Roma: sgominato giro d’usura per 15 milioni di euro

di Antonella Serafini

ROMA 08 Giugno 2010 – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, coadiuvati dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Latina, hanno dato esecuzione a numerosi provvedimenti di perquisizione e ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Latina, D.ssa Tiziana Coccoluto, su richiesta della locale Procura della Repubblica, Proc. Agg. D.ssa D’Elia e Sost. Proc. Raffaella Falcioni, nei confronti di 7 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di usura e tentata estorsione.
Il provvedimento è stato emesso sulla base delle risultanze delle indagini svolte dalla sezione del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma specializzata nel contrasto all’usura. Dall’attività svolta è emersa la recrudescenza del fenomeno usurario nell’area agropontina ed in particolare l’illecita attività posta in essere da un gruppo di imprenditori di Terracina (LT), alcuni dei quali con precedenti per reati contro il patrimonio.
I Carabinieri nel mese di agosto 2009, dopo aver raccolto informazioni riguardo al vasto giro di usura che attanagliava un imprenditore edile di Terracina, e aver ottenuto con numerosi sforzi la collaborazione della vittima, hanno dato immediatamente “input” all’attività investigativa sia dal punto di vista tecnico, ossia con l’attivazione di mirate intercettazioni, che documentale. Infatti, proprio attraverso l’analisi della documentazione acquisita i militari dell’Arma hanno effettuato una puntuale ricostruzione delle molteplici e complesse operazioni finanziarie che hanno determinato l’aggressione al patrimonio societario, immobiliare e finanziario, dell’imprenditore. Lo stesso da circa 15 anni era costretto a pagare ingenti somme di denaro a titolo di interessi per i prestiti che ha dovuto richiedere nel tempo subendo un danno, calcolato approssimativamente, di circa 15 milioni di euro, oltre alla cessione di alcuni beni immobili nonché di quote azionarie di società di cui l’imprenditore e i componenti del suo nucleo familiare erano titolari.
Gli investigatori, alla luce dei preliminari indizi raccolti, procedevano a svolgere ulteriori approfondimenti che permettevano di documentare l’attualità dell’attività usuraria perpetrata, anche nei mesi successivi alla denuncia, da parte degli indagati. Tali elementi permettevano di acclarare che gli indagati agivano con condotta perdurante, favoriti dalle crescenti difficoltà economiche dell’imprenditore, che conducevano lui ed i suoi congiunti, a protesti e pignoramenti, nonché alla cessione di partecipazioni societarie e quindi alla necessità di rivolgersi ad altri soggetti per ottenere ulteriori prestiti, al fine di coprire le varie esposizioni finanziarie.
Le difficoltà finanziarie dell’imprenditore e dei suoi congiunti, ormai note nel Comune di Terracina, determinavano quindi la conseguente impossibilità di onorare vari titoli in scadenza e quindi i debiti accumulati con gli indagati. Tale critica situazione da un lato, come detto, portava all’inevitabile alienazione di capitali sociali ed al protesto degli usurati e dall’altro ad un crescente nervosismo degli usurai, sfociato in veri e propri comportamenti minacciosi e talvolta particolarmente violenti, nei confronti delle vittime.
Tra gli “aguzzini”, che si ricorda essere quasi tutti imprenditori, spiccano le figure di soggetti titolari di importanti esercizi commerciali e di imprese affermate anche nel settore della sanità privata accreditata con il il S.S.N.

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