La Polizia non deve essere utilizzata come strumento politico: lettera in Redazione

Subito dopo gli incidenti del 15 ottobre abbiamo pubblicamente espresso perplessità sulla gestione

generale della SICUREZZA a Roma, prima e durante la manifestazione. Gli eventi e le decisioni

assunte in seguito appaiono come la conferma di un progetto finalizzato a minare il legame strutturale

fra le forze di polizia e la gente comune, che dovrebbe sentirsi protetta e non vessata. Un progetto che

arriva da lontano, dall’evidente militarizzazione della polizia (da quanti anni si arruolano solo militari?)

a un chiaro stravolgimento della legge di riforma (121/81), di cui si vogliono annullare tutte le

disposizioni principali.

Immediatamente avevamo riconosciuto che il diritto di difendere il futuro è sacrosanto e pretendere

giustizia è doveroso! Per scelte di altri, NON abbiamo garantito sicurezza a chi ce la chiedeva. A quei

giovani, a quei cittadini, a quei lavoratori. Non l’abbiamo fatto il 15 ottobre, solo per incapacità? Ora

continuiamo a non farlo per scelte precise di chi vuole spostare lo scontro fra polizia e manifestanti, fra

lavoratori da una parte e lavoratori in divisa dall’altra: LAVORATORI e VITTIME: tutti. I

responsabili di scelte politiche e “tecniche” lontani, ma ben definiti.

Abbiamo sostenuto che, il 15 ottobre, con minore professionalità da parte delle Forze dell’Ordine la

paura avrebbe fatto il resto, raccogliendo vittime da una parte o dall’altra. Se la situazione non è

degenerata, il merito va ricondotto certamente al legame che ancora esiste fra la gente e la polizia. Un

legame che evidentemente si vuole troncare per riportare il Paese a tempi cupi e non molto remoti.

Continua la colpevolizzazione eccessiva di ragazzi non legati a situazioni particolari palesemente

strumentali conseguenza anche della mancata comunicazione preventiva, che, fra l’altro, non sempre è

stata motivo di azioni di forza. Altri devono essere gli obiettivi, i veri delinquenti che tutti vedono in

ogni manifestazione e che nessuno ha mai bloccato. Il 15 ottobre nessuno ha ordinato di identificare gli

incappucciati ed i violenti. Troppo facile ordinare l’identificazione di ragazzini davanti ai licei.

Ora le vittime di quella giornata, i cittadini che hanno subito la distruzione delle loro automobili, la

città colpita nella dignità, le Forze dell’Ordine ferite nello spirito e nel corpo, non meritano tante

speculazioni che erano facili da prevedere e sono il prodotto di un’incapacità di dialogo democratico

preoccupante per quanti rappresentano le Istituzioni.

I responsabili politici vogliono nascondere le loro mancate risposte alle legittime rivendicazioni di

studenti e lavoratori e i responsabili della sicurezza vogliono mascherare le loro incapacità

individuando falsi colpevoli.

Avevamo subito denunciato il pericolo insito nel limitare il diritto a manifestare pacificamente,

sostenendo che avremmo perso tutti! Come poliziotti, umiliati nella professionalità, come cittadini

perché traditi da chi ci dovrebbe tutelare. Vittoria ancora una volta per i violenti e per gli

incompetenti che gestiscono la sicurezza.

Oggi siamo ancora più convinti che non si possa frustrare il legittimo bisogno di partecipazione e di

libertà dei giovani, studenti o lavoratori che siano, né trasformare il loro protagonismo costruttivo in

rabbia e senso d’inutilità, negando loro democrazia e diritti costituzionali.

Porre le basi per far sfociare conflitti sociali in questioni di polizia contrapponendo diritti negati a

doveri indiscutibili, o altresì alimentando una lotta fra poveri che spesso diventa fra padri e figli, è

vergognoso per un paese civile ed è inaccettabile per una polizia che si sente “tutore della legge” e non

“sbirro al servizio dei potenti”.

“Ci sono regole che devono essere rispettate da tutti” spiega il sindaco Gianni Alemanno, e noi siamo

assolutamente d’accordo, ma non vogliamo sentirci forti con i deboli e al contrario deboli con i

violenti.

Quest’atteggiamento ingiustificabile accresce un clima di tensione, utile soltanto a chi vuole distogliere

l’attenzione dai veri problemi per cui gli studenti continuano a scendere in piazza. Non è certo la

repressione, il metodo adeguato per risolvere le controversie sociali.

Le istituzioni non possono ignorare l’obbligo di ascoltare le ragioni delle proteste pacifiche e dare

risposte efficaci a quanti rivendicano diritti fondamentali come il lavoro e lo studio.

Non si possono utilizzare strumentalmente gli incidenti e gli atti di violenza del 15 ottobre per emettere

un’ordinanza che limita la libertà di manifestare.

Concordiamo con quanti chiedono con forza al sindaco di ritirare l’ordinanza che blinda ancora di più

la città.

Non vogliamo che le istanze sociali diventino questioni di polizia.

 

ASSOCIAZIONE SINDACALE POLIZIOTTI INDIGNATI E LIBERI – SEGRETERIA NAZIONALE

 

Posted by on 4 novembre 2011. Filed under Lettere. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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