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	<title>Avvenimenti Iblei &#187; Carabinieri</title>
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		<title>Roma: scoperto laboratorio cinese clandestino, due arresti per riduzione in schiavitù</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 12:10:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 24 Luglio 2010 – Durante la notte, nel quartiere della Borghesiana, nella parte sud di Roma, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Frascati, hanno scoperto un laboratorio di capi d’abbigliamento d’alta moda, arrestandone i gestori, 2 cittadini cinesi, di 47 e 36 anni, per riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. All’interno del laboratorio i militari hanno scoperto anche cittadini clandestini e alcuni minori di cui si sta cercando di capirne il ruolo. I Carabinieri, su segnalazione di alcuni cittadini della zona che udivano forti rumori provenire dal capannone durante l’orario notturno, hanno dato vita ad una serie di servizi di osservazione anche a bordo di elicottero, constatando il continuo via vai di furgoni guidati da cittadini cinesi che scaricavano e caricavano merce dal capannone. Al momento del blitz all’interno del capannone, i militari hanno sorpreso 14 cittadini di nazionalità cinese, tra cui donne e minorenni, che occupavano solo una parte delle 26 postazioni da lavoro, ricavate in ambienti molto angusti e non igienicamente a norma. Gli operai, tra cui anche irregolari, erano tutti senza alcun contratto di lavoro ed erano costretti a lavorare per cifre irrisorie o addirittura in cambio del solo vitto ed alloggio, a ciclo continuo. Dormivano e mangiavano, durante le poche ore di riposo, in locali molto fatiscenti, stretti ed in precarie condizioni igienico sanitarie. Sono tuttora in corso ulteriori verifiche anche con l’ausilio del  personale della ASL di Roma e dell’Ispettorato del lavoro. Le indagini proseguono per verificare se sussistano responsabilità penali a carico di terzi che commissionavano i capi d’abbigliamento arrecanti marchi di note griffe italiane. Questo è il secondo intervento dei Carabinieri di Frascati, nell’ultimo mese, nei confronti di opifici-lager gestiti da cittadini cinesi.</p>
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		<title>Roma: ruba borsa al supermercato ma viene acciuffato</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 12:08:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 24 Luglio 2010 – Giornata particolarmente sfortunata per un pregiudicato guatemalteco di 26 anni. Il ladro aveva adocchiato una borsa che, per comodità, era stata appoggiata nel carrello della spesa da una donna di 46 anni appena uscita dal centro commerciale di via Alberto Lionello. La rapidità del ladro nell’afferrare la borsa e fuggire si è dovuta confrontare con quella del compagno della vittima che, vista la situazione, si è buttato all’inseguimento del pregiudicato riuscendo a bloccarlo grazie ad un “placcaggio” stile football americano. Proprio in quel momento stava transitando anche una pattuglia di Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Montesacro che, visto il parapiglia, sono immediatamente intervenuti. Ricostruita la dinamica dei fatti, il pregiudicato è stato arrestato e trattenuto in caserma in attesa di essere sottoposto al rito direttissimo. La refurtiva è stata interamente recuperata e restituita alla legittima proprietaria.</p>
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		<title>Roma: 26 arresti per traffico internazionale di stupefacenti e truffa allo stato</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 10:15:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 22 Luglio 2010 – I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Eur hanno sgominato un’organizzazione criminale, i cui componenti (26 le ordinanze di custodia a cui si sta dando esecuzione, emesse dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia)  oltre a dedicarsi al traffico internazionale di stupefacenti e al riciclaggio di auto di lusso, dagli anni settanta a oggi procuravano, mediante documenti e attestazioni falsi, la cittadinanza italiana a cittadini della ex Jugoslavia. Una volta ottenuta la cittadinanza italiana i componenti della banda, composta principalmente da 2 famiglie slave, potevano così circolare liberamente in campo internazionale per i loro loschi traffici.  Ai fini sempre dell’ottenimento della cittadinanza, obbligavano cittadini italiani (che denunciavano il falso innanzi all’Ufficiale di Stato Civile) a riconoscere la paternità dei figli slavi di componenti della banda e persone a loro vicine in modo da far così risultare il bambino cittadino italiano e permettere alla madre di richiedere il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare. Allo stesso scopo costituivano imprese e società fittizie per dimostrare un’attività lavorativa e un reddito in Italia; alcuni di loro risultavano, falsamente, lavoratori per conto di italiani compiacenti e a loro soggiogati; attraverso la produzione di false attestazioni, falsi documenti d’identità e certificati, riuscivano a indurre in errore gli uffici pubblici di vari comuni italiani ottenendo l’attestazione di essere nati in Italia e quindi il rilascio di carte d’identità valide per l’espatrio, patenti di guida e codici fiscali.  A tal proposito, tutti i comuni d’Italia ingannati verranno interessati per avviare la cancellazione della residenza e della cittadinanza italiana ottenute illegalmente dai cittadini slavi.</p>
<p>Nel giugno 2009, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma-Eur, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, hanno avviato un’attività investigativa nei confronti di un clan di etnia rom, facente capo alla famiglia HRUSTIC di origine jugoslava che, già in precedenza sottoposti ad indagine per traffici illeciti di sostanze stupefacenti, è stata controllata al fine di verificarne l’eventuale coinvolgimento in ulteriori attività criminali e per controllarne la legittimità a risiedere stabilmente sul territorio nazionale.<br />
Dopo circa un anno di articolate  indagini, oltre ad ulteriori conferme circa lo svolgimento da parte di alcuni degli indagati di traffici di droga (perlopiù cocaina che, acquistata in Olanda e Spagna veniva trasportata in Italia, occultandola in doppifondi di autovetture appositamente allestite per lo scopo, per poi essere spacciata nelle città di Roma e Latina) si poteva rilevare che i membri della famiglia HRUSTIC erano anche particolarmente dediti all’attività di compravendita di auto di lusso (Ferrari, Bmw X6, Bmw X5, Bmw 530, Mercedes SLK, etc), quasi sempre facendole intestare a prestanome compiacenti, e attraverso le quali riuscivano a riciclare grosse some di denaro  provento dell’attività di traffico internazionale di droga. Inoltre al fine di regolarizzare la loro posizione sul territorio nazionale, avevano prodotto false attestazioni, documenti e certificati con i quali avevano indotto in errore gli Uffici della Pubblica Amministrazione per ottenere il rilascio di permessi di soggiorno.<br />
In particolare si accertava che, in diverse occasioni, gli appartenenti al predetto clan avevano costituito fittizie imprese o società con le quali riuscivano a dimostrare un’attività lavorativa e un reddito nello Stato Italiano; inoltre alcuni di essi risultavano falsamente quali lavoratori subordinati per conto di cittadini italiani compiacenti e a loro soggiogati. Il tutto permetteva loro, anche con la presentazione di false dichiarazioni dei redditi e di  certificati falsificati, di avere diritto a un regolare titolo per permanere legittimamente in Italia (permesso di soggiorno). E’ stato accertato che in alcuni casi avevano costretto cittadini italiani a riconoscere la paternità di bambini, nati in Italia dall’unione di due nomadi, in  modo da far così risultare i bambino cittadino italiano e permettere alla madre di richiedere il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare (attestando il falso innanzi all’Ufficiale di Stato Civile).<br />
Nell’ambito della medesima attività d’indagine, sono emrsi inoltre dei collegamenti con un altro clan di etnia Rom, la famiglia GOMAN sempre di origine jugoslava, nota alle cronache giudiziarie per la commissione di furti e rapine su tutto il territorio nazionale. Infatti si accertava che tra i due gruppi di  nomadi erano avvenute delle compravendite di autovetture di grossa cilindrata, finalizzate al riciclaggio di capitali illeciti sia della famiglia HRUSTIC che quello dei GOMAN.<br />
In particolare, per quanto attiene ai GOMAN, questi erano riusciti fin dal 1974 (cioè dalla loro accertata presenza in Italia), costituendosi in una vera e propria associazione a delinquere, attraverso false attestazioni, falsi documenti d’identità e certificati mendaci, ad indurre in errore gli Uffici Pubblici e ad attestare illecitamente di essere nati in Italia e pertanto di essere cittadini italiani, a tal punto da ottenere il rilascio, da parte di vari Comuni, delle carte d’identità valide per l’espatrio ovvero di regolari patenti di guida o codici fiscali. Nel corso di accertamenti e perquisizioni eseguiti nei loro confronti venivano rinvenuti, oltre a tali documentazioni formalmente originali, anche passaporti falsi verosimilmente rilasciati dal “Parlamento Europeo ufficio di Bruxelles” o “Carte d’identità nomade Roma cittadino del mondo”, documenti questi che non esistono e non sono tantomeno rilasciati da Autorità pubbliche Nazionali o Sovrannazionali.<br />
L’ottenimento della cittadinanza italiana garantivano loro di agire indisturbati nella commissione di una serie di furti e rapine.<br />
Per tali fatti, concordando con le attività investigative svolte dai Carabinieri, l’A.G. ha emesso 26 Ordinanze di Custodia Cautelare in carcere, rispettivamente nei confronti di n. 13 appartenenti alla famiglia HRUSTIC, 8 appartenenti alla famiglia GOMAN e inoltre di n. 5 cittadini italiani, tutti accusati a vario titolo dei reati di: associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, spaccio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, uso di atto falso, fabbricazione di documenti falsi, riciclaggio, truffa ai danni dello stato ed induzione in errore di Pubblici Ufficiali;<br />
decreto di sequestro preventivo di 1 abitazione e 6 autovetture.</p>
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		<title>Operazione &#8220;Match Point&#8221;, 19 arresti in tutta Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 10:44:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA 20 Luglio 2010 – Nuovi arresti sono stati eseguiti nelle province di Roma, Pisa, Cosenza e Siracusa dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma nell’ambito dell’operazione “Match Point”, riguardante un’organizzazione criminale transnazionale dedita alla contraffazione di carte di credito, frodi informatiche e furti di identità finalizzati alle truffe a mezzo internet.
L’indagine, avviata nel dicembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 20 Luglio 2010 – Nuovi arresti sono stati eseguiti nelle province di Roma, Pisa, Cosenza e Siracusa dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma nell’ambito dell’operazione “Match Point”, riguardante un’organizzazione criminale transnazionale dedita alla contraffazione di carte di credito, frodi informatiche e furti di identità finalizzati alle truffe a mezzo internet.</p>
<p>L’indagine, avviata nel dicembre 2008, ha permesso di far luce su un gruppo composto da elementi della criminalità calabrese ed esperti hacker, i quali avevano dato vita ad una vera e propria organizzazione criminale con base a Roma e connessioni in diverse Regioni italiane. Il gruppo agiva grazie a consolidati legami con organizzazioni criminali russe e ucraine specializzate nel furto di codici di carte di credito [mediante intrusioni informatiche sui server di importanti società finanziarie] e nella successiva commercializzazione di tali dati sensibili attraverso la rete internet, con chat e sistemi di messaggistica criptati.</p>
<p>L’organizzazione italiana era solita acquistare tali codici [con costi variabili tra 20 e 100 dollari a codice in base alla tipologia di carta di credito e conseguentemente al limite di spesa ottenibile] per contraffare carte di credito da utilizzare in ingenti spese per l’acquisto di prodotti vari presso negozi di lusso [abbigliamento griffato] e centri commerciali [prodotti hi tech], prodotti che venivano poi rivenduti ad una rete consolidata di ricettatori operanti a Roma e in Calabria. Considerato il notevole volume d’affari [con ordinativi di codici illeciti dai 30.000 a 50.000 euro per volta], al fine di evitare che i movimenti di denaro necessari per acquistare i codici in est Europa potessero destare sospetti, gli indagati utilizzavano vari prestanome operanti in diverse località italiane, i quali effettuavano versamenti di denaro ai complici esteri mediante sistemi di money transfer.</p>
<p>Ulteriore modus operandi dell’organizzazione criminale era basato sull’effettuazione di truffe su siti di aste on line; gli indagati simulavano la vendita di prodotti hi tech mediante aste on line, ricorrendo a identità false al fine di eludere i sistemi di controllo antifrode dei gestori dei siti in questione, e si facevano versare dai vincitori delle aste, anticipi di pagamento su carte prepagate [fittiziamente intestate a soggetti terzi vittime di furto d’identità] senza poi fornire la merce oggetto della transazione. Tale metodo è stato utilizzato anche per eseguire truffe mediante falsi annunci di affitto di case in luoghi di villeggiatura, con conseguenti numerosi raggiri in danno di decine e decine di utenti della rete internet in vista della stagione estiva.</p>
<p>I diversi nickname utilizzati dagli arrestati erano ormai divenuti tristemente famosi sul web, oggetto di discussione su vari forum e su siti specializzati dove si mettevano in guardia gli utenti da possibili truffe.</p>
<p>L’operazione odierna costituisce il seguito di quella eseguita lo scorso 18 maggio quando, i Carabinieri di Roma arrestarono 23 componenti dell’organizzazione, sequestrando i laboratori clandestini utilizzati per la contraffazione delle carte di pagamento. I riscontri acquisiti durante le perquisizioni eseguite a maggio in 11 Regioni italiane e nuove risultanze investigative, hanno consentito di accertare numerosi nuovi episodi delittuosi e di identificare nuovi soggetti operanti per conto dell’organizzazione e quindi destinatari della misura cautelare eseguita nella mattinata odierna. Tra questi vi sono un gruppo di soggetti che agivano stabilmente quali ricettatori della merce ottenuta dall’organizzazione attraverso gli acquisti con le carte di credito false.</p>
<p>L&#8217;indagine, coordinata dal Proc. Agg. Dr. Nello Rossi e dal Sost. Proc. Dr. Stefano Fava dalla Procura della Repubblica di Roma, ha permesso finora di ottenere significativi risultati investigativi grazie all’impegno di una squadra di Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci, specializzati nel contrasto ai reati informatici.</p>
<p>In totale, sono state 42 le Misure Cautelari Personali emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, dr. Massimo Battistini. Rilevanti anche i sequestri effettuati: apparecchiature professionali per la contraffazione della carte di pagamento [stampanti termografiche, tessere plastiche e materiale tipografico, software professionali, …]; oltre 500 carte di credito già clonate e più di un migliaio di codici rinvenuti sui vari supporti informatici sequestrati.</p>
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		<title>Palermo: operazione Bogotà, bloccato narco-traffico da Sudamerica</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:26:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PALERMO 19 Luglio 2010 &#8211; I carabinieri di Palermo hanno eseguito 13 misure cautelari a carico di altrettanti narcotrafficanti accusati di associazione a delinquere finalizzata all&#8217;importazione e commercio internazionale di sostanze stupefacenti, aggravata dall&#8217;aver costituito un gruppo criminale organizzato operativo in più Stati.
A capo della banda, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un siciliano che, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PALERMO 19 Luglio 2010 &#8211; I carabinieri di Palermo hanno eseguito 13 misure cautelari a carico di altrettanti narcotrafficanti accusati di associazione a delinquere finalizzata all&#8217;importazione e commercio internazionale di sostanze stupefacenti, aggravata dall&#8217;aver costituito un gruppo criminale organizzato operativo in più Stati.<br />
A capo della banda, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un siciliano che, con la collaborazione di un esponente di spicco della camorra, latitante in Sudamerica, trattava il prezzo di ogni partita di droga con i capi dei cartelli colombiani e peruviani.<br />
L&#8217;organizzazione, attraverso società di import-export appositamente costituite, era in grado di far giungere dal Perù e dalla Colombia, attraverso Spagna e Olanda, fino in Sicilia e nel nord Italia grossi quantitativi di cocaina purissima. La droga veniva poi venduta sulle piazze della Sicilia occidentale e dell&#8217;Emilia Romagna da affiliati all&#8217;organizzazione.<br />
Durante l&#8217;indagine, denominata Bogotà, i carabinieri hanno sequestrato circa 20 chili di cocaina pura.</p>
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		<title>Roma: rapinano gioielleria ma vengono catturati dopo inseguimento</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:29:14 +0000</pubDate>
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ROMA  14 Luglio 2010 &#8211; Erano da poco entrati in una gioielleria di via del Governo vecchio e fingendosi interessati ad un particolare articolo hanno distratto la commessa tentando di rubare dei preziosi che erano in vetrina. I due ladri, pregiudicati lituani di 29 e 35 anni, nella Capitale senza fissa dimora, non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
ROMA  14 Luglio 2010 &#8211; Erano da poco entrati in una gioielleria di via del Governo vecchio e fingendosi interessati ad un particolare articolo hanno distratto la commessa tentando di rubare dei preziosi che erano in vetrina. I due ladri, pregiudicati lituani di 29 e 35 anni, nella Capitale senza fissa dimora, non sono stati più veloci della donna che li ha scoperti ed ha attivato il sistema di allarme. Vistisi scoperti, gli stranieri hanno desistito dal loro intento e sono fuggiti lungo le stradine adiacenti creando un grande parapiglia tra i passanti e i titolari degli esercizi commerciali. Due Carabinieri Motociclisti del Nucleo Radiomobile si sono subito messi sulle tracce dei ladri, scovandoli a poca distanza dalla gioielleria, in piazza della Chiesa Nuova, tra gli applausi della gente che aveva assistito “divertita” all’inseguimento. I lituani, arrestati con l’accusa di tentato furto aggravato, sono stati trattenuti in caserma, in attesa di essere sottoposti al rito direttissimo.</p>
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		<title>Operazione Coca Rent, inflitte pene per oltre 100 anni di reclusione</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 12:11:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA 14 Luglio 2010 – Centoventitrè anni di carcere e 550.000 euro di multa. E’ la somma delle pena inflitte a 19 dei 21 imputati nel processo “Coca Rent” dal gip del Tribunale di Roma, dott. Massimo Di Lauro, a conclusione del giudizio abbreviato di primo grado, (rito alternativo che consente la riduzione di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 14 Luglio 2010 – Centoventitrè anni di carcere e 550.000 euro di multa. E’ la somma delle pena inflitte a 19 dei 21 imputati nel processo “Coca Rent” dal gip del Tribunale di Roma, dott. Massimo Di Lauro, a conclusione del giudizio abbreviato di primo grado, (rito alternativo che consente la riduzione di un terzo della pena).<br />
L’indagine, durata due anni e conclusa dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia, ha permesso di smantellare una vasta organizzazione composta da cittadini italiani e sudamericani che importava dalla Spagna ingenti quantitativi di cocaina, destinati al mercato della Capitale, attraverso rotte stradali o tramite i porti di Genova e Civitavecchia. I corrieri incaricati al trasporto della droga utilizzavano autovetture a noleggio oppure veicoli “clonati”, modificati nella carrozzeria per occultarvi la cocaina. Nel corso dell’attività, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, dott. Roberto Staffa e dott. Giuseppe De Falco, in collaborazione con l’Equipo Delinquencia Antidroga y Organizada della Guardia Civil di Barcellona, i Carabinieri hanno sequestrato in Italia e all’estero oltre 100 kg di cocaina purissima e arrestato 32 persone, responsabili di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, riciclaggio e ricettazione.<br />
Le pene maggiori sono state inflitte a Walter Domizi, pregiudicato romano di Casalotti, ritenuto promotore e capo dell’organizzazione, condannato a 18 anni di reclusione e 100.000 euro di multa, e ai suoi collaboratori, il colombiano Carlos Andres Toro Gomez, 14 anni di reclusione, e i nipoti Enrico e Gianluca Bennato, rispettivamente 14 e 10 anni di reclusione.</p>
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		<title>Operazione &#8220;Il Crimine&#8221;: inferto duro colpo alla &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 22:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[$Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Operazione "Il Crimine"]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
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		<description><![CDATA[13 Luglio 2010 &#8211; Operazione di polizia e carabinieri contro la &#8216;Ndrangheta: oltre trecento persone sono state arrestate in Calabria e in diverse località dell&#8217;Italia settentrionale.
Dalle prime ore di questa mattina, 3 mila uomini delle forze dell&#8217;ordine stanno procedendo all&#8217;arresto di indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>13 Luglio 2010 &#8211; Operazione di polizia e carabinieri contro la &#8216;Ndrangheta: oltre trecento persone sono state arrestate in Calabria e in diverse località dell&#8217;Italia settentrionale.<br />
Dalle prime ore di questa mattina, 3 mila uomini delle forze dell&#8217;ordine stanno procedendo all&#8217;arresto di indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura ed altri gravi reati.</p>
<p>Gli investigatori calabresi e lombardi, al lavoro da tempo su questa inchiesta, hanno indagato in particolare sulle infiltrazioni della &#8216;Ndrangheta nel Nord Italia, sia nelle attività produttive e commerciali, sia nel mondo politico e amministrativo locale.</p>
<p>Nel blitz è stato arrestato Pino Neri, considerato il capo della &#8216;Ndrangheta in Lombardia. </p>
<p>Oltre agli arresti, 120 solo in provincia di Reggio Calabria, le forze dell&#8217;ordine stanno sequestrando denaro, armi e droga; ma anche beni mobili e immobili per decine di milioni di euro.</p>
<p>Questa operazione denominata &#8220;Il crimine&#8221; prende spunto da numerose inchieste giudiziarie condotte dalle forze dell&#8217;ordine in provincia di Reggio Calabria, e vede protagoniste tutte le famiglie reggine legate alla mafia, che sono, da quanto riscontrato con le intercettazioni, organizzate a livello verticistico un pò come Cosa Nostra in Sicilia.</p>
<p>&#8221;Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la &#8216;Ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l&#8217;aspetto organizzativo che quello patrimoniale&#8221;. È quanto afferma il ministro dell&#8217;Interno, Roberto Maroni, congratulandosi con il capo della Polizia, Antonio Manganelli, e con il comandante generale dell&#8217;Arma, Leonardo Gallitelli, &#8221;per l&#8217;eccezionale operazione antimafia condotta oggi in varie regioni d&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p>Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, dopo essersi congratulato con il Ministro dell’Interno Roberto Maroni per il successo della grande operazione che ha portato all’arresto di centinaia di esponenti della criminalità organizzata e al sequestro di beni mobili e immobili per decine di milioni di euro, ha ricevuto il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Leonardo Gallitelli, pregandolo di esprimere il Suo più vivo compiacimento agli uomini e alle donne dell’Arma e, in particolare, ai Comandi Provinciali di Milano e Reggio Calabria e al ROS (Reparto Operativo Speciale) dei Carabinieri, che ancora una volta ha dimostrato grande efficienza e professionalità nella lotta contro il crimine.</p>
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		<title>Roma: ricordato il tenente colonnello Antonio Varisco ucciso dalle BR</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 21:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[31° anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Brigate Rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
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		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[ ROMA 13 Luglio 2010 – Questa mattina, in occasione del 31° anniversario della scomparsa del Tenente Colonnello dei Carabinieri Antonio Varisco, si è tenuta a Roma, una cerimonia commemorativa in suo ricordo, nel luogo dove il 13 luglio del 1979 cadde vittima di un agguato rivendicato dalle Brigate Rosse. Dopo gli onori militari due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Un momento della cerimonia di questa mattina by Avvenimenti Iblei Magazine, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/avvenimentiiblei_magazine/4791589404/"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4095/4791589404_0f2502100d_m.jpg" alt="Un momento della cerimonia di questa mattina" hspace="4" width="180" height="240" align="left" /></a> ROMA 13 Luglio 2010 – Questa mattina, in occasione del 31° anniversario della scomparsa del Tenente Colonnello dei Carabinieri Antonio Varisco, si è tenuta a Roma, una cerimonia commemorativa in suo ricordo, nel luogo dove il 13 luglio del 1979 cadde vittima di un agguato rivendicato dalle Brigate Rosse. Dopo gli onori militari due corone di alloro sono state deposte, una a nome dell’Arma dei Carabinieri dal Generale Vittorio Tomasone, comandante Provinciale dei Carabinieri di Roma e una a nome del comune di Roma da Giorgio Ciardi, delegato alla Sicurezza del comune di Roma, ai piedi della stele che ricorda il tragico evento. Alla cerimonia erano inoltre presenti il Dott. Giorgio Santacroce, presidente della Corte d’Appello, il Dott. Paolo De Fiore, presidente del Tribunale di Roma, il Dott. Luigi Ciampoli, procuratore generale di Roma, una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri e rappresentanti delle forze dell’ordine della Capitale.</p>
<p>Il Ten. Col. Antonio Varisco nasce a Zara il 29 marzo 1927. Nel  dicembre del 1957, dopo aver prestato servizio come ufficiale di complemento, viene nominato sottotenente in servizio permanente effettivo e destinato alla Tenenza di Roma-Tribunali. Negli anni successivi viene incaricato di organizzare i reparti dell’Arma presso gli uffici giudiziari della Capitale. Nel dicembre del 1973, nominato Maggiore, gli viene affidato  il  Nucleo di Polizia Giudiziaria di Roma.<br />
Nel 1976, con il grado di Tenente Colonnello diviene comandante del Reparto Servizi Magistratura, unità costituita per iniziativa dello stesso Colonnello Varisco.<br />
Il mattino del 13 luglio 1979, mentre in auto si sta recando al palazzo di giustizia, percorrendo Lungotevere Arnaldo da Brescia, cade vittima di un agguato tesogli da brigatisti rossi che, dopo aver fatto esplodere una bomba fumogena per costringerlo a rallentare la marcia, gli esplodono contro diversi colpi di fucile.<br />
Per questo episodio l’Ufficiale è stato insignito della Medaglia d&#8217;Oro al Valor Civile &#8220;alla memoria&#8221; con la seguente motivazione:<br />
«Comandante del Reparto Carabinieri Servizi Magistratura, assolveva i suoi particolari e delicati compiti con assoluta dedizione, responsabile impegno ed ammirevole tenacia, pur consapevole del gravissimo rischio personale per il riacutizzarsi della violenza eversiva contro l&#8217;intero ordine giudiziario. Fatto segno a numerosi colpi d&#8217;arma da fuoco in un vile e proditorio agguato tesogli da un gruppo di terroristi, sublimava col supremo sacrificio una vita spesa a difesa della collettività e delle istituzioni democratiche. Roma, 13 Luglio 1979».</p>
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		<title>Roma: truffe telematiche per centinaia di migliaia di euro</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 21:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleo Radiomobile di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[truffe telematiche]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA 13 Luglio 2010 – Detenzione di carte di credito alterate, truffa, ricettazione, falsità materiale e sostituzione di persona. Sono le accuse con cui i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma hanno arrestato due pluripregiudicati romani di 53 e 54 anni, ideatori ed esecutori di una truffa da centinaia di migliaia di euro. I due, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 13 Luglio 2010 – Detenzione di carte di credito alterate, truffa, ricettazione, falsità materiale e sostituzione di persona. Sono le accuse con cui i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma hanno arrestato due pluripregiudicati romani di 53 e 54 anni, ideatori ed esecutori di una truffa da centinaia di migliaia di euro. I due, infatti, sono stati sorpresi in possesso di carte di credito prepagate di provenienza illecita con le quali si erano registrati, sotto falsi nomi, in vari siti di e-commerce da cui avevano “acquistato” materiale elettronico ed informatico per un valore di oltre 50.000 euro. Non solo: i malviventi avevano pensato di allargare il loro giro d’affari e con altre carte avevano sottoscritto una decina di contratti con gestori di telefonia mobile a nome di ignare società le cui identità erano state rubate mediante visure camerali. Il tutto per ottenere in comodato d’uso apparati cellulari di lusso, computer portatili, schede di navigazione internet ed altro che, una volta consegnate, venivano rivendute. Stesso modus operandi utilizzato anche per vendere le auto noleggiate presso alcuni “rent car”: i pregiudicati si presentavano sotto falso nome, esibivano documenti falsi con tanto di carta di credito clonata, a garanzia di eventuali danni, e una volta prese le auto le vendevano al miglior offerente, generalmente in Romania. Per non farle localizzare dagli antifurti satellitari i due malviventi utilizzavano degli jammer, utilizzati nella guerra elettronica, che consistono in una sorgente di disturbo che irradia segnali molto forti per alterare il funzionamento dei sistemi GPS, per confondere i localizzatori satellitari. Durante le perquisizioni, scattate nelle rispettive abitazioni, i Carabinieri hanno sequestrato 3 pc, 10 linee telefoniche, 80 carte di credito &#8211; la maggior parte delle quali attivate all’estero a nome di soggetti inesistenti &#8211; e 9 apparecchi jammer. In un magazzino riconducibile ai due pregiudicati sono stati rinvenuti prodotti informatici ed elettronici illecitamente acquistati. L’arresto dei due è stato convalidato e per entrambi si sono aperte le porte del carcere romano di Regina Coeli.</p>
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