Roma: aiutare bimbi sfortunati, Polizia e Unicef in Colombia

di Antonella Serafini

ROMA 26 Aprile 2010 – Una delegazione della Polizia di Stato andrà a Bogotà, in Colombia, per portare una donazione all’Unicef locale. Con questi soldi verrà finanziato un progetto per aiutare i bambini meno fortunati e si organizzeranno corsi di informatica per le scuole con l’ausilio di personal computer offerti da Elea.

Nella capitale colombiana si terranno anche una serie di incontri con rappresentanti delle istituzioni e della polizia locali per illustrare il ruolo della Polizia italiana nella tutela dei diritti umani e dell’infanzia. Tema per il quale la Polizia di Stato ha già siglato un protocollo d’intesa con l’Unicef teso proprio a sostenere alcune missioni dell’associazione umanitaria e ad aiutare i bambini di Paesi più poveri.

L’iniziativa, mirata anche a contrastare e prevenire l’uso di droga, è stata presentata oggi pomeriggio in una conferenza stampa presso la residenza dell’Ambasciatore colombiano in Italia Sabas Pretelt De La Vega. Sono intervenuti anche due testimonial d’eccezione: Ramiro Cordoba, calciatore colombiano, giocatore dell’Inter e capitano della nazionale colombiana e Bud Spencer, noto attore cinematografico e televisivo amato dai bambini di tutto il mondo. L’attore, dopo aver ribadito di non mai fatto uso di alcol o droga, ha detto di essere felice di dare il suo contributo a questa iniziativa perchè “i bambini sono qualcosa di prezioso: è l’unico momento della vita in cui si dice ciò che si pensa”.

Con questo progetto dunque la Polizia di Stato vuole rafforzare il suo ruolo di protettrice dei bambini e dei loro diritti, ma anche dare il via a uno scambio professionale tra le due polizie in vista di una futura collaborazione. “Ci confronteremo con la polizia colombiana” ha precisato Fabrizio Gallotti – direttore dell’Ufficio studi e programmazione della Direzione centrale degli istituti di istruzione – “racconteremo loro cosa facciamo, ad esempio, sulla formazione e sulla prevenzione; non abbiamo la pretesa di insegnare ma solo di confrontarci”.

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