghiamo in modo quanto più semplice e chiaro possibile. Riprendiamo la denominazione che fu in origine dell’Organizzazione non perché vogliamo riportare indietro le lancette della Storia, riportandole a prima quel 1980 quando si consumò la prima rottura vera nell’Organizzazione con la Colonna “Walter Alasia”, e neppure perché soffriamo di una insensata nostalgia alla ricerca di “quelli si che eran tempi!” …… E’ dentro questa necessità di chiarezza e chiarificazione crediamo sia giusto e corretto affrontare quelle che sono, per noi, reali e sostanziali distinzioni che sono da ricercare nell’analisi della fase e quindi nelle proposte politico – programmatiche che ne conseguono, nel rapporto fra noi e tutte quelle Organizzazioni Comuniste Combattenti che sono intervenute in questi ultimi due anni nello scenario dello scontro di Classe e che danno la misura del grado a cui il processo di ricostruzione delle Forze Rivoluzionarie è giunto. ”.

Prosegue, poi, il testo:
“E’ vero infatti che al processo di ricostruzione delle Forze Rivoluzionarie hanno concorso e concorrono diverse Forze Rivoluzionarie che si sono riconosciute e si riconoscono nella proposta politico – strategica delle BRIGATE ROSSE per la costruzione del PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. Anche noi oggi come Organizzazione ci riconosciamo in quella stessa proposta politico – strategica come già ci riconoscevamo quando eravamo ancora degli aggregati e degli organismi Rivoluzionari Combattenti; ma è pur vero che con l’attacco del 20 maggio 1999 al Consigliere Legislativo del Ministero del Lavoro M. D’ANTONA, una di queste Forze Rivoluzionarie si è assunta la responsabilità di denominarsi BRIGATE ROSSE per la costruzione del PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. Ma non è questa assunzione di responsabilità il problema. Piuttosto è il documento – nella parte in cui analizza la fase nella proposta politico – programmatica che da essa scaturisce – che ha gestito quell’attacco, quell’iniziativa Combattente, che ci ha portato oggi a dover chiarire nel nostro agire una distinzione che è nei fatti, è in quello che ci apprestiamo a dire e ad agire. E nel ribadire questa distinzione che tocca, e lo ribadiamo, l’aspetto politico programmatico e non quello della proposta politico strategica fatta dall’Organizzazione trent’anni fa, che già trova una sua prima risposta in rapporto alla nostra scelta di assumere la denominazione BRIGATE ROSSE per il COMUNISMO”. – sequestrato a casa di Porcile Riccardo –

Altri documenti spiegano:
“Le condizioni in cui si danno la vita e la lotta nella metropoli avanzata richiedono modelli organizzativi completamente differenti: i militanti saranno, in questa fase, necessariamente in numero ristretto, perché prodotto di lunga selezione; nel contempo si richiedono alti livelli di conoscenza e capacità operative. … Il comunismo livella in alto: nostro obiettivo è costruire un’organizzazione che sia, nello stesso tempo, un partito tutto di dirigenti ed un esercito tutto di generali … “ – sequestrato a casa di Porcile Riccardo –
“ … non si tratterà in questa fase di organizzare le masse sul terreno della l.a. – lotta armata n.d.r. – ma di dare INDICAZIONE STRATEGICA: questo è il nostro ruolo di fase a breve termine. Quindi anche il modello organizzativo ed il rapporto partito/classe che ne conseguono sarà quello di un collettivo combattente necessariamente specializzato e ristretto, che si propone però fin da subito la costruzione del p.c.c. – partito comunista combattente ndr – rivolgendosi alle punte più avanzate della classe …. “. – sequestrato a Luigi Fallico.

Posted by on 19 gennaio 2010. Filed under Magazine, Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento