Operazione “Terra Promessa”, catturato in Spagna pregiudicato romano

ROMA 04 Gennaio 2011 – Il Nucleo Operativo della Compagnia Eur ha individuato a Barcellona uno dei soggetti sfuggiti alla cattura del 27 ottobre 2009, nell’ambito dell’operazione “Terra promessa”.
L’uomo (F.G., romano 64enne, pregiudicato), si era rifugiato in un bed and breakfast della città spagnola, luogo dove la Polizia Catalana lo ha fermato in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso nei sui confronti. Il latitante è stato estradato il 29 dicembre scorso, arrivando scortato in aereo presso l’aeroporto di Fiumicino per essere poi tradotto presso la Casa Circondariale di Regina Coeli.
L’indagine, che portò all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelate dell’ottobre scorso, è stata svolta dal Nucleo Operativo della Compagnia CC Roma Eur, unitamente alla stazione CC Roma Garbatella, per disarticolare un’associazione per delinquere finalizzata a favorire l’immigrazione clandestina mediante la falsificazione di documenti nell’ambito delle procedure di “emersione dal lavoro irregolare”, previste dalla L.102/2009 (c.d. “sanatoria per colf e badanti”).
Le investigazioni consentirono di individuare i componenti del sodalizio, ricostruendo in maniera particolareggiata il modus operandi utilizzato dagli stessi per il perseguimento dei loro illeciti scopi.
I sodali, infatti, cittadini italiani e stranieri, si erano “specializzati” nella commissione di diverse condotte illegali (alterazione di pubbliche autenticazioni o certificazioni, contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, uso di atto falso, sostituzione di persona, falsa attestazione o dichiarazione a p.u. sull’identità o qualità personali, possesso o fabbricazione documenti d’identità falsi ecc.), comunque tutte dirette a far ottenere illecitamente il permesso di soggiorno a cittadini extracomunitari, irregolarmente presenti sul territorio nazionale e non aventi alcun titolo a beneficiare della “sanatoria”.
A tale proposito, infatti, la Legge n. 102 del 2009 aveva previsto che tutti coloro i quali si fossero trovati in una situazione di illegalità sul territorio nazionale, essendo già assunti presso abitazioni di privati quali badanti o colf, avrebbero potuto entro la data del 30 settembre 2009 presentare la necessaria documentazione adatta a regolarizzare la loro posizione sul territorio nazionale. Nello specifico, la legge prevedeva un iter amministrativo a carico del datore di lavoro e dello straniero per lo svolgimento della pratica di emersione. L’iter comprendeva:
– la presentazione da parte del datore di lavoro di una domanda, da inoltrare on-line, dove prenotare l’attivazione della pratica di emersione;
– il pagamento di un contributo statale di 500 euro;
– la ricezione via e-mail della comunicazione della data di convocazione presso lo sportello Unico per l’immigrazione;
– la presentazione, alla convocazione presso lo sportello Unico per l’immigrazione, del datore di lavoro e del badante/colf da regolarizzare, dove dovevano esser consegnati tutti i documenti necessari per l’istruzione della pratica (cessione di fabbricato, busta paga o certificato medico d’invalidità del datore di lavoro, fotocopia dei documenti d’identità). Qualora il datore di lavoro non poteva presenziare all’appuntamento era necessaria la presentazione di un delegato munito di procura speciale notarile, attestante l’incarico ricevuto;
– la presentazione presso gli Uffici Unici dell’Immigrazione del datore di lavoro e del collaboratore domestico per la firma del contratto di lavoro. Qualora il datore di lavoro non poteva presenziare all’appuntamento era necessaria la presentazione di un delegato munito di procura speciale notarile, attestante l’incarico ricevuto;
– la convocazione dello straniero presso l’Ufficio Immigrazione della Questura per l’identificazione a mezzo di rilievi foto-dattiloscopici;
– il ritiro presso l’Ufficio Immigrazione della Questura del permesso di soggiorno.
L’attività dell’organizzazione, all’interno della quale ogni sodale aveva compiti ben precisi, iniziava essenzialmente con il procacciamento dello straniero (che poteva essere di fatto considerato un “cliente”), al quale veniva proposta l’opportunità di ottenere, previo pagamento della somma di euro 7000,00, un permesso di soggiorno.
Successivamente, una volta “trovato il cliente”, l’organizzatrice e promotrice dell’associazione, unitamente al marito che le forniva stabile collaborazione, coordinava tutte le attività susseguenti, delegando gli altri appartenenti al sodalizio criminale allo svolgimento delle necessarie condotte illegali, ripartendo infine i profitti.
Alcuni sodali avevano il compito di ingaggiare altri cittadini italiani che, dietro compenso, si fingevano datori di lavoro degli stranieri e si presentavano presso la Prefettura- Sportello Unico dell’Immigrazione utilizzando documenti d’identità contraffatti, anche questi forniti dalla stessa organizzazione e spesso intestati a persone ignare del furto/clonazione della loro identità ovvero a soggetti defunti.
Altri partecipi all’organizzazione, invece, avevano il compito di produrre/procurare i documenti falsi (false cessioni di fabbricato, false dichiarazione dei redditi, false procure dell’ufficiale di stato civile, non esitando in alcune occasioni anche a falsificare delle denuncie di smarrimento con intestazioni di uffici delle FF.PP.).
Ancora altri gregari si occupavano, unitamente a medici di famiglia conniventi, di produrre materialmente o far compilare dei certificati medici d’invalidità falsi, ovviamente a nome di persone che poi risultano essere assolutamente sane.
Infine alcuni appartenenti al sodalizio, presentandosi con falsi documenti d’identità presso i notai, ottenevano a loro favore o a favore di ulteriori identità fittizie il rilascio di procure notarili autenticate.
Attraverso numerosi servizi di osservazione/controllo/pedinamento e con l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, fu alla fine possibile ricostruire il modus operandi dell’associazione criminale, individuando il ruolo dei vari sodali e comprendendo che i proventi illeciti venivano ripartiti tra i consociati in maniera differente, a seconda del ruolo ed alle difficoltà del compito.
Il volume d’affari dell’organizzazione è stato stimato in almeno 4.000.000,00 di euro.

Posted by on 5 gennaio 2011. Filed under News. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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