Crisi Libia: Gruppo di Contatto si riunisce a Roma. Hilary Clinton rinnova l’amiciza USA-Italia, combatteremo il terrorismo e Gheddafi. Frattini, puntiamo al “cessate il fuoco” e alla resa del dittatore.

di Antonella Serafini

 

ROMA 05 Maggio 2011 – Giornalisti, cameramen, fotografi, la sala del Mappamondo alla Farnesina era decisamente trafficata: si è svolto il tanto atteso incontro con il Gruppo di Contatto per la Libia.

Sono stati 22 i paesi partecipanti e sei le organizzazioni internazionali presenti – Ue, Onu, Nato, Lega Araba, Oci, Consiglio cooperazione Golfo. Nella conferenza stampa, dopo i primi convenevoli per rimarcare l’amicizia tra il governo italiano e quello statunitense, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha prima ribadito l’importanza di una soluzione politica  nella risoluzione della crisi libica parlando di pressione militare come strumento utile a bloccare il regime di Gheddafi, e poi fatto notare come soluzioni di questo tipo debbano moltiplicarsi anche in virtù della realtà che si sta vivendo in Siria, situazione che rischia la sospensione del negoziato.

Frattini ha concluso facendo notare come si stia facendo sempre più viva in Medioriente la presenza iraniana, approfittando della situazione di crisi.

 

Quando la parola passa al segretario di Stato Usa, Hilary Clinton, le conferme della partnership con l’Italia arrivano con la dichiarazione dell’intento comune alla lotta al terrorismo internazionale, e con la comune intenzione di aumentare la pressione su Gheddafi, a livello economico e militare, per poter mettere al più presto fine alla guerra.  “La battaglia contro Al Qaeda – conclude Clinton – non finisce con la morte di Osama Bin Laden”.

Il segretario di Stato Usa parla di come l’accordo firmato ieri tra Hamas e Fatah  lascia aperto uno spiraglio riguardo un possibile dialogo e risoluzione delle situazioni critiche nei teatri di guerra, ringraziando l’Italia per il contributo dato in Afghanistan.  A seguito delle domande della stampa accreditata riguardo le polemiche uscite sulle espressioni con aria molto preoccupata fotografate nella situation room e sul motivo per cui Bin Laden non è stato arrestato anziché ucciso, la Clinton ha glissato nel rispondere, dicendo che la mano sulla bocca che si vede, era forse dovuto a un colpo di tosse provocata da allergie, e riguardo l’uccisione di Bin Laden, ha semplicemente ribadito che Osama era un pericolo non solo per l’Usa ma per tutta l’umanità e ha dichiarato di non voler commentare la condotta dei militari che hanno eseguito il blitz, consapevole della loro correttezza e professionalità.

Hilary Clinton ha così ringraziato l’Italia e si è congedata dalla stampa.

 

Alla conferenza stampa ha fatto seguito il vero e proprio incontro politico del Gruppo di Contatto per la Libia, utile per favorire l’avvio di un processo politico inclusivo tale da permettere al popolo libico di poter scegliere il proprio futuro, discutendo anche sugli approcci sull’assistenza umanitaria e per il sostegno a lungo termine.

La necessità di un coordinamento per la risoluzione della crisi è stato il fulcro dell’incontro. La riunione è stata co-presieduta dal ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, e il Primo Ministro degli Esteri del Qatar, Sheik Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani. Un rappresentante del Consiglio Nazionale di Transizione libico è stato invitato a rivolgere un discorso ai partecipanti alla riunione. All’incontro del Gruppo di Contatto per la Libia è seguita la conferenza congiunta con i co-presidenti e il rappresentante del Consiglio di Transizione libico. Una formalità, questa conferenza stampa, che ha dato modo di ribadire la totale solidarietà al popolo libico contro le violenze perpetrate dal regime. “L’isolamento di Gheddafi – afferma Frattini – continua e aumenta”. L’obiettivo principale, dichiara Frattini alla stampa, è arrivare al “cessate il fuoco” e all’abbandono del potere da parte del Muhammar.

 

Nell’assemblea non aperta alla stampa, si è parlato di ricostruzione della Libia partendo da elezioni nei singoli comuni, partendo dal basso. Le misure di sostegno devono essere politiche, finanziarie e militari, ricostruendo una struttura organizzativa con l’aiuto anche del mondo arabo, evocando un nuovo piano Marshall per il futuro della Libia. Il primo ministro del Qatar, rivolto alla stampa, ha parlato di questo incontro come un punto di partenza importante ma che non deve fermarsi alle parole, bensì concretizzarsi con atti pratici.

E’ stato sempre Frattini a far notare come sia possibile usare le armi legali (la risoluzione 1970, che prevede l’embargo, e la risoluzione 1973 che prevede l’assistenza militare ai fini dell’autodifesa) per difendere il popolo libico dalle prevaricazioni di Gheddafi. Pare che siano stati stanziati già 250 mln di euro per la   Libia, le azioni di coordinamento saranno gestite da un gruppo di paesi, e alternativamente da Francia e Italia.

Alcune domande della stampa accreditata sono state precise ma rimaste senza risposta. Una giornalista ha chiesto cosa sarebbe successo con i contratti italiani per lo sfruttamento delle risorse e come sarebbe stato affrontato il problema. La risposta del ministro del Qatar è stata “saranno stanziati finanziamenti attingendo ai beni congelati per l’assistenza umanitaria, stipendi e viveri”. Una risposta a una domanda immaginaria, probabilmente, perchè la giornalista ha chiesto tutt’altro. Ma la cosa che salta all’occhio tra i documenti consegnati alla stampa, è stata la presenza al tavolo delle trattative di alcuni osservatori di cui non si è parlato: Banca Mondiale e Santa Sede.

 

Posted by on 6 maggio 2011. Filed under Copertina, Libia, Magazine. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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