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Vertenza Marconi-Ericsson.. ovvero: come ti svendo la ricerca

di Rossella Smiraglia

marconi-ericsson ROMA – Continuano gli scioperi dei dipendenti Ericsson-Marconi, di tutte le sedi in Italia, dopo la decisione dell’azienda di chiudere il sito di Roma dove si fa ricerca e sviluppo(R&D).
Alla manifestazione del primo aprile, davanti ai cancelli della sede romana, i lavoratori si sono presentati in giacca e cravatta, con al collo cartelli del tipo : “VENDESI INGEGNERE PER LO SVILUPPO TECNICO”,”VENDESI INGEGNERE TUTTOFARE”, VENDESI 25ANNI DI EPERIENZA: SCADUTO”. Una parte di loro è poi andata alla conferenza stampa, presso la facoltà di ingegneria in San Pietro in Vincoli.
I promotori della conferenza sono stati i professori delle Universita’ La Sapienza,Tor Vergata e RomaTre che, preoccupati e sconcertati dalla decisione del gruppo Ericsson di chiudere la R&D a Roma, hanno lanciato un appello a studenti e professori affinché “le istituzioni si impegnino a non far smatellare questo laboratorio di ricerca, come segnale emblematico di una scelta chiara e netta per il rilancio del tessuto produttivo e del territorio basato sulla filiera ricerca, trasferimento tecnologico e innovazione come fattori di competitività”.
Durante la conferenza stampa, il primo a prendere la parola è stato il prof. Gianni Orlandi che ha spiegato come “dalla metà degli anni ’80 ad oggi i finanziamenti sono stati ridotti, a dimostrazione della scarsa attenzione di un Paese, come l’Italia, esposto alla competizione di colossi come la Cina o l’India, che hanno anche il vantaggio di lavoro a basso costo, e che non possedendo risorse naturali: si dovrebbe valorizzare la risorsa intellettuale per produrre conoscenza, fare innovazione”.
«Nel caso della collaborazione tra l’Università e la Ericsson siamo davanti non solo ad una occasione di lavoro per i nostri laureati presso un centro di ricerca avanzatissimo, ma anche per la produzione di brevetti Ericsson che hanno determinato un cambiamento continuo nel mondo delle telecomunicazioni. La decisione della azienda ci ha sorpresi molto – continua il professor Orlandi – per due motivi: primo perché il settore delle telecomunicazioni è un settore trainante in questa regione; secondo perché con Ericsson se ne va l’ultimo pezzo pregiato di ricerca nella nostra città e nella nostra regione, e tale decisione avrà una pesante ricaduta non solo sui 300 dipendenti, ma determinerà un ulteriore fuga di cervelli, di quei talenti che le nostre università contribuiscono a formare che rappresentano il futuro».
marconi-ericsson1 «Nel tempo abbiamo perso altri rami di ricerca, come ad esempio, quello farmaceutico, per cui le multinazionali hanno lasciato qui solo il ramo commerciale – afferma con forza Orlandi – e il problema riguarda quindi tutti noi e per questo dobbiamo richiamare alle proprie responsabilità innanzitutto la regione che, dalla modifica dell’articolo 5 della Costituzione, ha ricevuto la delega in materia di ricerca. L’attenzione politica deve mirare ad attirare le aziende a investire in ricerca nella nostra regione, a farle ritornare nella nostra città. Abbiamo ritenuto doveroso mobilitarci come università perché sappiamo che la ricerca senza le aziende è monca. Occorre,insomma, che le istituzioni si impegnino per affermare un più saldo ancoraggio delle attività delle grandi imprese al territorio».
«La logica del profitto guida scelte di delocalizzazione del lavoro perdendo centri di eccellenza, senza tener conto della vita delle persone che ci lavorano e anche per gli ingeneri, un tempo elite, si profila un futuro di precariato» – dichiara Angelo, rappresentante del collettivo della Facoltà di ingegneria.
L’intervento di Massimo Vattani ha invece sottoposto all’ assemblea una proposta per l’azienda: “non chiudere la R&D ma includere Roma nelle attività per le quali il centro di Roma ha sviluppato notevoli competenze”.
«Improvvisamente dopo circa 15 anni, dopo anni di bravura – racconta un dipendente Ericsson laureato a La Sapienza – mi ritrovo qui con un cartello al collo a fare striscioni. Quello che sta accadendo oggi è inaspettato e nuovo, perchè le cessioni fatte da Ericsson in precedenza riguardavano attività collaterali, oggi la società dismette un attività core: questo è un atto di rinuncia».
La sindacalista Roberta Turi nel tirare le somme della conferenza stampa ha evidenziato come i manager siano assenti e che alle richieste dei sindacati l’amministratore delegato, Cesare Avenia, ha assicurato che per la fine di Aprile verrà comunicato il piano per i lavoratori:
“E’ necessario di andare avanti senza scoraggiarsi e rimanendo uniti perché il problema che oggi riguarda 300 lavoratori domani potrebbe toccare le altre sedi di Ericsson”.

marconi-ericsson.butini Dal giorno dell’annuncio della chiusura (ndr. 7 marzo 2008) solo a fine Marzo i dipendenti hanno ricevuto una mail dal responsabile della R&D in Italia, Alessandro Pane, in cui si dice “consapevole dello stato di frustrazione in cui sono loro e le loro famiglie, assicurando che sono al lavoro per comunicargli al più presto le proposte di reimpiego, e nel frattempo gli viene comunicato chi deve trasferire le competenze e chi le riceverà”.

«Vorremmo rivolgere ai dirigenti Ericsson una domanda – dice il prof. Silvello Betti, dell’università di Tor Vergata – come mai l’azienda decide di chiudere un centro di eccellenza delle telecomunicazioni in un momento in cui si cominciano a vedere investimenti nel settore da parte Telecom suo principale cliente? E’ strano che, proprio nel momento in cui la nuova dirigenza Telecom mette a posto l’assetto finanziario per riorganizzare la rete, la Ericsson decide di smantellare un centro di R&D in una fase in cui non c’è una reale riduzione dei fatturati. Come si pone l’azienda rispetto a questi dati? E, altra questione importante, è su come si pone la Regione quale politica industriale si intende seguire, decidere cioè se le telecomunicazioni non sono più un settore strategico per il Lazio, o deve creare un contesto che favorisca gli investimenti».

marconi-ericsson2jpg Alla fine della conferenza stampa sono tutti sono concordi: continuare a lottare affinché la RICERCA E SVILUPPO non muoia né nel Lazio né in Italia, Paese troppo famoso per i suoi illustri emigranti!

Il blog dei dipendenti Marconi-Ericsson:
http://eran300.blogspot.com

(foto per gentile concessione di Silvio Landi)