Palermo: semplificazione amministrativa, la ricetta di Confindustria

PALERMO 04 Febbraio 2010 – “Non basta istituire sportelli unici, bisogna farli funzionare e aumentarne le competenze. Altrimenti sarà inefficace qualsiasi riforma della pubblica amministrazione rispetto alla necessità di semplificare le procedure e di ridurre i tempi di rilascio di autorizzazioni alle imprese”.
Lo afferma Alessandro Spadaro, presidente regionale della Piccola industria di Confindustria Sicilia, secondo cui “la Sicilia è al primo posto per attivazione di sportelli unici, nel 79,7% dei Comuni, rispetto alla media nazionale che è del 70,6%. Ma esiguità di personale, frammentazione delle competenze, eccesso di passaggi burocratici fanno sì che la Sicilia sia anche l’ultima regione d’Italia per tempi e costi di rilascio delle autorizzazioni”.
Basti pensare che in Europa i tempi di avviamento di un’impresa sono di otto giorni con un costo di 417 euro. In Italia la media è di 64 giorni con una spesa di oltre 4.000 euro. In Sicilia va anche peggio, con tempi che possono sfiorare in alcuni casi anche i due anni. Il rapporto cresce riguardo ai tempi di pagamento delle fatture alle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni: 30 giorni è la media europea, 10 giorni nel Regno Unito, fino a un anno in Sicilia.
“Un paradosso inaccettabile – dice Spadaro – e non in linea con l’Unione europea, che con lo Small Business Act ha reso la semplificazione amministrativa una priorità assoluta da recepire nelle legislazioni nazionali”.
La Piccola industria di Confindustria Sicilia calcola che la semplificazione delle procedure comporterebbe nell’Isola un risparmio di 200 milioni di euro per gli enti pubblici che impegnano personale nell’esame delle pratiche, e per le imprese che devono sobbarcarsi fin troppi adempimenti e una enorme produzione di carte. In Europa il risparmio derivante dall’attuata semplificazione amministrativa e dall’esenzione delle microimprese da obblighi di rendicontazione contabile è stato calcolato in 7 miliardi di euro.
“Quando si parla di competitività delle imprese siciliane in Europa – commenta Spadaro – non si può non tenere conto anche di questi dati. Il tema dei maggiori costi indotti è un problema che frena lo sviluppo di tutte le imprese siciliane e comprende non solo la logistica e le infrastrutture, ma anche il divario che si sconta nell’avviare un investimento: tutto qui ha un costo aggiuntivo che ci pone fuori mercato”.

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