Afghanistan: donne che si raccontano. Quando la prima linea è coniugata al femminile.

ROMA 10 Novembre 2011 – “Mi chiamo Fariha Khorsand, ho 23 anni e sono la quarta figlia di una famiglia dell’élite intellettuale di Kabul. Mi sono diplomata alla scuola superiore Mehry di Herat e frequento il IV° anno della Facoltà di Giornalismo dell’Università di Herat. Fin da quando ero bambina prediligevo le lezioni di scrittura e giornalismo. Adesso ho deciso di trasformare la mia passione in professione. Essere giornalista è molto difficile nel mio paese e lo è ancora di più se sei una donna. Sono consapevole delle difficoltà che dovrò affrontare ma, nonostante questo, sono determinata perché è un modo per aiutare le donne afgane. Dal 2008 lavoro per una radio locale: Mozha. Mi occupo di programmi che si propongono di diffondere i diritti delle donne. Il mio impegno per migliorare le condizioni di vita del mondo femminile si traduce anche in una concreta collaborazione con alcune Organizzazioni Non Governative (ONG) che si occupano di donne vittime di abusi e di violenze. Per l’associazione Society and Human Rights Net ho realizzato ben 36 programmi radiofonici, tutti sul tema della violenza domestica. Il giornalismo è un modo per realizzare un cambiamento significativo in un paese come l’Afghanistan. Io sento di essere parte integrante di questo processo soprattutto perché il mio lavoro aiuta la componente più debole della società: le donne. Sfortunatamente la mia esperienza si limita alle emittenti radiofoniche e, proprio per questo motivo, mi piacerebbe poter trascorrere un periodo all’estero. Il mio sogno è conoscere il mondo del giornalismo a 360° e spero che presto si possa concretizzare.”

Fariha è una delle quattro giornaliste afghane presenti in Italia che stanno partecipando al corso intensivo di giornalismo e reportage per gli studenti e le studentesse dell’Università di Herat organizzato dal 2010 dall’Università Cattolica di Milano e dalla Fondazione Fondiaria SAI all’interno del master in Giornalismo della Cattolica, che mette al centro la promozione della figura femminile in Afghanistan.

Gli altri partecipanti sono Nasima Hamdard, Oranous Honib, Shahin Pouya, ed i due giornalisti Sakhi Ataye e Faisal Karimi, quest’ultimo insegnante di giornalismo alla Università di Herat.

L’Università Cattolica ha avviato un percorso di collaborazione con la Herat University per migliorare la condizione della donna in Afghanistan con particolare attenzione alle attività nell’ambito della comunicazione e dei media. Il progetto si inserisce nelle attività del Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale (CESI) insieme ad altre iniziative di cooperazione in Afghanistan coordinate dal professor Marco Lombardi, che da luglio 2009 sono volte a sostenere la figura della donna attraverso corsi di formazione in università e borse di studio per studentesse.

Il corso di giornalismo, curato dalla Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, si è avviato con un primo seminario a Herat nel giugno 2010, sulla base di un protocollo di intesa esistente tra le Cattolica e di Herat. La missione del giugno 2010 ha realizzato un corso intensivo di reportage giornalistico per gli studenti dell’Università, 25 studenti di cui 15 donne, del dipartimento di giornalismo. Le lezioni hanno fornito strumenti concettuali e teorici alle giovani giornaliste insieme a strumenti operativi per poter operare sul campo. Tutte hanno realizzato reportage che hanno evidenziato aspetti originali della vita afghana a Herat entrando nelle case della città. In questo senso l’investimento nell’educazione di giovani leve del giornalismo, soprattutto donne, si inquadra in un progetto di pacificazione e di sviluppo centrato sulla popolazione afghana che l’Italia contribuisce a sostenere con forme di cooperazione tra istituzioni. I reportage hanno stimolato le giornaliste a investigare la realtà sociale di Herat. E a partire dalla loro esperienza quotidiana, hanno raccontato la condizione della donna nella società afghana, confermando che oggi sempre di più le donne fotoreporter o filmaker sono in grado di narrare storie per immagini, con uno stile del racconto squisitamente femminile. Da luglio 2010, questi contenuti hanno dato vita a un web magazine intitolato WOMEN to be in cui le donne afghane raccontano le donne afghane, affacciandosi sul mondo globale per affermare la dignità e la speranza di un paese insieme alla volontà determinata delle sue cittadine di esserne protagoniste riconosciute della rinascita. Il web magazine www.womentobe.com, ideato e fortemente voluto dal presidente della Fondazione, Giulia Ligresti, ospita i reportage realizzati a Herat.  A dicembre 2010 è stata realizzata una seconda sessione formativa per l’uso della telecamera per la realizzazione dei video reportage. Questa nuova produzione, insieme alle fotografie, è stata al centro della mostra che si è tenuta il 25 febbraio 2011 a Herat quale momento di sintesi del lavoro svolto, ciò nella prospettiva di dare strumenti ai giovani giornalisti afghani affinché siano loro – e non i media occidentali – a raccontare il proprio Paese. La mostra è stata preceduta dal terzo workshop intensivo di formazione al reportage. Nel complesso sono stati realizzate 14 giornate di formazione per 25 studenti del dipartimento di giornalismo, di cui 15 donne coinvolgendo 10 docenti italiani. Al dipartimento sono state consegnate 30 macchine fotografiche digitali, un telecamera HD professionale e materiale tecnico per la post-produzione (computer e software). La formazione in Italia Il momento conclusivo di questo percorso di formazione è stato realizzato nella settima missione a Herat, agosto 2011, in cui sono stati selezionati  4 giornaliste e 2 giornalisti (di cui 1 docente) da condurre presso la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica e presso alcune testate italiane che hanno dato la loro disponibilità: Avvenire, Corriere della Sera e RAI World.  Al di là della conclusione del progetto educativo, la permanenza in Italia vuole offrire una concreta occasione alle giornaliste Afghane di entrare in contatto e poi restare in corrispondenza con i media italiani, offrendo uno sguardo originale e “autoctono” sulla realtà di quel tribolato Paese. La formazione in Italia si articola in circa 4 settimane complessive dal 2 novembre al 5 dicembre 2011.

Il corso ad Herat, rivolto a 25 studenti, di cui 15 donne, del dipartimento di giornalismo dell’Università di Herat, ha fornito strumenti teorici e operativi che hanno portato alla realizzazione di reportage sulla vita quotidiana afghana. Questi racconti hanno dato vita al web magazine Women to Be, in cui le donne afghane raccontano le donne afghane, con la volontà di essere le protagoniste riconosciute di una rinascita del proprio Paese.

Nel mese di novembre 2011, 4 giornaliste e 2 giornalisti di Herat concludono la loro formazione in Italia impegnandosi prima a Roma in un corso organizzato da Rai World con la Struttura Selezione e Formazione della Rai presso le testate giornalistiche di Saxa Rubra e poi a Milano presso la Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica, con inserimento nelle redazioni del Corriere della Sera e dell’Avvenire.

Nell’occasione è stato presentato a Roma presso il CASD il “Progetto Afghanistan” di Rai World, con il  Dossier Afghanistan (newsletter settimanale di notizie stampa  e  di  video prodotti dalla Nato) e con il sito web dedicato alla missione italiana in Afghanistan www.italiafghanistan.rai.it, con il suo universo di social networks (Facebook, Twitter, Youtube e Vimeo).

Al convegno, che si è tenuto lo scorso 10 novembre è stato anche presentato il promo del documentario in HD “Afghanistan 2011. Herat in Transition”  che andrà in onda sui canali Rai (disponibile anche in DVD e Blu Ray con sottotitoli in inglese e oversound in Dari). Il filmato racconta la storica transizione in atto in Afghanistan con una particolare attenzione dedicata all’emancipazione femminile in quel paese tanto difficile per le donne.

Alla presentazione del progetto sono intervenuti: il generale di brigata Massimo Fogari Pubblica Informazione SMD, Sandro Vannucci Rai World, Marco Lombardi Università Cattolica, Giulia Ligresti  Fondazione Fondiaria SAI, Marco Tarquinio direttore di Avvenire, Antonio Morra Corriere della Sera, Claudio Cappon  A.D. di Rai World. Con la presenza di:  Francesco M. Talò, Inviato Speciale per l’Afghanistan e il Pakistan del Ministro degli Affari Esteri e il generale di corpo d’armata Giorgio Cornacchione  Comando Operativo Interforze. Parteciperanno anche le giovani giornaliste afgane e i frequentatori del Master in Giornalismo Internazionale svolto con la collaborazione del SMD.

In accordo tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Rai e Nato, Rai World fornisce sostegno all’informazione sulle operazioni di peacekeeping in Afghanistan e con la presenza di un riferimento al HQ NATO di Bruxelles mette a disposizione delle testate Rai servizi ed immagini dall’Afghanistan e una raccolta di notizie stampa. ( cm )

 

 

( photo by courtesy www.difesa.it )

Posted by on 15 novembre 2011. Filed under Copertina, Magazine. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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