NUCLEARE A RAGUSA

LEGAMBIENTE RAGUSA DICE: NO AL NUCLEARE

E’ una scelta pericolosa e miope. Perché tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza. Il territorio della provincia di Ragusa deve sì ospitare centrali elettriche, ma da fonti rinnovabili. Piccole centrali solari piazzate sui tetti delle case e dei capannoni industriali e agricoli, piccoli impianti eolici al servizio delle aziende agricole, artigianali e industriali e poi tanto risparmio energetico e tanta efficienza. Una centrale nucleare sarebbe devastante per l’economia agricola e quella turistica e non risolverebbe i problemi del settore manifatturiero e nessun vantaggio o compensazione monetaria può mai essere scambiato con il massimo dei rischi.
Il nucleare non serve nè all’Italia nè alla provincia di Ragusa, e sono tante le bugie del governo che sostiene l’utilità di un ritorno all’atomo nel nostro paese.
E’ falso che il nucleare garantirà il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici. Se il governo decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero – senza contare le inevitabili e sacrosante contestazione dei territori coinvolti – almeno 10-15 anni prima della loro entrata in funzione. L’Italia non riuscirebbe a rispettare la scadenza europea del 2020, incorrendo in altre sanzioni da aggiungere oltre a quelle ormai inevitabili del protocollo di Kyoto.
E’ falso che il nucleare ridurrà la bolletta elettrica del paese. La produzione elettrica dal nucleare, includendo anche lo smantellamento delle centrali e lo smaltimento delle scorie radioattive, costa di più rispetto a tutte le altre fonti : lo ricordano enti più che autorevoli come il Massachusetts Institute of Tecnology (MIT) di Boston oil dipartimento dell’Energia Statunitense.
E’ falso che il nucleare ridurrà le importazioni. Il nucleare produce solo elettricità, pari a circa il 20% dei consumi energetici italiani, non calore o carburanti per trasporti. Quindi non permetterà alcuna sostanziale riduzione delle importazioni dei combustibili fossili – soprattutto quelli derivati dal petrolio, ma anche carbone e gas, utilizzati per produrre calore nell’industria nel settore residenziale o carburante. Inoltre le centrali nucleari utilizzano l’uranio, materia prima da importare dall’estero come gli altri combustibili fossili.
Con 4 mega centrali di terza generazione evoluta da 1600 MW ciascuna risparmieremmo appena 8 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, pari al contributo di un rigassificatore di taglia media. Altro che diversificazione delle fonti energetiche!

La tecnologia proposta dal governo, quella di terza generazione evoluta, non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni:
LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI : non esiste ad oggi una soluzione al problema della produzione e dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte dall’attività e dallo smantellamento delle centrali. Le 250.000 tonnellate di rifiuti radioattivi prodotti fino ad oggi nel mondo sono ancora in attesa di una sistemazione definitiva.
LA CONTAMINAZIONE ORDINARIA : l’attività di una centrale rilascia nell’ambiente circostante quantità non trascurabili di radioattività anche durante la normale attività.
IL TERRORISMO E LA PROLIFERAZIONE NUCLEARE : le centrali atomiche sono un obiettivo appetibile per il terrorismo globale. Producono inoltre scorie da cui viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare.
LE RISERVE DI URANIO : ai livelli di consumi previsti nel prossimo futuro, le riserve conosciute di uranio sono sufficienti solo per qualche decennio. La disponibilità limitata di una fonte energetica ha spesso portato a conflitti internazionali, come nel caso del petrolio.
IL FLOP DEI NUOVI REATTORI IN COSTRUZIONE : in attesa del nucleare di quarta generazione, previsto non prima del 2030, la costruzione degli unici due reattori di terza generazione evoluta nel mondo ( Olkiluoto in Finlandia e Flamanville in Francia) procede con grande difficoltà. Il cantiere della centrale finlandese, autorizzata nel 2002, è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni, ma anche questo termine è destinato a slittare in avanti. I costi sono aumentati del 50%: dai 3 previsti ai 4,5 miliardi di euro di oggi.
L’Italia si sta quindi candidando ad adottare una tecnologia inquinante, insicura, costosa e vecchia.
Infine non esiste ad oggi una tecnologia nucleare che possa escludere i rischi di incidente con fuoriuscita di radioattività all’esterno. Oltre al disastro di Chernobyl nel 1986, ci sono stati altri gravi incidenti, tra cui quello di Three Mile Island negli Stati Uniti nel 1979 o di Tokaimura in Giappone nel 1999. Ma non sono da sottovalutare neanche quelli di minore entità: nel sud della Francia , il 7 luglio 2008, 30.000 litri di acque contaminate da uranio sono finite in falda e nel fiume nei pressi della centrale di Tricastin.
Bene quindi hanno fatto il Presidente della Provincia e il sindaco di Vittoria a dichiarare tutta la loro contrarietà alla localizzazione di una centrale nucleare in provincia di Ragusa. Auspichiamo che anche gli altri sindaci e le rappresentanze istituzionali prendano la stessa posizione. Solo con la massima unità, cittadini istituzioni e associazioni, possiamo impedire questo disastro per l’ambiente e la nostra economia.