Acqua, diritto universale inviolabile: la decisione dell’ONU

di Antonella Serafini

Acqua diritto universale inviolabile: la decisione dell'ONUChe l’acqua fosse un diritto era cosa nota, l’hanno urlato in tanti, ma lo scorso 29 luglio l’ONU l’ha ribadito il concetto sancendolo nero su bianco, facendolo rientrare tra i diritti umani inviolabili. Ci sono voluti 15 anni per sancire questo accordo, che finalmente ora è nella carta dei diritti dell’uomo. Si tratta di una rivoluzione storica. Tra i 122 Paesi votanti ci sono anche 41 Paesi che si sono astenuti, nessuno ha votato contro. Nel testo siglato e approvato nel palazzo di vetro, “dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”. Nel testo si legge l’invito a tutti gli Stati (incluso il nostro, quindi), ad impegnarsi affinchè tutti i paesi del mondo abbiano acqua pulita e istallazioni mediche di base, fornendo aiuti finanziari e tecnologici. Sono quasi tre miliardi, i bambini che allo stato attuale non hanno postazioni mediche di base e si vedono negare l’accesso all’acqua potabile. I dati per le morti infantili per la sete e per le malattie contratte per aver bevuto acqua sporca sono a dir poco allarmanti, si parla di due milioni di bambini nel mondo. Mentre in occidente tutti si accingono a privatizzare un bene comune, quindi, l’Onu lavora per una svolta controcorrente, contro il libero mercato e per il bene mondiale. Il che vuol dire che i problemi che potrebbero sorgere commercializzando un bene come l’acqua, è apparso chiaro agli occhi di tutti, nel palazzo di vetro. Negli ultimi 100 anni la popolazione mondiale è triplicata mentre il consumo dell’acqua destinata all’uso umano è stato moltiplicato per sei. La disparità di utilizzo tra i paesi industrializzati e quelli non idustrializzati, giustifica i bambini morti per motivi legati all’acqua e alla potabilità. In Africa solo 40 sono i litri pro capite contro i 600 degli Stati Uniti e del Giappone e contro i 300 dell’Europa. E’ forse stato questo il dato che ha spinto l’ONU a prendere una decisione in merito. Senza andare molto lontano, ci sono zone in italia in cui ancora si usa l’acqua in bottiglia per lavarsi, vista la scarsa manutenzione degli acquedotti, da cui esce un liquido giallognolo. Forse quindi prima di pensare a privatizzare sarebbe necessario un lavoro di ricostruzione degli acquedotti e portare la potabilita’ in tutte le case.

Posted by on 31 luglio 2010. Filed under Copertina, Magazine. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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