Roma: operazione “Maiquetia”, 26 in manette per traffico internazionale di droga

di Antonella Serafini

ROMA 26 Gennaio 2010 – Vasta operazione antidroga con l’arresto di 26 persone per traffico internazionale di stupefacenti eseguita oggi dai Carabinieri del Gruppo di Ostia. Questa mattina all’alba, a Roma e Provincia, i Carabinieri del Gruppo di Ostia, a conclusione dell’indagine convenzionalmente denominata “MAIQUETIA”, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di 26 persone, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, Dr.ssa Maria Bonaventura, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Aggiunto Dott. Giancarlo Capaldo. Il PM titolare dell’indagine è il Sostituto Procuratore Dott. Giuseppe de Falco.
Le accuse vanno dall’associazione finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti, alla detenzione abusiva di armi.
L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia, ha consentito di individuare due distinti sodalizi criminali che rifornivano di ingenti quantitativi di cocaina ed hashish diverse “piazze di spaccio” ad Ostia e nell’intera provincia di Roma.

L’indagine ha preso spunto dal sequestro di un carico pari ad un chilo di cocaina avvenuto ad Acilia il 09/11/2007 che conduceva all’arresto di due soggetti, un italiano ed una colombiana. In seguito a tale episodio venivano avviati una serie di complessi accertamenti che consentivano di individuare alcune utenze telefoniche nazionali ed internazionali il cui ascolto permetteva di:
– intercettare un corriere colombiano che, partito dall’aeroporto di Maiquetia di Caracas (Venezuela) – da cui il nome dell’operazione – il 25/02/2008 veniva arrestato ad Acilia mentre attendeva il contatto a cui consegnare una valigia con dentro oltre kg. 2 di cocaina purissima celata all’interno di una confezione di latte in polvere per bambini;
– individuare altre due distinte organizzazioni criminali operanti a Roma e provincia, dedite al traffico e allo spaccio di droga.

La prima organizzazione aveva base operativa ad Ostia ed era capeggiata dal noto FASCIANI Carmine – esponente di spicco della malavita romana, attualmente detenuto – e dal fratello Giuseppe, che gestisce un forno/panificio in Via di Castelporziano. Attraverso la collaborazione di due personaggi di fiducia – RAHO Marco e DE SANTIS Alessio – i fratelli FASCIANI si sono approvvigionati di circa 30 kg. di hashish e di 4 kg. di cocaina da alcuni soggetti romani e, attraverso una fitta rete di spacciatori che faceva capo al DE SANTIS (tra i quali anche un ex guardia giurata ed un dipendente di una compagnia telefonica il quale, per ricevere o consegnare dosi di cocaina, non esitava a muoversi durante le ore di lavoro, utilizzando l’auto con le insegne della ditta) la droga veniva poi smerciata sul litorale romano e in Provincia. Sono state accertate anche delle cessioni di cocaina effettuate all’interno di una comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti nella provincia di Latina. Basi operative del gruppo erano in particolare il citato forno di Castelporziano, nonché lo stabilimento “Village” di Ostia, riconducibile a FASCIANI Carmine. All’organizzazione è stata contestata anche l’aggravante di associazione armata atteso che è stata rilevata la disponibilità di armi sia da parte del RAHO che del DE SANTIS.

Parallelamente all’organizzazione dei fratelli FASCIANI, ne è stata individuata una seconda che importava droga dal Paraguay. Tale sodalizio, composto da italiani e sudamericani, introduceva in Italia cospicui quantitativi di cocaina attraverso i viaggi di alcuni giovani corrieri paraguayani. Dell’organizzazione sudamericana è stato accertato far parte POMPILI Franco, già latitante poiché ricercato dal 2006 per reati inerenti gli stupefacenti, il quale, dall’estero, sfruttava le sue conoscenze ed amicizie italiane per inviare loro i corrieri paraguayani. Sono state ricostruite almeno quattro importazioni tramite le quali sono stati introdotti in Italia circa 5 kg. di cocaina purissima, che, introdotta sul mercato avrebbe fruttato almeno 300.000 mila di euro. I metodi utilizzati dai corrieri prevedevano principalmente il collaudato sistema dell’ingestione di ovuli, ma in un caso anche un metodo più artigianale: una donna è stata infatti arrestata con circa 1 kg. di cocaina occultata all’interno di un abbondante reggiseno. La droga importata era destinata in particolare a due pregiudicati della zona di Tor de Cenci: BUFFONE Bruno e CECI Giancarlo. Essi provvedevano a prelevare i corrieri presso alcune strutture alberghiere dei castelli romani dove alloggiavano, a recuperare da loro la droga trasportata e ad inviare il corrispettivo in denaro in Sud America attraverso le agenzie di money transfer. Parte di questo stupefacente è stato ceduto da BUFFONE, in almeno due occasioni, al gruppo dei FASCIANI, tramite DE SANTIS Alessio.

In occasione dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare si è altresì proceduto al sequestro di beni mobili ed immobili per un valore pari a circa euro 1.000.000. Si tratta in particolare dell’attività del forno “Sapori di Grano” ubicato in Castelporziano per un valore di euro 300.000, 1 villetta ed 1 appartamento siti in Pomezia – località Torvaianica rispettivamente del valore di euro 250.000 e euro 200.000, 1 locale ufficio ed 1 posto auto a Fiumicino del valore rispettivamente di euro 150.000 e euro 10.000, 5 conti correnti, 1 cassetta di sicurezza, 3 auto e 2 moto.

I sequestri sono stati eseguiti ai sensi di una delle più moderne normative che consentono di aggredire i beni indipendentemente dal collegamento con il reato che le ha prodotte (ai sensi del combinato disposto art. 321 c.p.p. e art. 12 sexies della L. 356/92).
Ciò si inquadra nella nuova strategia anticrimine fondata proprio sull’aggressione dei capitali illeciti. Infatti lo strumento più importante ai fini di un più efficace contrasto delle criminalità organizzata sono le misure patrimoniali del sequestro e della confisca; il primo costituisce una misura intermedia dell’investigazione patrimoniale con cui lo Stato sottrae temporaneamente un bene dalla disponibilità del proprietario allo scopo di consentire agli organi inquirenti di poter procedere nel prosieguo dell’investigazione, senza il pericolo di dispersione o alienazione; la confisca, invece, è la definitiva privazione della disponibilità dei beni illeciti, che vengono posti a disposizione dello Stato.
La confisca dei beni è ormai da considerare un vero e proprio attacco degli organi statali contro i capitali di formazione illecita; e ciò nella precisa convinzione che la semplice repressione delle responsabilità penali personali non è sufficiente ad eliminare la pericolosa criminalità, in quanto le riserve di capitale consentono di rimpiazzare con altri uomini quelli arrestati e di ricostituire i depositi di armi ed esplosivi sequestrati. Del resto, l’accumulo ed il reinvestimento dei proventi illeciti è il vero obiettivo del delinquere e costituisce il movente di tutti i criminali.
L’art. 12 sexies della legge nr. 356 del 1992 prevede la confisca del denaro o dei beni di cui il condannato per reati di particolare gravità (fra cui anche art. 73 e 74 T.U. 309/90 – stupefacenti) “non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica”. La caratteristica richiesta della sproporzione tra ammontare dei beni e capacità economico-contributive dell’interessato rappresenta il fulcro del meccanismo, perché consente la sottrazione degli stessi, indipendentemente dall’esistenza o meno di elementi indiziari circa la loro origine illecita.
Inoltre, l’art. 12 sexies è profondamente innovativo, in quanto, da una parte, consente la sequestrabilità di interi patrimoni di persone collegabili ai reati previsti, e dall’altra parte sposta sull’indagato l’onere di documentare la provenienza del suo patrimonio tutte le volte in cui esso si presenta sproporzionato rispetto al reddito dichiarato.

Posted by on 26 gennaio 2010. Filed under Magazine, Primo Piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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