Dialoghi

«Dialogo e Rispetto: Unico strumento per la Convivenza Pacifica tra i Popoli».
Intervista a Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma.

di Rossella Smiraglia

sinagoga di roma Il 27 gennaio di quest’anno si è celebrato, come ogni anno, il giorno della Memoria, dedicato a ricordare quelli che colpevoli solo di essere Ebrei hanno perso la vita nei campi di sterminio: uomini, donne e bambini.
Un genocidio che la storia condanna ma che ancora non comprende fino in fondo, visto che ciò non basta a cancellare il sentimento antiebraico che a varie riprese si manifesta con maggiore forza.
Per comprende meglio come la nuova ondata di antisemitismo viene vissuta dalla comunità ebraica abbiamo intervistato il rabbino capo di Roma, prof. Riccardo Di Segni, rappresentante religioso della Comunità Ebraica a Roma, la più antica e più numerosa in Italia.
Abbiamo chiesto al Rabbino di illustrarci brevemente come sono organizzate le comunità nel nostro Paese.
«Le Comunità sono regolate da una legge del 1930 – ci spiega – e sono organizzate secondo le leggi e le tradizioni ebraiche al fine di soddisfare innanzitutto le esigenze religiose, ma anche associative, culturali e sociali. Le comunità ebraiche sono presenti in quasi tutte le regioni italiane, tranne l’Italia meridionale (a parte Napoli) dove nel 1492 fu cancellata quasi completamente dal re di Spagna».
Proprio in questi giorni la Comunità è in piena campagna elettorale per l’elezione dei membri del consiglio che, a sua volta, nomina la giunta e il presidente; il Rabbino Capo ha funzione di magistero e a Roma il suo ruolo ha valore non solo simbolico ma anche politico.

rabbino di segni D.: Lei è la guida spirituale della comunità, ci può illustrare il Suo ruolo di Rabbino Capo in un momento come quello attuale in cui stiamo assistendo a una nuova ondata di antisemitismo?
R.: Ritengo che in realtà non siamo di fronte ad una nuova ondata di antisemitismo. Tuttavia riaffiora di tanto in tanto un sentimento latente di odio nei confronti del Popolo ebraico. Proprio oggi (4 marzo, ndr.) mi è arrivata una lettera firmata in cui si accusano gli ebrei di negare le stragi nei confronti dei palestinesi, e di dominare il mondo secondo i più triti canoni della propaganda antisemita. Dinanzi ad un tale delirio rimango stupito, non so cosa rispondere.

D.: Ci si chiede il perché di un tale accanimento…
R.: Questa è una domanda radicale. Semplificando si può dire che gli Ebrei rappresentano da sempre ciò che è diverso nella società. E la diversità genera ostilità.

D.: E’ a conoscenza di un sito internet in cui si sostiene che questa nuova ondata di antisemitismo è voluta dal mondo islamico che vede come nemici tutti gli “infedeli” e che vuole diffondere (imporre) la propria religione al mondo occidentale?
R.: No, non ne sono a conoscenza. Ma sono del parere che non ci sia un’unica regia dietro l’antisemitismo degli ultimi mesi, ma che esso abbia origini diverse e che mirano sostanzialmente alla delegittimazione dello Stato di Israele.

D.: Dopo la pubblicazione della nuova preghiera del Venerdì Santo voluta da Papa Ratzinger, Lei ha dichiarato che il dialogo con la Chiesa Cattolica è tornato indietro di 43 anni. Ci sono stati dei chiarimenti in merito con la Santa Sede?
R.: Insieme con l’assemblea dei Rabbini Italiani ci siamo presi una pausa di riflessione. Il punto da chiarire è questo: dire che la conversione al cattolicesimo è il dono d’amore più grande che si possa ricevere è per noi inaccettabile perché è un modo di negare la nostra identità. E’ come se, per fare un esempio banale, costringessi tutti a mangiare il cibo che io preferisco. Ci sono comunque dei canali di comunicazione che restano aperti al dialogo.

D.: Con Papa Giovanni Paolo II c’era una maggiore apertura, portava avanti l’ecumenismo, il riconoscimento pieno di tutte le religioni…
R.: Aveva un diverso modo di comunicare rispetto a Papa BenedettoXVI, aveva capito che per poter aprire un dialogo non doveva usare parole che potessero dispiacere, ma il messaggio era lo stesso: l’auspicio che tutte le religioni potessero un giorno confluire in quella cattolica.

D.: In diverse occasioni ha avuto parole forti nei confronti di Benedetto XVI. Mi riferisco ai commenti sulla visita ad Auswitz per la mancata condanna dell’azione umana…
R.: Durante la cerimonia ai campi di concentramento, il Papa ha considerato i nazisti come una piccola banda di criminali che si è impadronita del potere in Germania scagionando il Popolo tedesco dalle sue responsabilità. Probabilmente ne sente il fardello come figlio di quel popolo.

D.: A che punto è il dialogo con il mondo islamico? Ci sono stati altri contatti con l’Imam per la visita alla Sinagoga, rinviata lo scorso gennaio?
R.: La visita è stata solo rinviata. Ci sono situazioni contingenti che rendono difficile l’organizzazione di un tale evento, ma la comunicazione rimane aperta con quella parte del mondo islamico con la quale siamo in contatto. Siamo convinti che l’unico strumento che abbiamo per una convivenza pacifica tra i popoli sia il dialogo, nel rispetto e nel riconoscimento reciproco.

D.: La notizia del ritiro delle truppe israeliane dalla striscia di Gaza: si va verso la pacificazione?
R.: Non intendo rispondere a domande sulla politica di Israele. La speranza è che si giunga presto alla pace anche se, per il momento, non credo ci siano le condizioni necessarie.

portico%20d'ottavia%20sinagoga%2001 Quando salutiamo il Rabbino è già pomeriggio avanzato…. La chiacchierata si è svolta all’insegna della cortesia e della disponibilità… Non riusciamo a non pensare al Popolo che Egli rappresenta, al destino tragico che ha subito più e più volte nella Storia…. E al desiderio di Pace che, troppo spesso, scuote il mondo senza risposta alcuna….