Libia. Scatta l’ Operazione “Luna Piena”. In salvo 160 migranti. Ancora razzi su Mitiga. La guerra delle milizie irrompe su Tripoli.

Grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano, è stato possibile mettere in salvo 160 migranti,  tra cui 15 minori e 12 donne, che sono stati in grado di tornare a casa in Mali da Misurata.

Fonti IOM confermano che i migranti erano in centri di detenzione e aree urbane a Tripoli, Zlitan e Misurata.

“Tutti i migranti hanno ricevuto cibo e prodotti non alimentari prima del loro ritorno e assistenza medica all’arrivo”, spiega IOM Libia in un tweet, mentre lo staff  rimane sul campo per fornire l’assistenza necessaria a coloro che ne hanno bisogno.

Funzionari sanitari di Tripoli hanno reso noto che 11 persone sono state uccise (5 civili, 3 lavoratori stranieri e 3 combattenti), 33 altri feriti e 1 persona dispersa durante gli scontri di giovedì 20 settembre nell’area a sud di Tripoli, mentre il ministero della salute libico venerdì 21 settembre ha dichiarato che dal 26 agosto sono state uccise 96 persone e 444 feriti negli scontri a Tripoli, dove sono state inoltre segnalate violazioni quotidiane di questa settimana del cessate il fuoco concordato a Tripoli per porre fine agli scontri tra milizie.

 

Intanto che scriviamo questo pezzo, l’aeroporto di Mitiga a Tripoli continua ad essere bersaglio di lanci di razzi (ndr. stanotte in corso) dopo l’attacco della scorsa settimana che ne aveva provocato la chiusura.

 

Il gruppo denominato “Tripoli Protection Force”, una coalizione di milizie armate nella capitale, ha lanciato “Badr Operation”, l’Operazione Luna Piena, contro quelli che ha definito “criminali apostati e kharijites” (membri di una setta musulmana secessionista), probabilmente riferendosi alla Brigata Al-Sumud Brigata ed alla 7a Brigata.

La Tripoli Protection Force sembrerebbe essere composta dalle Forze Speciali di Deterrenza (Kara), dalla Brigata dei Rivoluzionari (TRB), dalla sicurezza centrale di Abu Selim (Ghani), dalla brigata Alnawasi.

E mentre la Settima Brigata, guidata dei fratelli al-Kaniat, smentisce di aver subito perdite negli ultimi combattimenti avvenuti nella giornata di venerdì, la Tripoli Protection Force annuncia di essere riuscita a riprendere il controllo del campo Yarmouk, a sud di Tripoli.

 

L’UNSMIL, dal canto suo, ha tenuto un incontro giovedì 20 settembre tra la comunità diplomatica della Libia e il capo del comitato di controllo del cessate il fuoco Hussein Abdullah, dichiarando su Twitter che i diplomatici hanno espresso la volontà di facilitare le operazioni del comitato, attraverso il supporto logistico.

“Abdullah ha affermato che il consolidamento del cessate il fuoco è il primo passo verso una Tripoli sicura per tutti i libici senza armi a milizie”, si legge in un tweet di UNSMIL.

Il cessate il fuoco negoziato lo scorso 4 settembre, è stato tragicamente spezzato dalle guerriglie di questi ultimi giorni.

La Brigata di Al-Summod, guidata da Salah Badi, ha dichiarato di aver sequestrato il campo di Hamza a Mashroa Al-Hadba nel sud di Tripoli dopo aver cacciato “Ghiniwa Militias” (Joint Deterrence Force di Abu Salim) secondo l’ufficio stampa della brigata.
Gli scontri hanno raggiunto anche i depositi petroliferi di Brega e la Tariq Al-Matar (Airport Road) è stata colpita da razzi.
Giovedì sono stati segnalati violenti combattimenti ad Ain Zara e Khalit Al-Furjan.

Numerose le richieste di soccorso da parte delle famiglie intrappolate nelle zone degli scontri,  e 21 famiglie sono state evacuate dalle zone di scontro a Mashroa Al-Hadba e il capo della Mezzaluna Rossa a Tripoli, Yousif Bin Yousif, ha lanciato un messaggio ai civili che vivono nelle aree interessate dai combattimenti: “Chiediamo a tutte le famiglie in quelle zone di non lasciare le loro case finché non arriviamo con i soccorsi”.

Ovviamente Tripoli ha subito un black out di diverse ore durante gli scontri. La compagnia elettrica generale in Libia (GECOL) ha detto, sempre giovedì, che uno dei generatori è stato colpito durante gli scontri e la centrale elettrica è stata chiusa causando ingenti perdite materiali all’azienda.
“Lo stesso generatore è stato colpito in scontri recenti, ma poi è stato riutilizzato dopo averlo riparato, ma i lavoratori hanno temuto per le loro vite e hanno lasciato la centrale elettrica”, si legge in un comunicato della GECOL.

 

Una delegazione UNSMIL, guidata da Maria do Valle Ribeiro, vice rappresentante speciale della missione, ha incontrato giovedì il sindaco di Benghazi Abbar per discutere dei bisogni umanitari della città e del modo migliore per estendere l’assistenza delle Nazioni Unite ache alla Cirenaica dove, nella città di Bengasi, è prevista l’apertura di un ufficio ONU.

 

UNSMIL ha lanciato un avvertimento alle forze che stanno attaccando le aree residenziali popolate di Tripoli, in particolare quelle che comandate da Abdel Ghani al-Kikli,  ricordando loro che hanno firmato un accordo vincolante per il cessate il fuoco e che l’esposizione di civili ai danni è vietata dal Diritto Internazionale Umanitario.

 

Il Consiglio dei Ministri del Governo d’accordo nazionale libico, in un comunicato stampa di poche ore fa, ha invitato il Consiglio di sicurezza dell’ONU e la Missione delle Nazioni Unite a intervenire con più forza sulla situazione all’interno di Tripoli.

 

“Il Consiglio presidenziale del governo di riconciliazione nazionale condanna fermamente e condanna tutti gli atti di attacco e violenza in questa fase critica della storia della patria, e il continuo attacco alle vite e alla proprietà dei cittadini e che sta prendendo di mira i siti strategici e vitali e le istituzioni statali libiche che sono di proprietà di tutti i libici con diverse affiliazioni e regioni politiche – si legge nel comunicato – e chiama a raccolta tutti i sindaci dei comuni e gli sceicchi in tutte le città della Libia per fare più sforzi affinché  venga attuato l’accordo di cessate il fuoco”.

Il Consiglio di Presidenza invita inoltre la comunità internazionale e la missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia a intraprendere azioni più concrete per porre fine alla guerra e per la protezione dei civili, e per “mettere il Consiglio di sicurezza davanti alla realtà dei fatti” in Libia.

“La Libia si assumerà la sua responsabilità storica di proteggere le vite e la proprietà dei civili”, afferma il comunicato.

 

Se ciò significherà un intervento internazionale in Libia per fermare i combattimenti nella capitale, lo sapremo nelle prossime ore, ma nel frattempo è arrivata una dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che tramite il suo portavoce, esprime allarme per il numero crescente di violazioni dell’accordo di cessate il fuoco firmato dai gruppi armati a Tripoli il 4 settembre sotto gli auspici del suo rappresentante speciale, Ghassan Salamé.

Guterres estende le sue condoglianze a coloro che hanno perso i propri cari e augura una pronta guarigione ai feriti a causa delle continue violenze ed esorta tutte le parti in conflitto a rispettare il cessate il fuoco e ad astenersi da qualsiasi azione che aumenti le sofferenze della popolazione civile.

Il Segretario Generale sottolinea che chiunque sia responsabile della violazione del diritto internazionale umanitario e della legge internazionale sui diritti umani deve essere ritenuto responsabile.

 

 

La dichiarazione del Consiglio di Presidenza del Governo d’accordo Nazionale sostenuto dall’ONU, arriva ad un settimana dall’incontro tra l’ncaricato d’affari Donald Blome ed il comandante generale Thomas Waldhauser di AFRICOM con il primo ministro libico Fayez al-Sarraj per discutere della situazione della sicurezza a Tripoli e della cooperazione tra Stati Uniti e Libia. Gli Stati Uniti, in quella circostanza, hanno espresso il loro continuo sostegno agli sforzi per raggiungere una stabilità duratura in Libia attraverso il piano d’azione delle Nazioni Unite e hanno riaffermato il sostegno al governo di accordo nazionale (GNA).

La discussione dell’incontro, avvenuta lo scorso 13 settembre, era stata centrata sugli sforzi del GNA per ripristinare la sicurezza pubblica come delineato nell’accordo di cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite e nuove misure per migliorare le condizioni economiche per tutti i libici attraverso le riforme economiche annunciate il 12 settembre. Gli Stati Uniti, durante quell’incontro, non avevano mancato di elogiare il GNA per la sua risposta all’attacco dell’ISIS la National Oil Corporation il 10 settembre e entrambe le parti avevano  concordato sull’importanza di un impegno stretto e continuo per garantire che le istituzioni statali sovrane siano in grado di adempiere il loro mandato a nome di tutti i libici nel perseguimento dell’obiettivo di un paese più sicuro, stabile e più sicuro.

 

 

Certo è che nonostante l’accordo del cessate il fuoco, la guerra per il potere in Libia non accenna a diminuire dentro una Tripoli messa a ferro e fuoco da una parte, mentre dall’altra, in Cirenaica, il generale Haftar minaccia di voler intervenire per ristabilire le condizioni di sicurezza e riprendersi un comando a cui non ha mai veramente rinunciato.

 

 

 

Posted by on 22 settembre 2018. Filed under Copertina, Libia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.