Crisi libica alla settima settimana: Mustafa Jalil in visita alla Farnesina, oltre 10mila i morti. L’impegno italiano negli aiuti umanitari.

di C. Modica

 

ROMA 19 Aprile 2011 – L’Italia ha deciso di riconoscere il Consiglio Nazionale di Transizione libico come unico interlocutore legittimo della Libia per le relazioni bilaterali e presto a Bengasi ci sarà l’Ufficio di rappresentanza italiano. Parte coi migliori auspici la visita capitolina del Presidente del Consiglio Nazionale di Transizione libico, Mustafa Abdul Jalil che nella mattinata di oggi ha incontrato il capo della Farnesina dentro una atmosfera di grande cordialità e rispetto reciproco.
Di lui, di Jalil, si parla e si scrive consuetudinariamente come capo dei ribelli: ma sarebbe più appropriato probabilmente parlare non di ribelli ma di insorti partigiani. Lottano per la libertà e chiedono democrazia!
E Jalil, nonostante i trascorsi italici di visioni amicali col dittatore Gheddafi, ha voluto scegliere proprio l’Italia per la sua prima visita nel vecchio continente. Ha raccontato di morti ammazzati dal regime, e dei numeri impressionanti che, oscurati dalla propaganda dei lealisti, stentano ad arrivare sulle tavole imbandite dei media europei: si parla di oltre diecimila morti, di deportazioni, di un numero di feriti che va oltre i 55mila.
Tuttavia il timore di infiltrazioni estremiste nel neonato CNT aleggia sulle sorti del futuro della Libia, ed in risposta alle paure dell’Occidente i “ribelli” non mostrano tentennamenti.
Il responsabile per la politica estera del Consiglio Nazionale, Ali Al Isawi, lo ha detto chiaro già durante il colloquio in suolo italico dello scorso 4 aprile: “L’Italia è molto importante per la Libia e qualunque azione che porti ad una divisione della Libia è inaccettabile, come è inaccettabile qualsiasi iniziativa politica che non porti alla fine del regime di Gheddafi”, assicurando che “in Libia non esiste estremismo e il nostro atteggiamento è quello di contrastare qualsiasi intervento di Al Qaida”, e ribadendo che il Cnt è contrario “a qualsiasi intervento di truppe straniere sul territorio libico”.

La giornata capitolina del 19 aprile vede Mustafa Jalil impegnato in vari incontri istituzionali e, da non sottovalutare, anche un pranzo presso la Comunità Sant’Egidio, che sin dall’inzio della crisi libica ha attivato tutti i suoi canali di contatto con gli insorti.
Dal canto suo l’Italia sta dispiegando a 360 gradi il suo impegno nella crisi libica come ha spiegato nel pomeriggio di ieri il portavoce della Farnesina Maurizio Massari. “L’Italia sta già facendo moltissimo – ha detto durante un briefing con la stampa – partecipa all’imposizione della no-fly zone con missioni aeree di pattugliamento anti-radar, ha messo a disposizione degli Alleati le sue basi e ha il comando della missione navale per l’embargo delle armi. Inoltre sul fronte umanitario tonnellate di aiuti italiani sono già arrivate a Bengasi nelle settimane scorse e nella ‘capitale degli insorti’, su richiesta del Cnt, l’Italia ha inviato esperti per il funzionamento del porto e dell’aeroporto”. ” L’Italia continua a prestare particolare attenzione alla situazione umanitaria in Libia – spiega la Farnesina – fornendo costante e concreto sostegno alle esigenze della popolazione in difficoltà. Al riguardo è dello scorso venerdì 8 aprile l’ultima operazione realizzata che ha visto l’invio a Bengasi di due aerei C-130 con a bordo 15 tonnellate di medicinali e due team sanitari che hanno consentito di trasportare in Italia 25 feriti gravi giunti nella notte dello stesso giorno a Milano per essere accolti in strutture ospedaliere della regione Lombardia”. Inoltre è attualmente in corso di svolgimento una missione umanitaria della Cooperazione a Bengasi per fare il punto della situazione sulle priorità che potranno essere soddisfatte dalla Cooperazione italiana anche per attività di post-emergenza, e per verificare lo stato del progetto per un Centro di ricerca e sperimentazione agricola a Tobruk, al fine di assicurarne quanto prima la messa in funzione ed il passaggio alle autorità locali.
E mentre la tv libica rende noto che all’alba di oggi bombardamenti della Nato hanno colpito aree nelle citta’ libiche di Tripoli e Sirte ed anche la zona di al-Habra ad al Aziziyah, il ministro Frattini spiega che il consiglio transitorio libico ha garantito che ”tutti i trattati internazionali saranno rispettati, a cominciare dal trattato di amicizia italo libico che potra’ continuare ad essere seguito quando le condizioni di sicurezza sul territorio lo permetteranno” e aggiungendo che ”da qui iniziera’ una fase di ricostruzione, rilancio e sostengono per tutta la Libia”.Dal canto suo il presidente del Consiglio nazionale transitorio libico, Mustafa Abdul Jalil, nella conferenza stampa congiunta col ministro degli Esteri, Franco Frattini, è stato chiaro: ”Cooperazione e amicizia saranno offerti in primo luogo a Italia, Francia e Qatar, poi a Gran Bretagna e Usa” e poi agli altri Paesi ”a seconda del sostegno dato fino ad oggi”.
E dagli States fa eco il ministro La Russa che ha declinato la richiesta formulata dal Segretario della Difesa Usa Robert Gates, nel corso di un colloquio tenuto al Pentagono, di fornire nuovi assetti per le operazioni militari in Libia e definito dal ministero un “incontro amichevole, durato più del previsto, al termine del quale Gates  ha ringraziato l’Italia per lo sforzo che sta compiendo”.
“Il contributo italiano alla missione in Libia è soddisfacente già allo stato attuale”.  
”Non c’e’ stata alcuna particolare insistenza rispetto all’opportunità’ che l’Italia fornisca ulteriori assetti, in particolare nell’azione aria – terra – ha aggiunto il Ministro La Russa – e devo dire che Gates, oltre a rinnovare la gratitudine per il nostro impegno in tutte le missioni internazionali, ha assolutamente compreso e ci ha anche ringraziato per quello che facciamo in Libia”.”Credo che nel complesso – ha concluso La Russa – esca rafforzato l’asse di collaborazione e amicizia tra Italia e Stati Uniti sul piano politico e sul piano della difesa con una identità di vedute per ciò che sta avvenendo in Afghanistan e in Libia”.

Per la crisi libica, giunta ormai alla settima settimana di combattimenti con il protrarsi delle difficili condizioni lascia intravedere rischi nell’accesso all’acqua potabile e nel settore igienico-sanitario, si profilano percorsi non facili dentro i quali la diplomazia italiana ha scelto da stare dalla parte del popolo libico.
“Misurata sta vivendo una situazione disperata – ha detto il giornalista Farid Adly, giornalista libico che vive da molti anni in Italia – ed io sebbene pacifista trovo che sia importante in questo momento l’intervento militare per salvare gli abitanti di Misurata”. Adly ha inoltre detto, durante un briefing alla Farnesina nel pomeriggio antecedente la visita di Mustafa Jalil in Italia, che “è importante pensare a congelare i beni del regime” dato che le forze di Gheddafi continuano a ricevere dall’estero carburante. Farid Adly ha, inoltre, chiesto al governo italiano di fare luce su eventuali prestanomi di Gheddafi in Italia e di limitare l’azione dei diplomatici lealisti nel nostro Paese.
“Il regime di Gheddafi continua a resistere perché ha risorse finanziarie – ha dichiarato Adly – in Libia si sta ripetendo la storia dell’Italia” del secondo dopoguerra dove tutte le parti che non vogliono la dittatura intendono percorrere insieme la via della costituzione e della democrazia.

Posted by on 19 aprile 2011. Filed under Copertina, Libia, Magazine. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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