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	<title>Avvenimenti Iblei &#187; Lettere</title>
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		<title>La Polizia non deve essere utilizzata come strumento politico: lettera in Redazione</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 20:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[ASSOCIAZIONE SINDACALE POLIZIOTTI INDIGNATI E LIBERI SEGRETERIA NAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>

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		<description><![CDATA[Subito dopo gli incidenti del 15 ottobre abbiamo pubblicamente espresso perplessità sulla gestione generale della SICUREZZA a Roma, prima e durante la manifestazione. Gli eventi e le decisioni assunte in seguito appaiono come la conferma di un progetto finalizzato a minare il legame strutturale fra le forze di polizia e la gente comune, che dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Subito dopo gli incidenti del 15 ottobre abbiamo pubblicamente espresso perplessità sulla gestione</p>
<p>generale della SICUREZZA a Roma, prima e durante la manifestazione. Gli eventi e le decisioni</p>
<p>assunte in seguito appaiono come la conferma di un progetto finalizzato a minare il legame strutturale</p>
<p>fra le forze di polizia e la gente comune, che dovrebbe sentirsi protetta e non vessata. Un progetto che</p>
<p>arriva da lontano, dall’evidente militarizzazione della polizia (da quanti anni si arruolano solo militari?)</p>
<p>a un chiaro stravolgimento della legge di riforma (121/81), di cui si vogliono annullare tutte le</p>
<p>disposizioni principali.</p>
<p>Immediatamente avevamo riconosciuto che il diritto di difendere il futuro è sacrosanto e pretendere</p>
<p>giustizia è doveroso! Per scelte di altri, NON abbiamo garantito sicurezza a chi ce la chiedeva. A quei</p>
<p>giovani, a quei cittadini, a quei lavoratori. Non l’abbiamo fatto il 15 ottobre, solo per incapacità? Ora</p>
<p>continuiamo a non farlo per scelte precise di chi vuole spostare lo scontro fra polizia e manifestanti, fra</p>
<p>lavoratori da una parte e lavoratori in divisa dall’altra: LAVORATORI e VITTIME: tutti. I</p>
<p>responsabili di scelte politiche e “tecniche” lontani, ma ben definiti.</p>
<p>Abbiamo sostenuto che, il 15 ottobre, con minore professionalità da parte delle Forze dell’Ordine la</p>
<p>paura avrebbe fatto il resto, raccogliendo vittime da una parte o dall’altra. Se la situazione non è</p>
<p>degenerata, il merito va ricondotto certamente al legame che ancora esiste fra la gente e la polizia. Un</p>
<p>legame che evidentemente si vuole troncare per riportare il Paese a tempi cupi e non molto remoti.</p>
<p>Continua la colpevolizzazione eccessiva di ragazzi non legati a situazioni particolari palesemente</p>
<p>strumentali conseguenza anche della mancata comunicazione preventiva, che, fra l’altro, non sempre è</p>
<p>stata motivo di azioni di forza. Altri devono essere gli obiettivi, i veri delinquenti che tutti vedono in</p>
<p>ogni manifestazione e che nessuno ha mai bloccato. Il 15 ottobre nessuno ha ordinato di identificare gli</p>
<p>incappucciati ed i violenti. Troppo facile ordinare l’identificazione di ragazzini davanti ai licei.</p>
<p>Ora le vittime di quella giornata, i cittadini che hanno subito la distruzione delle loro automobili, la</p>
<p>città colpita nella dignità, le Forze dell’Ordine ferite nello spirito e nel corpo, non meritano tante</p>
<p>speculazioni che erano facili da prevedere e sono il prodotto di un’incapacità di dialogo democratico</p>
<p>preoccupante per quanti rappresentano le Istituzioni.</p>
<p>I responsabili politici vogliono nascondere le loro mancate risposte alle legittime rivendicazioni di</p>
<p>studenti e lavoratori e i responsabili della sicurezza vogliono mascherare le loro incapacità</p>
<p>individuando falsi colpevoli.</p>
<p>Avevamo subito denunciato il pericolo insito nel limitare il diritto a manifestare pacificamente,</p>
<p>sostenendo che avremmo perso tutti! Come poliziotti, umiliati nella professionalità, come cittadini</p>
<p>perché traditi da chi ci dovrebbe tutelare. Vittoria ancora una volta per i violenti e per gli</p>
<p>incompetenti che gestiscono la sicurezza.</p>
<p>Oggi siamo ancora più convinti che non si possa frustrare il legittimo bisogno di partecipazione e di</p>
<p>libertà dei giovani, studenti o lavoratori che siano, né trasformare il loro protagonismo costruttivo in</p>
<p>rabbia e senso d’inutilità, negando loro democrazia e diritti costituzionali.</p>
<p>Porre le basi per far sfociare conflitti sociali in questioni di polizia contrapponendo diritti negati a</p>
<p>doveri indiscutibili, o altresì alimentando una lotta fra poveri che spesso diventa fra padri e figli, è</p>
<p>vergognoso per un paese civile ed è inaccettabile per una polizia che si sente “tutore della legge” e non</p>
<p>“sbirro al servizio dei potenti”.</p>
<p>“Ci sono regole che devono essere rispettate da tutti” spiega il sindaco Gianni Alemanno, e noi siamo</p>
<p>assolutamente d’accordo, ma non vogliamo sentirci forti con i deboli e al contrario deboli con i</p>
<p>violenti.</p>
<p>Quest’atteggiamento ingiustificabile accresce un clima di tensione, utile soltanto a chi vuole distogliere</p>
<p>l&#8217;attenzione dai veri problemi per cui gli studenti continuano a scendere in piazza. Non è certo la</p>
<p>repressione, il metodo adeguato per risolvere le controversie sociali.</p>
<p>Le istituzioni non possono ignorare l’obbligo di ascoltare le ragioni delle proteste pacifiche e dare</p>
<p>risposte efficaci a quanti rivendicano diritti fondamentali come il lavoro e lo studio.</p>
<p>Non si possono utilizzare strumentalmente gli incidenti e gli atti di violenza del 15 ottobre per emettere</p>
<p>un&#8217;ordinanza che limita la libertà di manifestare.</p>
<p>Concordiamo con quanti chiedono con forza al sindaco di ritirare l’ordinanza che blinda ancora di più</p>
<p>la città.</p>
<p>Non vogliamo che le istanze sociali diventino questioni di polizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ASSOCIAZIONE SINDACALE POLIZIOTTI INDIGNATI E LIBERI - SEGRETERIA NAZIONALE</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La dignita&#8217; del lavoro: lettera in Redazione</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 13:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione ATDAL OVER40]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupati over55-over60]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano giovedì 8 settembre 2011 &#8211; Tra il 18 ed il 20 agosto l’Associazione ATDAL OVER40, che da 10 anni cerca di tutelare i diritti di chi perde il lavoro in età matura, ha inviato ad ogni singolo Senatore e a qualche Deputato e leader di Partito una mail nella quale richiamava l’attenzione sulle conseguenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Milano </span><span style="font-size: medium;">giovedì 8 settembre 2011</span><span style="font-size: medium;"> &#8211; Tra il 18 ed il 20 agosto l’Associazione ATDAL OVER40, che da 10 anni cerca di tutelare i diritti di chi perde il lavoro in età matura, ha inviato ad ogni singolo Senatore e a qualche Deputato e leader di Partito una mail nella quale richiamava l’attenzione sulle conseguenze di un nuovo intervento destinato a procrastinare l’accesso alla pensione per tanti lavoratori ma soprattutto per tanti disoccupati over55-over60.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> Negli ultimi 15 anni si sono susseguite una marea di “riforme” della previdenza senza che nessun politico legislatore si ponesse mai il problema di coloro che, perso il lavoro in età matura, si trovano nell’impossibilità concreta di ricollocarsi, a dover attendere anni per poter accedere a quella pensione che potrà rappresentare l’unica concreta forma di reddito e per la quale spesso hanno versato 30 e più anni di contributi. </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">È noto che, sempre nel corso degli ultimi 15 anni, abbiamo ascoltato politici di tutti gli schieramenti parlare della necessità di riformare quel sistema degli ammortizzatori sociali che oggi offre qualche limitata e ridicola tutela solo ad un 30% di chi perde il lavoro. Ne abbiamo appunto sentito parlare, chiacchiere a ruota libera mentre si agiva sulla previdenza e sulla precarizzazione a vita delle condizioni di tanti giovani e meno giovani.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Dicevamo dunque che in agosto abbiamo inviato una mail agli oltre 300 Senatori della Repubblica. <strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Non uno solo ha sentito il dovere di rispondere.</span></span></strong></strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Senza scomodare la democrazia pensiamo che alcune regole base di un paese minimamente civile vorrebbero che gli eletti dal popolo si sentissero in dovere di provare a replicare ad una lettera che evidenziava come le loro decisioni in materia legislativa potessero tradursi in un dramma per tanti disoccupati, per tanti padri e madri, per tanti nuclei famigliari. </span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">A titolo di esempio negli USA, paese punto di riferimento per tanti nostri politici liberali, neo o ultra liberisti, un eletto del popolo che si permette di ignorare una lettera civile nella quale gli vengono posti dei quesiti non irrilevanti ha buone prospettive di essere cacciato a calci nel sedere dal suo scranno alle prossime elezioni.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> In Italia le cose non vanno così e i nominati dai Partiti, giocoforza eletti da un popolo che non può esprimere le sue scelte, si permettono di ignorare chi si rivolge loro se non altro per il fatto che, come ogni comune cittadino, contribuisce a garantire loro i tanti ben noti e vergognosi privilegi. </span></p>
<p><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Impermeabile ad ogni sollecitazione il Senato ha quindi approvato un nuovo intervento sulle pensioni con un’ampia convergenza di forze politiche e sociali.</span></span></strong></strong><strong><strong><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span></strong></strong><span style="font-size: medium;">Ministri e sottosegretari, ex-democristiani ed ex-socialisti, padani e sudisti, cattolici osservantissimi e laici sostenitori del libero mercato, vecchi e nuovi social-roditori, ex-sindacalisti che hanno già ottenuto una ottima poltrona e leader sindacali in lista per ottenerne una quanto prima, imprenditori che hanno usufruito di abbondanti sostegni pubblici che gli hanno permesso di delocalizzare, giornalisti sempre attenti agli interessi dei più forti, ecc., tutti d’accordo nel mettere mano ancora una volta alle pensioni.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Ora ci aspettiamo di rivedere le solite facce di bronzo che ci raccontano in televisione quanto siano preoccupati e attenti alla condizione di difficoltà delle famiglie e dei ceti più deboli. Parole che in quelle bocche assomigliano sempre di più a delle bestemmie.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><em>Associazione ATDAL Over40</em><br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Roma sicura… si spara. Lettera in Redazione</title>
		<link>http://www.avvenimentiiblei.com/2011/08/29/roma-sicura%e2%80%a6-si-spara-lettera-in-redazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 16:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ASSOCIAZIONE SINDACALE POLIZIOTTI INDIGNATI E LIBERI SEGRETERIA NAZIONALE]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma sicura… si spara. Il delitto di Morena è il numero ventisette dall’inizio dell’anno. Il sindaco Alemanno ha detto di essere “molto preoccupato per i casi irrisolti” (sono sette). Crediamo che il sindaco dovrebbe porsi tante domande sulla sicurezza a Roma e sul perché, al centro (Campo de’ Fiori) o in periferia, si subiscano aggressioni, si rischi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma sicura… si spara.</p>
<p>Il delitto di Morena è il numero ventisette dall’inizio dell’anno. Il sindaco Alemanno ha detto di essere “<em>molto preoccupato per i casi irrisolti</em>” (sono sette).</p>
<p>Crediamo che il sindaco dovrebbe porsi tante domande sulla sicurezza a Roma e sul perché, al centro (Campo de’ Fiori) o in periferia, si subiscano aggressioni, si rischi o addirittura si muoia. Dovrebbe, inoltre, chiedere conto ai massimi organi deputati alla sicurezza cosa stiano progettando per far in modo che episodi di violenza così gravi non si ripetano. Per quale ragione è diventato così facile girare per Roma armati, sparare e fuggire impunemente? Il sindaco non si chiede per quali motivi i poliziotti lamentino da mesi le pessime condizioni di lavoro e soprattutto denuncino il grave abbandono del controllo del territorio? Per quale motivo si devono attendere drammatici episodi per ricordarsi del diritto delle persone alla sicurezza?</p>
<p>Le finanziarie hanno palesemente sottratto moltissimo all’impianto sicurezza, ma la gestione del personale degli ultimi mesi, certamente discutibile, ha peggiorato la situazione. Commissariati ormai con organici ridicoli addirittura costretti a chiudere di notte perché non possono garantire la copertura dei servizi, un numero di autoradio esiguo per una Capitale europea, le indagini demandate quasi esclusivamente agli Uffici centrali e criteri della gestione delle risorse economiche accessorie discutibili, tutto questo rappresenta solo una parte dei quotidiani problemi della sicurezza a Roma.</p>
<p>A queste anomalie sopperisce solo l’abnegazione dei poliziotti che provvedono da soli persino alla pulizia dei locali in cui lavorano, spesso utilizzano i loro computer personali, si prestano a turni doppi e massacranti, rinunciando sovente ai riposi. Questa, naturalmente, è solo una piccola parte dei sacrifici a cui si sottopongono per poter svolgere il loro lavoro al servizio dei cittadini. Al contrario, quando c’è da gestire la sicurezza allo stadio e garantire il “<em>circo dei miliardari”</em>, che offre vetrine e agevola carriere, i poliziotti, strappati al controllo del territorio già deficitario e allontanati dalla tutela dei cittadini, naturalmente non mancano. In una situazione di estrema emergenza si continuano a salvaguardare gli interessi dei pochi: politici, ex politici, <em>miliardari pallonari </em>e altri privilegiati di questo Paese, sempre super scortati e protetti, a scapito di tutti. Aumentano i reati e diminuiscono le attività di prevenzione e conseguentemente anche quelle repressive, diminuiscono i tifosi allo stadio, ma aumentano i poliziotti, anche se si sostiene il contrario, mentre in città muore “soltanto qualcuno ….ogni tanto”.</p>
<p>Tranquilli! Ci diranno: “<em>Siamo bravi, a NEW YORK gli omicidi sono più numerosi!!</em>”</p>
<p>PARADOSSO: il Governo progetta di chiudere Prefetture e Questure, la Questura di</p>
<p>Roma sarà la prima?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ASSOCIAZIONE SINDACALE POLIZIOTTI INDIGNATI E LIBERI</em></p>
<p><em>SEGRETERIA NAZIONALE</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lettera a Babbo Natale degli Ispettori del Lavoro siciliani</title>
		<link>http://www.avvenimentiiblei.com/2010/12/25/lettera-a-babbo-natale-degli-ispettori-del-lavoro-siciliani/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 13:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[News Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Babbo Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Ispettori del Lavoro – Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Ispettori del Lavoro siciliani]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[Natale 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Babbo Natale, abbiamo deciso di scriverti per formularti le richieste che ci stanno particolarmente a cuore, anche se non siamo più tanto bambini. Ti avremmo voluto chiedere un mondo migliore, ma ci rendiamo conto che per realizzare questo desiderio sarebbe sufficiente che ci attivassimo noi, uomini e donne. Magari potresti suggerirci semplicemente come rimuovere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Caro Babbo Natale</strong>,<br />
abbiamo deciso di scriverti per formularti le richieste che ci stanno<br />
particolarmente a cuore, anche se non siamo più tanto bambini.<br />
Ti avremmo voluto chiedere un mondo migliore, ma ci rendiamo conto che<br />
per realizzare questo desiderio sarebbe sufficiente che ci attivassimo noi,<br />
uomini e donne. Magari potresti suggerirci semplicemente come rimuovere<br />
i rancori e le amarezze che condizionano quotidianamente le nostre scelte<br />
e, con lo spirito tipico dei bambini, farci ritrovare la gioia di tentare nuovi<br />
percorsi per creare condizioni di vita migliore per tutti.<br />
La vera ragione che ci ha spinto a scriverti è che noi ispettori del lavoro<br />
che operiamo in Sicilia, pur tentando ogni azione utile a rimuovere<br />
quell’ingiustizia che consiste nel mancato riconoscimento del nostro<br />
legittimo diritto di essere inquadrati nel ruolo che ci compete, continuiamo<br />
a scontarci con un muro di gomma fatto di indifferenza politica,<br />
incapacità di coordinamento da parte delle istituzioni e anche insofferenze<br />
sindacali. Pazienza ne abbiamo tanta, ma sono passati circa trent’anni<br />
da quando Mamma Regione ci ha adottati!<br />
Sicuramente ci farai notare che in fondo una retribuzione l’abbiamo, ma<br />
siamo convinti che non si vive di solo pane, ci vogliono anche le<br />
soddisfazioni, soprattutto in questo mondo dove chi può (amministratori<br />
pubblici, dirigenti, amici dei politici, consulenti esterni, membri dei consigli<br />
di amministrazione, professionisti, ecc.)destina le risorse pubbliche che è<br />
chiamato a gestire a proprio esclusivo vantaggio. D’altra parte già il buon<br />
Einstein, che di problemi se ne intendeva, disse: “i problemi non possono<br />
essere risolti dallo stesso atteggiamento mentale di chi li ha creati”.<br />
Ma andiamo al dunque. Se in fondo al tuo sacco di doni c’è ancora<br />
spazio, potresti metterci:<br />
 il profilo professionale,<br />
 una legge regionale di settore,<br />
 una indennità di qualifica adeguata alla professionalità richiesta<br />
dal ruolo ed al rischio a cui questo ruolo ci espone,<br />
 una copertura assicurativa che ci tuteli appunto dai rischi fisici e<br />
professionali,<br />
 una indennità d missione congrua e un rimborso kilometrico<br />
adeguato per l’utilizzo del mezzo proprio che ci viene richiesto<br />
Vorremmo proprio vedere quali risultati raggiungeremmo se non<br />
utilizzassimo la nostra auto privata! E quando parliamo di risultati<br />
includiamo la sicurezza negli ambienti di lavoro, l’emersione del lavoro<br />
nero, la tutela dei lavoratori dai soprusi dei datori di lavoro (gli<br />
imprenditori per intenderci).<br />
Non sono tante richieste, fanno tutte parte del famoso, ma purtroppo ormai<br />
desueto, giuoco della “dignità professionale”.<br />
D’altra parte sei rimasto la nostra unica speranza di ottenere questo<br />
“giuoco” a cui teniamo tanto, visto che i nostri amministratori pubblici, i<br />
sindacati ed i dirigenti, pare siano incapaci di portare a termine questa<br />
impresa.<br />
Ci sembra di sentirla quella tua grassa risata rassicurante e confidiamo<br />
nell’effetto sui soggetti che potranno fare qualcosa per risolvere questa<br />
annosa questione. Chissà che non tocchi la loro coscienza e faccia emergere<br />
l’animo che caratterizza gli “uomini di buona volontà” avvezzi a risolverli<br />
i problemi, non a crearli.<br />
Natale 2010<br />
<em> Con affetto</em><br />
<strong> Comitato Ispettori del Lavoro – Sicilia</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ma i led sono pericolosi? Lettera in Redazione</title>
		<link>http://www.avvenimentiiblei.com/2010/12/03/ma-i-led-sono-pericolosi-lettera-in-redazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 18:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[assessore all’Ambiente della Regione Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[dott. Ciriani]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità Francese]]></category>
		<category><![CDATA[LED]]></category>
		<category><![CDATA[lettere in redazione]]></category>
		<category><![CDATA[M.Sc. BASIGLIO-RIBAUDO Ettore Guido]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;estratto della relazione che l&#8217;autore ha eseguito per conto del dott. Ciriani, assessore all’Ambiente della Regione Friuli Venezia Giulia, in merito alla pericolosità dei Led sulla salute pubblica, a seguito di ricerca svolta dall’Istituto Superiore di Sanità Francese, e che ci è stata inviata in Redazione. I principali fattori di rischio emersi sono l’elevata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo l&#8217;estratto della relazione che l&#8217;autore ha eseguito per conto del dott. Ciriani, assessore all’Ambiente della Regione Friuli Venezia Giulia, in merito alla pericolosità dei Led sulla salute pubblica, a seguito di ricerca svolta dall’Istituto Superiore di Sanità Francese, e che ci è stata inviata in Redazione.</p>
<p>I principali fattori di rischio emersi sono l’elevata presenza di componente blu nello spettro delle lampade a LED usate per illuminazione e l’elevata luminanza che può produrre abbagliamento. Riguardo alla componente blu è stato appurato che il livello di rischio dipende dalla dose cumulata di luce alla quale la persona è esposta. Questo significa che non esiste una dose minima tollerabile e che l’effetto negativo è particolarmente evidente nei soggetti sensibili (bambini, persone fotosensibili, persone esposte per lunghi periodi ad illuminazione a LED). Si è riscontrata una particolare tossicità per le cellule della retina che subiscono un vistoso stress ossidativo in presenza di componente blu. Per queste ragioni l’ANSES consiglia di:</p>
<p>    •    evitare l’uso dei LED a luce fredda in luoghi frequentati dai bambini e negli oggetti da loro utilizzati (per esempio i giocattoli);<br />
    •    informare i pazienti con particolari malattie o che utilizzano farmaci che aumentano la fotosensibilità, sui rischi dell’esposizione alla luce con componente blu;<br />
    •    realizzare appropriati dispositivi di sicurezza per i lavoratori che sono esposti per lunghi periodi ad illuminazione a LED.</p>
<p>Per la luminanza ed il rischio di abbagliamento, si è visto che singole sorgenti LED possono superare anche di 1000 volte la soglia di comfort visivo sia a causa dell’errato design dei corpi illuminanti che per l’eccessiva direzionalità degli stessi. E’ quindi necessario realizzare lampade LED dal design (dal punto di vista della performance ottica) migliore e con caratteristiche ottiche in grado di rendere più diffusa la luce prodotta.<br />
Inoltre sono stati eseguiti studi basandosi sullo Standard Europeo per la Sicurezza Fotobiologica (NF EN 62471) che considera tutti i rischi (termici e fotochimici) che possono riguardare l’occhio esposto ad una radiazione luminosa. Secondo questo standard, esistono 4 classi di rischio (nullo, basso, moderato ed elevato). E’ stata evidenziata la presenza sul mercato di dispositivi a LED con un fattore di rischio superiore ad alcuni dispositivi tradizionali ancora in commercio. Per questi l’ANSES raccomanda che vengano tolti dal mercato e che rimangano a disposizione soltanto per uso professionale o medico. A causa della scarsità delle informazioni e della confusione riguardante i sistemi LED presenti sul mercato, l’ANSES suggerisce la realizzazione di sistemi di controllo della qualità ed etichettatura che assicurino la qualità e la sicurezza del prodotto per l’utente finale. In particolare, secondo l’ANSES, risulta necessario realizzare un’etichetta chiara che riporti tutte le caratteristiche tecniche, la classe di rischio fotobiologico ed ogni altro potenziale rischio per la salute, riguardo ai LED e ad ogni altra fonte di illuminazione.<br />
Grazie a questo lavoro, l’ANSES ha iniziato a colmare un vuoto informativo del quale, finora, hanno approfittato venditori senza scrupoli per promuovere dei prodotti di scarsa qualità e pericolosi per la salute. La strada del LED per illuminazione pubblica sembra ben avviata ma è necessario correggere il tiro e tornare con i piedi per terra, non facendosi trascinare dai falsi entusiasmi ma analizzando in maniera obiettiva le reali possibilità che la tecnologia offre. L’ANSES conclude il lavoro suggerendo una serie di tematiche di studio che dovrebbero essere sviluppate per comprendere al meglio la tecnologia LED e i suoi impatti. Grazie a lavori di questo tipo, anche la ricerca tecnologica potrà svilupparsi nella giusta direzione, correggendo quei problemi che oggi rendono gran parte dei LED per illuminazione pubblica pericolosi per la salute e per l’ambiente e quindi altamente sconsigliabili.<br />
Inoltre non dimentichiamoci che nei Led sono contenuti circuiti elettronici che emettono onde elettromagnetiche.</p>
<p>M.Sc. BASIGLIO-RIBAUDO Ettore Guido</p>
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		<title>Lettere al direttore: No alla violenza dei rifiuti! Interviene Roberto Cavallo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 15:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta assistiamo impotenti alla violenza dei rifiuti. Molti di noi sentono dentro il tipico ribollire di chi pensa di avere la o le soluzioni. Molti di noi non capiscono e non possono capirne il perché. Allora mi limito ad una considerazione: i grandi impianti inducono violenza, la raccolta differenziata confronto positivo, la riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta assistiamo impotenti alla violenza dei rifiuti.<br />
Molti di noi sentono dentro il tipico ribollire di chi pensa di avere la o le soluzioni.<br />
Molti di noi non capiscono e non possono capirne il perché.<br />
Allora mi limito ad una considerazione: i grandi impianti inducono violenza, la raccolta differenziata confronto positivo, la riduzione dei rifiuti addirittura armonia!<br />
Così mentre a Terzigno ci si prende a botte, nelle stesse ore, in altre Citta&#8217; d&#8217;Italia, le amministrazioni incontrano centinaia di cittadini, che escono di casa per partecipare ad assemblee nelle quali viene spiegato come mantenere correttamente separati gli scarti quotidiani.<br />
È quello che accade a Saluzzo e Savigliano, a La Spezia o Gela, solo per citare tre esempi.<br />
Sì, perché la raccolta differenziata, se fatta bene, magari direttamente sotto casa, con il cosiddetto porta a porta, costa qualche sacrificio, tipico di tutte quelle cose che richiedono un minimo di attenzione ed organizzazione, però di contro crea posti di lavoro per chi raccoglie e chi ricicla, dà un senso di ordine e pulizia, induce un comune senso civico: e la gente lo sa! Più dei loro stessi amministratori; i campani lo sanno; i napoletani lo sanno.<br />
La raccolta differenziata è di tutti, non di pochi, come invece una discarica o un grande impianto.<br />
La raccolta differenziata è una grande occasione di riscatto collettivo.<br />
È per questo che la gente partecipa.<br />
E poi, una volta organizzata bene la raccolta differenziata, la gente pretende di andare oltre.<br />
Così comuni come Dogliani, Castagnole delle Lanze o Capannori o Novara o Salerno si impegnano per la riduzione dei rifiuti.<br />
E su questo tema scattano valori come l&#8217;armonia, la solidarietà, il rispetto. Valori che non sono solo stampati su pagine di libri nascosti in qualche biblioteca, ma sono reali e in continua espansione.<br />
Anche a Napoli i rifiuti hanno un altro volto, un altro valore che non sia quello della violenza, della protesta da un lato e dell&#8217;imposizione per decreti dall&#8217;altra. I rifiuti a Napoli hanno il volto dell&#8217;associazione Bidonville che ha dato vita alla rete dell&#8217;usato, che riunisce più di 4000 operatori della riparazione e del riuso in tutta Italia, hanno il volto della creatività dei Capone Bungt Bangt, che insegnano ai ragazzi, come un rifiuto possa diventare uno strumento musicale e ci fanno ballare.<br />
Promuovere la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti significa creare posti di lavoro, con un rapporto di circa 7 a 1 rispetto allo smaltimento in discarica di una stessa quantità di immondizia: e con questi dati, in questo periodo di crisi, non ci sarebbe nessuna protesta!</p>
<p><em>Roberto CAVALLO</em><br />
Presidente ERICA (www.cooperica.it)<br />
Presidente AICA (www.envi.info)<br />
Consigliere ACR+ (www.acrplus.org)</p>
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		<title>Ragusa: &#8220;Questa provincia non è babba&#8221;, lettera aperta dell&#8217;Idv ibleo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 21:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[« Questa Provincia non è la Provincia “babba” ma come sosteniamo da anni è la Provincia “furba” ed un realtà magmatica il cui “fuoco” è presente sotto la “cenere”. Recentemente l’Associazione Libera, a seguito delle dichiarazioni dell’on.le Speziale del Pd che aveva pontificato che la “mafia non esiste a Ragusa” aveva invece denunciato coraggiosamente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>« Questa Provincia  non è la Provincia “babba” ma come sosteniamo da anni è la Provincia “furba” ed un realtà magmatica il cui “fuoco” è presente sotto la “cenere”. Recentemente l’Associazione Libera, a seguito delle dichiarazioni dell’on.le Speziale del Pd che aveva pontificato che la “mafia non esiste a Ragusa”  aveva invece denunciato coraggiosamente che in provincia di Ragusa non esiste la mafia tradizionale ma esistono “livelli di illegalità e incrostazioni mafiose non indifferenti”. La mafia è come un serpente che quando pensi di averla presa è già strisciata via e ti lascia lì solo la “pelle”. E’ la cultura mafiosa che si permea nei gangli delle Istituzioni e della società che inquina e che “uccide” . Non si uccide solo con la lupara ma si uccide quando si utilizzano le Istituzioni per perseguire interessi particolari, si uccide quando si delegittimano i “dissenzienti” e chi persegue, nelle Istituzioni, l’interesse generale, si uccide quando le opere pubbliche finanziate ed appaltate per essere completate hanno necessità di “integrazione”, si “uccide” quando dopo averle completate le opere pubbliche non funzionano, si uccide quando il  patrimonio pubblico, dal territorio al paesaggio ai beni storici e architettonici, viene subordinato agli interessi privati, si uccide quando i contributi per lo sviluppo delle comunità vengono “dirottati” a riempire le tasche dei furbi, si uccide quando le “norme” che dovrebbero regolamentare il territorio li fanno chi sul territorio vuole speculare, si uccide quando l’accesso, le assunzioni  e l’uso delle Istituzioni viene riservato agli amici e alle consorterie politiche, si uccide quando prevale l’indifferenza sul dovere, la complicità sull’onestà. In questa Provincia  nessuno ha posto attenzione al contenuto di certe intercettazioni emerse nell’inchiesta Nazionale sui grandi appalti allorquando un imputato eccellente dice al costruttore di “investire a Ragusa”. Ed è un fatto grave che la “politica” sia stata assente o sarebbe meglio dire “latitante” dinanzi alla recente inchiesta della Guardia di Finanza  che ha riguardato presunte truffe su contributi Comunitari e possibili interessi economici di mafiosi del rango di Matteo Messina Denaro. Oggi in Provincia abbiamo concrete possibilità di avere uno sviluppo nella legalità. Si avverte un vento di speranza nelle Procure della Repubblica di Ragusa e Modica e si avverte, malgrado i mezzi limitati, una intensa attività delle Forze dell’Ordine ed in modo particolare nel nuovo Comando della Guardia di Finanza. Si sta cercando di penetrare nel mondo “magmatico” dei colletti bianchi e la politica e le Istituzioni politiche hanno l’obbligo e il dovere, ovviamente con tutte le cautele che le garanzie previste in uno Stato di diritto prevedono per i processi, intanto di dichiarare, come Italia dei Valori con questo comunicato intende fare, il pieno compiacimento e sostegno per l’impegno, il servizio ed anche per il “messaggio nuovo” che la Guardia di Finanza, il suo Comandante, le forze dell’Ordine e la Magistratura stanno offrendo a questa magmatica Provincia dando loro la totale e piena fiducia ed andare fino in fondo !!! ».</p>
<p><em>Per il Coordinamento Provinciale  IDV Ragusa Giovanni Iacono</em></p>
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		<title>Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 00:46:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lettera in Redazione: &#8220;Il contesto e l’invaso di Santa Rosalia è uno dei luoghi più belli nel paesaggio ragusano, è un sito di interesse comunitario (SIC) ed è il fulcro centrale del progetto PIT, quattro città e un parco per vivere gli Iblei. Un luogo dove la natura è particolarmente generosa e rappresentativa delle particolarità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lettera in Redazione:</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><a title="Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia by Avvenimenti Iblei Magazine, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/avvenimentiiblei_magazine/4501585602/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2683/4501585602_1a7e3258ea_m.jpg" alt="Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia" hspace="4" width="240" height="180" align="left" /></a> &#8220;Il contesto e l’invaso di Santa Rosalia è uno dei  luoghi più belli nel paesaggio ragusano, è un sito di interesse comunitario (SIC) ed è il fulcro centrale del progetto PIT, quattro città e un parco per vivere gli Iblei. Un luogo dove la natura è particolarmente generosa e rappresentativa delle particolarità del paesaggio ragusano ormai celebre in tutta Italia ed Europa. Purtroppo come spesso accade nella nostra realtà locale, luoghi così belli sono paradossalmente abbandonati a se stessi e non curati in maniera adeguata. <a title="Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia by Avvenimenti Iblei Magazine, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/avvenimentiiblei_magazine/4500952369/"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4040/4500952369_b935dc147b_m.jpg" alt="Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia" hspace="4" width="240" height="180" align="right" /></a> L’esempio per eccellenza è rappresentato proprio dall’invaso che oggi è luogo frequentatissimo di turisti, famiglie locali, giovani,  dilettanti ed agonisti della pesca a carattere nazionale, gruppi ciclistici amatoriali. Inoltre attorno all’invaso insistono numerosi BeB oltre ad associazioni di canottaggio. Insomma ci potrebbero essere tutti i presupposti affinché questo luogo possa essere maggiormente fruito e motivo di interesse e di attrattiva per il turismo locale e non. Invece quello che ci sentiamo in dovere di denunciare è il totale abbandono, rispetto alla pulizia, alla manutenzione stradale e alle piccole infrastrutture indispensabili per una maggiore fruibilità del luogo come ad esempio: Cestini per la raccolta dei rifiuti, Acqua potabile, bagni pubblici, panche, tavoli, griglie, ecc..<br />
<a title="Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia by Avvenimenti Iblei Magazine, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/avvenimentiiblei_magazine/4501585862/"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4048/4501585862_3b5f8040da_m.jpg" alt="Ragusa: S.O.S invaso di Santa Rosalia" hspace="4" width="240" height="180" align="left" /></a> In tal senso lanciamo un allarme circa lo stato in cui versa il sito attraverso delle foto che rappresentano la sporcizia e l’inciviltà che subisce durante le scampagnate di alcuni cittadini durante il fine settimana.<br />
Si sarebbe dovuto  intervenire prima di questo weekend di Pasqua che avrà la presenza di un numero straordinario di persone, predisporre anche una buona organizzazione per eventuali soccorsi e soprattutto per una pulizia ambientale adeguata e invece niente. Ancora una volta il rischio concreto è quello di vedere centinai di sacchetti, bottiglie e tanto altro disseminati lungo l’argine o peggio nello specchio d’acqua.<br />
Crediamo che questo patrimonio naturalistico se opportunamente curato e attrezzato potrebbe rappresentare un ulteriore richiamo per i cittadini locali e per tanti turisti che hanno desiderio di godere del piacere della nostra incomparabile natura e del nostro splendido paesaggio. Si potrebbero  creare tante nuove opportunità di lavoro, tutto questo semplicemente valorizzando e migliorando  quello che già abbiamo. In questo Sito di Interesse Comunitario abbiamo già proposto negli anni scorsi prima al Comune di Ragusa (nel 2005 con apposita conferenza stampa all’Hotel Montreal con la presentazione cartografica dell’idea progettuale) e poi alla Provincia Regionale (2007) un progetto di valorizzazione che prevede fattorie didattiche, orti botanici, piste ciclabili, itinerari enogastronomici, ecc. La Provincia Regionale ha già affidato il progetto e vigileremo affinchè sia realizzato. Nel frattempo è necessario affidare ad Associazioni o Cooperative la gestione di servizi per bambini, diversamente abili e cittadini in genere oltre ovviamente alla pulizia costante e all’educazione civica di chi usufruisce del patrimonio naturalistico collettivo. ITALIA dei VALORI continuerà nei prossimi giorni, in tutte le sedi opportune, il proprio impegno costante anche in questa direzione&#8221;.</p>
<p>Ragusa li 02 aprile 2010</p>
<p>I Gruppi Consiliari IdV alla Provincia Regionale, al Comune di Ragusa, alle Circoscrizioni Ragusa Centro, Sud, Marina di Ragusa</p>
<p>Giovanni Iacono  S.re Martorana    Gianluca Salonia      Antoci Fabio   Garofalo Salvo       Rosetta Giuseppe</p>
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		<title>Si riunisce la squadra di Ultimo</title>
		<link>http://www.avvenimentiiblei.com/2009/10/15/si-riunisce-la-squadra-di-ultimo/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 21:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera all&#8217;Arma: &#8220;Lo scortiamo noi&#8221; &#8220;Non abbandoneremo il nostro comandante e saremo noi, nel tempo libero, a fargli la scorta&#8221;. In campo ora scendono loro, quelli che hanno lavorato con lui, quelli che con lui hanno combattuto Cosa Nostra. Dopo che a Capitano Ultimo è stata tolta la scorta per difendersi dalla Mafia che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>Lettera all&#8217;Arma: &#8220;Lo scortiamo noi&#8221;</b></p>
<p>&#8220;Non abbandoneremo il nostro comandante e saremo noi, nel tempo libero, a fargli la scorta&#8221;. In campo ora scendono loro, quelli che hanno lavorato con lui, quelli che con lui hanno combattuto Cosa Nostra. Dopo che a Capitano Ultimo è stata tolta la scorta per difendersi dalla Mafia che lo ha condannato a morte ora sono i suoi uomini a volerlo difendere. Li chiamavano quella &#8220;sporca dozzina&#8221; perché negli anni più cruenti della lotta alla Mafia fecero sognare l&#8217;Italia, arrestando decine di latitanti mafiosi, rischiando la vita e infiltrandosi tra uomini d&#8217;onore e facendo parlare i pentiti.<br />
E per difendere Ultimo scelgono di rompere il silenzio che l&#8217;Arma richiede. Ma dopo gli attacchi di Giorgio Bocca dalle pagine dell&#8217;Espresso e di Santoro dalla trasmissione Annozero alla Benemerita, la misura pare essere colma. E così, per non lasciare solo il loro comandante, i carabinieri del Crimor (il reparto dei Ros creato agli inizi degli anni &#8217;90), si sono sentiti al telefono, si sono visti, hanno parlato e deciso di darsi il cambio nel tempo libero a tutela del colonnello Sergio De Caprio.<br />
<span id="more-391"></span><br />
Per fare questo, per non andare contro il regolamento dell&#8217;Arma, prima hanno deciso di rivolgersi al loro Comando Generale con una lettera, per essere formalmente autorizzati. Non vogliono il pagamento di straordinari, non chiedono indennità o trasferte. Vogliono solo essere dove ritengono ci sia bisogno. Intanto nelle bacheche di numerose caserme di tutta Italia il testo della lettera è già stato affisso.</p>
<p><b><i>Ecco il testo della lettera</i></b></p>
<p>Noi siamo quelli che un tempo ci chiamavamo CRIMOR, gli uomini dell’uomo che si chiamò Ultimo, quelli che oggi vengono accusati ed offesi. Il nostro Comandante viene colpito alle spalle da basse insinuazioni e viene privato della scorta, in un Paese dove la scorta viene concessa, come status symbol, anche a chi cannibalizza il Paese.</p>
<p>Noi ci offriamo, tutti noi, in congedo o in servizio, per scortare e difendere il nostro Comandante dalle insidie della Mafia. Una Mafia che arringa, tiene banco e spiega la storia, utilizzando come uditorio spettacoli televisivi grondanti falsità ed odio nei confronti di chi ha sofferto e combattuto.</p>
<p>Noi ascoltiamo e dentro cresce la rabbia, la stessa con cui abbiamo combattuto i nemici della Patria. Ma quelli erano più onesti, utilizzavano armi convenzionali e finivano in galera, non nelle trasmissioni… E chi ha vestito una divisa, e poi una toga ed ora siede tra i banchi del potere non può parlare senza cognizione di causa e condividere ciò che propagano certe persone con doppi fini.</p>
<p>Noi abbiamo combattuto per tutti, loro invece sembra che combattano solo per sé stessi, per la loro crescita in potere e ricchezza.</p>
<p>Noi abbiamo il cuore a pezzi ed ogni falsità, ogni celebrazione del male allarga la ferita, ma siamo qui, nell’ombra dell’uomo che ha camminato, sempre, verso la luce della legalità e della salvaguardia dello Stato.<br />
Quel che resta del gruppo di Capitano Ultimo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;. da Trezzano a Noto l’insostenibilità delle scelte non etiche</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 23:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento di Vincenzo Belfiore, Legambiente « &#8230;.. In relazione alla notizia riportata da un noto quotidiano qualche giorno addietro a firma di Tony Zermo e cioè che alcuni hotel siciliani in particolare alcuni del nostro litorale utilizzano prodotti alimentari importati dalla Lombardia, non ci farebbe alcuna impressione se ciò fosse avvenuto alla metà dell&#8217; 800 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Intervento di Vincenzo Belfiore, Legambiente</i></p>
<p>« &#8230;.. In relazione alla notizia riportata da un noto quotidiano qualche giorno addietro a firma di Tony Zermo e cioè che alcuni hotel siciliani in particolare alcuni del nostro litorale utilizzano prodotti alimentari importati dalla Lombardia, non ci farebbe alcuna impressione se ciò fosse avvenuto alla metà dell&#8217; 800 quando, magari sono in pochi a saperlo, Trezzano sul Naviglio, il comune lombardo, dal quale partono i rifornimenti di viveri oggi al centro dell&#8217;attenzione, fu feudo della famiglia netina dei Landolina possesso derivato dai Pons de Leon come ancora oggi evidente nello stemma del comune lombardo dove campeggiano i tre gigli d&#8217;argento su sfondo nero emblema dell&#8217;antichissima famiglia di origine normanna dei Landolina che a Noto fece dimora ricoprendo le più importanti cariche tra cui proprio alla metà dell&#8217;800 quello ricoperto da Pietro Landolina marchese di Trezzano e di S. Alfano (Noto presso Canicattini) di primo intendente del Valle minore di Noto ovvero rappresentante del governo delle Due Sicilie per le attuali provincie di Siracusa e Ragusa. Ma nel 2009 il modello proposto da questi hotel è l&#8217;antitesi del modello di sviluppo che Legambiente si è proposto di premiare per il territorio di Noto e del sud-est con le 5 vele e non solo, che basato sulle produzioni di qualità, incalcolabile il numero di produzioni DOP DOC IGP del nostro territorio  olio vino pomodori ortaggi ma anche carni pregiate e pescato, un modello basato sulla valorizzazione delle nostre risorse naturali, culturali ma anche gastronomiche. Oggi ci sentiamo di dire, non essere soltanto il modello di sviluppo indicato da Legambiente, ormai consapevolmente indicato non solo dalla classe politica ma anche dalla volontà di chi opera nel settore e i cui risultati nonostante la crisi vedono comunque il nostro territorio la cui offerta turistica è basata essenzialmente patrimonio naturale e culturale di qualità (unesco, riserve, aree marine, 5 vele etc) sostanzialmente reggere, non arretrando come in tutta Italia, ma addirittura con settori in crescita.<br />
<span id="more-220"></span><br />
Pensare che i clienti di questa catena alberghiera non meritino il riguardo di utilizzare prodotti locali privilegiando alla faccia della sostenibilità un trasporto di 2000 km al giorno nel momento in cui finalmente anche nel nostro territorio si sono avviate esperienze straordinarie ora definitive come i cosiddetti &#8220;mercati del contadino&#8221; o &#8220;chilometro zero&#8221; (a Noto ogni sabato) in cui si incentiva l&#8217;incontro tra produzione locale e consumo locale con un risparmio per i consumatori un guadagno per i produttori e aspetto non secondario un minore impatto ambientale dovuto all&#8217;assenza di trasporto.</p>
<p>Questo deve farci riflettere come cittadini ma anche come amministratori su quello che questo esempio, in cui le logiche economiche prevalgono sulle scelte di sviluppo sostenibile ed etico, può rappresentare ogni qualvolta che si presenta davanti una nuova richiesta di mega villaggi e di grandi impianti dell&#8217;industria turistica i quali rischiano soltanto di consumare pezzi di territorio così come l&#8217;hotel in questione che sorge su quello che era uno dei più bei promontori del Golfo di Noto e lasciandoci solo problemi dello smaltimento dei loro rifiuti con  modestissimi  ritorni sull&#8217;economia locale.<br />
Il  modello privilegiato da noi è invece basato su un turismo diffuso, tante tantissime strutture nate recuperando il patrimonio edilizio esistente in cui il cliente interagisce e vive nel territorio e in cui le strutture vivono con i prodotti del territorio.</p>
<p>La scelta di queste catene di hotel sarà pure legittima dal punto di vista economico ma non può che suonare come un&#8217;offesa alle centinaia di produttori non solo del nostro territorio di Noto ma anche dell&#8217;intero comprensorio di Pachino Rosolini Modica Siracusa che si ostinano tra 1000 difficoltà a produrre quei frutti della terra che ci hanno resi famosi in Italia e nel mondo, una scelta che ci sentiamo di disincentivare in maniera netta ad esempio non concedendo loro le agevolazioni previste per le aziende che privilegiano la sostenibilità ambientale, cioè tutte quelle strutture ricettive, che anche loro tra 1000 difficoltà, si ostinano a servire per i propri clienti i migliori prodotti del nostro territorio che della qualità hanno fatto una bandiera e che per fortuna sono ancora tante&#8230;. »</p>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>Vincenzo Belfiore<br />
Noto 12 luglio 2009</p>
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