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	<title>Avvenimenti Iblei &#187; Herat</title>
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		<title>La Task Force Grifo12 in partenza per l&#8217;Afghanistan</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROM 11 Gennaio 2012 &#8211; Questa mattina, presso il Comando Generale della Guardia di Finanza, il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen.C.A. Nino Di Paolo, ed il Capo di Stato Maggiore, Gen. D. Edoardo Valente, hanno ricevuto il saluto del contingente <strong>Task Force “Grifo 12”</strong>, in partenza per l’Afghanistan, al quale hanno rivolto parole di apprezzamento per la conclusione dello specifico iter addestrativo di immissione in teatro operativo e di incoraggiamento per l’importante e difficile compito che attende i finanzieri in Afghanistan.</p>
<p>La missione della Guardia di Finanza in Afghanistan nasce nel 2006, nell’ambito delle iniziative dello Stato Maggiore della Difesa, allo scopo di impiegare la professionalità del Corpo per svolgere attività di addestramento particolarmente qualificate per il rafforzamento delle istituzioni afghane impegnate nei settori del controllo polizia di frontiera e doganale.</p>
<p>Le undici Task Force Grifo della <strong>Guardia di Finanza</strong> finora impiegate in Afghanistan in questi anni hanno svolto specifici corsi formativi per il personale dell&#8217;<strong>Afghan Border Police (ABP)</strong>, forza di polizia inquadrata nel Ministero dell’Interno Afgano, che svolge compiti di vigilanza alle frontiere per il contrasto e la repressione del contrabbando e degli altri traffici illeciti.</p>
<p>La <strong>Task Force “Grifo”</strong>, composta da 20 unità (1 Comandante, 1 Ufficiale addetto e 18 militari), perfettamente equipaggiate per operare nell’ambiente afghano, anche grazie al supporto logistico e di sicurezza fornito dallo Stato Maggiore Difesa italiano, ha nel tempo ampliato la propria missione addestrativa tenendo corsi di alta qualificazione anche <strong>per Funzionari dell’Afghan Custom Department</strong>, per gli <strong>operatori aeroportuali della ABP</strong> e per i <strong>team</strong> di <strong><em>Quick Reaction Force</em></strong> della stessa polizia di frontiera afgana.</p>
<p>Avvalendosi delle loro peculiari competenze doganali e militari, i <strong>finanzieri della Task Force “Grifo”</strong> forniscono a funzionari e poliziotti afgani un <strong><em>training</em> specialistico</strong> finalizzato al miglioramento degli <strong>standard di sicurezza doganale</strong> e di <strong>polizia</strong>, delle <strong>tecniche di controllo</strong> e <strong>riscontro doganale</strong> nonché approfondimenti sulla <strong>legislazione doganale afgana</strong>.</p>
<p>Nel settembre 2011 è stato avviato un <strong>nuovo progetto addestrativo</strong> con lo svolgimento del primo <strong>corso “<em>anti-corruption and illegal profits</em>”</strong>, condotto dal contingente del Corpo, <strong>a favore di dipendenti pubblici</strong> provenienti dai principali uffici della P.A. afghana, quali il dipartimento delle Finanze, delle dogane, dei prodotti petroliferi, del traffico e della giustizia.</p>
<p>La partecipazione della Guardia di Finanza alle missioni estere, per la gestione delle crisi internazionali, fornisce un significativo apporto alla creazione della cornice di sicurezza interna fuori dai confini nazionali, finalizzata ad impedire la perpetrazione di illeciti transnazionali potenzialmente lesivi degli   dell’ordinamento giuridico e degli interessi italiani, quali <strong>i traffici di droga ed il terrorismo internazionale</strong>.</p>
<p>La capacità della Guardia di Finanza di impiegare personale altamente specializzato nel contrasto alla criminalità organizzata economica e finanziaria, al di fuori del territorio nazionale, anche in contesti di particolare rischiosità, fornisce un sostanziale contributo al “sistema Paese” in quella che può definirsi una forma di <strong>“difesa preventiva oltreconfine”</strong> dalle minacce alla sicurezza nazionale che sempre più spesso originano da situazioni di crisi e di default che investono Paesi, a volte anche lontani dai nostri confini.</p>
<p>L’attività condotta dalla <strong>Task Force “Grifo”,</strong> dal dicembre 2006 ad oggi, nei confronti di <strong>più di mille funzionari e agenti addestrati</strong>, può essere riassunta in<strong>:</strong></p>
<p><strong>44 corsi</strong><em> Border Police</em>, ai quali hanno preso parte <strong>625 Ufficiali dell’Afghan Border Police</strong>, presso il Regional Training Center;</p>
<p><strong>25 corsi</strong><em> Standard and Advanced Technical Airport</em>, in favore di <strong>242 operatori aeroportuali di polizia dell’ABP</strong>, presso il locale aeroporto;</p>
<p><strong>3 corsi </strong><em>Border Police</em>, in favore di <strong>38 operatori della Quick Reaction Force</strong> (<strong>Forza di Reazione Rapida) </strong>dell’ABP di Herat;</p>
<p><strong>9 corsi </strong><em> Customs Police</em>, in favore di <strong>47 Ufficiali della Polizia Doganale</strong> di Herat;</p>
<p><strong>6 corsi </strong><em> Custom</em>s, in favore di <strong>52 funzionari </strong>del <strong>Dipartimento delle Dogane</strong> di Herat;</p>
<p><strong>1 corso</strong><em> Anti-corruption and illegal Profits</em>, in favore di <strong>11 funzionari del Governatorato </strong>di Herat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Afghanistan: donne che si raccontano. Quando la prima linea è coniugata al femminile.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 19:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 10 Novembre 2011 &#8211; “Mi chiamo Fariha Khorsand, ho 23 anni e sono la quarta figlia di una famiglia dell’élite intellettuale di Kabul. Mi sono diplomata alla scuola superiore Mehry di Herat e frequento il IV° anno della Facoltà di Giornalismo dell’Università di Herat. Fin da quando ero bambina prediligevo le lezioni di scrittura e giornalismo. Adesso ho deciso di trasformare la mia passione in professione. Essere giornalista è molto difficile nel mio paese e lo è ancora di più se sei una donna. Sono consapevole delle difficoltà che dovrò affrontare ma, nonostante questo, sono determinata perché è un modo per aiutare le donne afgane. Dal 2008 lavoro per una radio locale: Mozha. Mi occupo di programmi che si propongono di diffondere i diritti delle donne. Il mio impegno per migliorare le condizioni di vita del mondo femminile si traduce anche in una concreta collaborazione con alcune Organizzazioni Non Governative (ONG) che si occupano di donne vittime di abusi e di violenze. Per l’associazione Society and Human Rights Net ho realizzato ben 36 programmi radiofonici, tutti sul tema della violenza domestica. Il giornalismo è un modo per realizzare un cambiamento significativo in un paese come l’Afghanistan. Io sento di essere parte integrante di questo processo soprattutto perché il mio lavoro aiuta la componente più debole della società: le donne. Sfortunatamente la mia esperienza si limita alle emittenti radiofoniche e, proprio per questo motivo, mi piacerebbe poter trascorrere un periodo all’estero. Il mio sogno è conoscere il mondo del giornalismo a 360° e spero che presto si possa concretizzare.&#8221;</p>
<p><a href="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/11/e23cf80e-9caa-40ab-a893-180325ce4cd13Medium.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-6374" title="afghanistan: donne che si raccontano1" src="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/11/e23cf80e-9caa-40ab-a893-180325ce4cd13Medium-210x146.jpg" alt="" hspace="4" width="210" height="146" /></a>Fariha è una delle quattro giornaliste afghane presenti in Italia che stanno partecipando al corso intensivo di giornalismo e reportage per gli studenti e le studentesse dell’Università di Herat organizzato dal 2010 dall’Università Cattolica di Milano e dalla Fondazione Fondiaria SAI all&#8217;interno del master in Giornalismo della Cattolica, che mette al centro la promozione della figura femminile in Afghanistan.</p>
<p>Gli altri partecipanti sono Nasima Hamdard, Oranous Honib, Shahin Pouya, ed i due giornalisti Sakhi Ataye e Faisal Karimi, quest&#8217;ultimo insegnante di giornalismo alla Università di Herat.</p>
<p>L’Università Cattolica ha avviato un percorso di collaborazione con la Herat University per migliorare la condizione della donna in Afghanistan con particolare attenzione alle attività nell’ambito della comunicazione e dei media. Il progetto si inserisce nelle attività del Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale (CESI) insieme ad altre iniziative di cooperazione in Afghanistan coordinate dal professor Marco Lombardi, che da luglio 2009 sono volte a sostenere la figura della donna attraverso corsi di formazione in università e borse di studio per studentesse.</p>
<p><a href="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/11/b8abf82d-3e6f-4260-82b3-60e749f4f82f4Medium1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6375" title="afghanistan: donne che si raccontano - convegno CASD" src="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/11/b8abf82d-3e6f-4260-82b3-60e749f4f82f4Medium1-210x146.jpg" alt="" hspace="4" width="210" height="146" /></a>Il corso di giornalismo, curato dalla Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, si è avviato con un primo seminario a Herat nel giugno 2010, sulla base di un protocollo di intesa esistente tra le Cattolica e di Herat. La missione del giugno 2010 ha realizzato un corso intensivo di reportage giornalistico per gli studenti dell’Università, 25 studenti di cui 15 donne, del dipartimento di giornalismo. Le lezioni hanno fornito strumenti concettuali e teorici alle giovani giornaliste insieme a strumenti operativi per poter operare sul campo. Tutte hanno realizzato reportage che hanno evidenziato aspetti originali della vita afghana a Herat entrando nelle case della città. In questo senso l’investimento nell’educazione di giovani leve del giornalismo, soprattutto donne, si inquadra in un progetto di pacificazione e di sviluppo centrato sulla popolazione afghana che l’Italia contribuisce a sostenere con forme di cooperazione tra istituzioni. I reportage hanno stimolato le giornaliste a investigare la realtà sociale di Herat. E a partire dalla loro esperienza quotidiana, hanno raccontato la condizione della donna nella società afghana, confermando che oggi sempre di più le donne fotoreporter o filmaker sono in grado di narrare storie per immagini, con uno stile del racconto squisitamente femminile. Da luglio 2010, questi contenuti hanno dato vita a un web magazine intitolato <a href="http://www.womentobe.org" target="_blank">WOMEN to be</a> in cui le donne afghane raccontano le donne afghane, affacciandosi sul mondo globale per affermare la dignità e la speranza di un paese insieme alla volontà determinata delle sue cittadine di esserne protagoniste riconosciute della rinascita. Il web magazine <a href="http://www.womentobe.com" target="_blank">www.womentobe.com</a>, ideato e fortemente voluto dal presidente della Fondazione, Giulia Ligresti, ospita i reportage realizzati a Herat.  A dicembre 2010 è stata realizzata una seconda sessione formativa per l’uso della telecamera per la realizzazione dei video reportage. Questa nuova produzione, insieme alle fotografie, è stata al centro della mostra che si è tenuta il 25 febbraio 2011 a Herat quale momento di sintesi del lavoro svolto, ciò nella prospettiva di dare strumenti ai giovani giornalisti afghani affinché siano loro &#8211; e non i media occidentali – a raccontare il proprio Paese. La mostra è stata preceduta dal terzo workshop intensivo di formazione al reportage. Nel complesso sono stati realizzate 14 giornate di formazione per 25 studenti del dipartimento di giornalismo, di cui 15 donne coinvolgendo 10 docenti italiani. Al dipartimento sono state consegnate 30 macchine fotografiche digitali, un telecamera HD professionale e materiale tecnico per la post-produzione (computer e software). La formazione in Italia Il momento conclusivo di questo percorso di formazione è stato realizzato nella settima missione a Herat, agosto 2011, in cui sono stati selezionati  4 giornaliste e 2 giornalisti (di cui 1 docente) da condurre presso la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica e presso alcune testate italiane che hanno dato la loro disponibilità: Avvenire, Corriere della Sera e RAI World.  Al di là della conclusione del progetto educativo, la permanenza in Italia vuole offrire una concreta occasione alle giornaliste Afghane di entrare in contatto e poi restare in corrispondenza con i media italiani, offrendo uno sguardo originale e “autoctono” sulla realtà di quel tribolato Paese. La formazione in Italia si articola in circa 4 settimane complessive dal 2 novembre al 5 dicembre 2011.</p>
<p>Il corso ad Herat, rivolto a 25 studenti, di cui 15 donne, del dipartimento di giornalismo dell’Università di Herat, ha fornito strumenti teorici e operativi che hanno portato alla realizzazione di reportage sulla vita quotidiana afghana. Questi racconti hanno dato vita al web magazine Women to Be, in cui le donne afghane raccontano le donne afghane, con la volontà di essere le protagoniste riconosciute di una rinascita del proprio Paese.</p>
<p>Nel mese di novembre 2011, 4 giornaliste e 2 giornalisti di Herat concludono la loro formazione in Italia impegnandosi prima a Roma in un corso organizzato da Rai World con la Struttura Selezione e Formazione della Rai presso le testate giornalistiche di Saxa Rubra e poi a Milano presso la Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica, con inserimento nelle redazioni del Corriere della Sera e dell’Avvenire.</p>
<p>Nell’occasione è stato presentato a Roma presso il CASD il “Progetto Afghanistan” di Rai World, con il  Dossier Afghanistan (newsletter settimanale di notizie stampa  e  di  video prodotti dalla Nato) e con il sito web dedicato alla missione italiana in Afghanistan <a href="http://www.italiafghanistan.rai.it" target="_blank">www.italiafghanistan.rai.it</a>, con il suo universo di social networks (Facebook, Twitter, Youtube e Vimeo).</p>
<p>Al convegno, che si è tenuto lo scorso 10 novembre è stato anche presentato il promo del documentario in HD “Afghanistan 2011. Herat in Transition”  che andrà in onda sui canali Rai (disponibile anche in DVD e Blu Ray con sottotitoli in inglese e oversound in Dari). Il filmato racconta la storica transizione in atto in Afghanistan con una particolare attenzione dedicata all’emancipazione femminile in quel paese tanto difficile per le donne.</p>
<p>Alla presentazione del progetto sono intervenuti: il generale di brigata Massimo Fogari Pubblica Informazione SMD, Sandro Vannucci Rai World, Marco Lombardi Università Cattolica, Giulia Ligresti  Fondazione Fondiaria SAI, Marco Tarquinio direttore di Avvenire, Antonio Morra Corriere della Sera, Claudio Cappon  A.D. di Rai World. Con la presenza di:  Francesco M. Talò, Inviato Speciale per l’Afghanistan e il Pakistan del Ministro degli Affari Esteri e il generale di corpo d’armata Giorgio Cornacchione  Comando Operativo Interforze. Parteciperanno anche le giovani giornaliste afgane e i frequentatori del Master in Giornalismo Internazionale svolto con la collaborazione del SMD.</p>
<p>In accordo tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Rai e Nato, Rai World fornisce sostegno all’informazione sulle operazioni di peacekeeping in Afghanistan e con la presenza di un riferimento al HQ NATO di Bruxelles mette a disposizione delle testate Rai servizi ed immagini dall’Afghanistan e una raccolta di notizie stampa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>( <em>photo by courtesy <a href="http://www.difesa.it" target="_blank">www.difesa.it</a> </em>)</p>
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		<title>Donazione del PRT all&#8217;orfanotrofio di Herat in memoria del tenente colonnello Faidutti</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 12:28:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>HERAT 11 Agosto 2011 &#8211; Il Provincial Reconstruction Team (PRT) di Herat, comandato dal Colonnello Paolo Pomella, ha consegnato all’orfanotrofio pubblico di Herat materiale acquistato con fondi raccolti da un gruppo di amici del Tenente Colonnello Alberto Faidutti, originario di Udine e scomparso prematuramente lo scorso 3 Marzo.<br />
Il Tenente Colonnello Faidutti apparteneva al Reggimento Piemonte Cavalleria della brigata Pozzuolo del Friuli che ha voluto così onorare la memoria del suo ufficiale attraverso un’iniziativa che contribuisce a migliorare le condizioni dei piccoli ospiti dell’istituto. Una gesto semplice e toccante allo stesso tempo come avrebbe voluto il Tenente Colonnello Alberto Faidutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>( <em><a href="http://www.difesa.it" target="_blank">www.difesa.it </a></em>)</p>
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		<title>Afghanistan: Operazione &#8220;Spring Break&#8221;, cresce la bolla di sicurezza a Bala Murghab</title>
		<link>http://www.avvenimentiiblei.com/2011/05/20/afghanistan-operazione-spring-break-cresce-la-bolla-di-sicurezza-a-bala-murghab/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 22:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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<div>HERAT 20 Maggio 2011 &#8211; Con una complessa operazione congiunta, che ha visto impiegati oltre 600 uomini fra Forze di sicurezza afgane, militari statunitensi e paracadutisti italiani della “Folgore”, coadiuvati da unità delle Forze speciali e con il supporto di oltre 20 elicotteri italiani e statunitensi, è stata ingrandita di circa il 50% verso Nord, in direzione del Turkmenistan, la zona di sicurezza nella delicata area di Bala Murghab.</div>
</div>
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</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’operazione “Spring Break” era cominciata alcuni giorni fa con un imponente spostamento di forze. Oltre 60 veicoli e quasi 200 uomini, percorrendo in 4 giorni quasi 270 km, muovendo lungo itinerari particolarmente difficili, si sono schierati partendo da Herat, sulla base avanzata “Columbus”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In pochi giorni le forze ISAF e le Forze di sicurezza afgane, con una articolata manovra, sono riuscite a raggiungere e superare il villaggio di Miranzai a Nord di Bala Murghab espandendo così l’area sotto il controllo della coalizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La manovra è stata preceduta nelle scorse settimane da una intensa attività di preparazione tesa a disarticolare la leadership degli insurgents.<br />
Lo stesso Comandante di ISAF, Generale David Howel Petraeus, a testimonianza dell’importanza dell’ operazione, si era recato nell’area insieme al Generale di Brigata Carmine Masiello, Comandante della Regione Ovest, per  verificare sul terreno lo svolgimento della manovra.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Afghanistan: il PRT e l&#8217;ENAS insieme per lo sviluppo della rete idrica di Herat</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 20:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>HERAT 28 Aprile 2011 &#8211; Lo scorso 21 aprile nel Comando del Provincial Reconstruction Team italiano di Herat ha avuto luogo la cerimonia di consegna di apparecchiature tra l’Ente Acque della Sardegna (ENAS) e il Water Supply Department di Herat per la realizzazione di un laboratorio analisi delle acque comprendente strumentazione per test batteriologici e chimici.</p>
<p>Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente ENAS, Professore Sergio Vacca, il presidente del Water Department, Habibullah Zawran, il Comandante del PRT, Colonnello Paolo Pomella, il Rettore dell’Università di Herat, Professore Bariz Hossaini, e l’agronomo della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, il professore Paolo Puddinu.</p>
<p>L’attività in linea con un accordo promosso dal PRT, siglato il 4 Febbraio del 2010 dalla regione autonoma Sardegna e dal governatorato di Herat, è la giusta conclusione di un progetto volto ad implementare lo sviluppo della rete idrica locale di Herat.</p>
<p>Con il contributo dell’ENAS, che ha finanziato il progetto con 150.000 euro, e con il supporto e la guida tecnica dei militari del PRT italiano in Afghanistan è stato realizzato un pozzo di 110 metri di profondità e una capacità 200m3 a nord di Herat.</p>
<p>Inoltre, sono state donate una pompa a immersione da 110 KW, dei trasformatori di corrente, generatori diesel, un camion gru e una fornitura di cloro di circa 10.000 euro. Lo scopo è stato quello di adeguare e rendere efficiente, ma soprattutto efficace, la rete idrica che assicura l’approvvigionamento di acqua alla città di Herat.</p>
<p>Il progetto non è concluso; in Italia, infatti, da un anno è stata data la possibilità a tre studenti dell’Università di Herat, distintisi per meriti scolastici, di frequentare il XXVI ciclo della Scuola di Dottorato di Ricerca triennale in &#8220;Scienze e biotecnologie dei sistemi agrari, forestali e delle produzioni alimentari&#8221; dell’Università degli Studi di Sassari.</p>
<p>Il progetto opera nell’ottica di consegnare al popolo afgano progetti sostenibili e di renderne il futuro migliore.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>( <em>courtesy <a href="http://www.difesa.it " target="_blank">www.difesa.it</a></em><a href="http://www.difesa.it " target="_blank"> </a>)</p>
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		<title>Italia e Afghanistan sempre piu&#8217; vicini nella ricostruzione e nella cooperazione. Parte la prima edizione del &#8220;Corso Intensivo di formazione per funzionari della Pubblica Amministrazione afghana&#8221;. Frattini e Saba s&#8217;incontrano dopo l&#8217;annuncio della transizione.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 20:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di C. Modica &#160; Roma 26 Aprile 2011 &#8211; Quando Nilufar Shakibani ha preso la parola nella sala delle conferenze internazionali della Farnesina, era visibilmente emozionata. &#8220;Sono orgogliosa di rappresentare il popolo afghano &#8211; ha detto &#8211; e di poter partecipare a questo scambio culturale tra i nostri Paesi&#8221;. E l&#8217;emozione era ben visibile nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>C. Modica</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 26 Aprile 2011 &#8211; Quando Nilufar Shakibani ha preso la parola nella sala delle conferenze internazionali della Farnesina, era visibilmente emozionata. &#8220;Sono orgogliosa di rappresentare il popolo afghano &#8211; ha detto &#8211; e di poter partecipare a questo scambio culturale tra i nostri Paesi&#8221;. E l&#8217;emozione era ben visibile nella fierezza degli sguardi profondi di ciascuno dei 21 giovani che, alla presenza del governatore di Herat Daud Shah Saba, hanno dato alla prima edizione del corso per pubblici amministratori inserito nel programma di cooperazione tra l&#8217;Italia e l&#8217;Afghanistan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/presentazione-del-corso-farnesina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5628 alignleft" title="presentazione del corso - farnesina" src="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/presentazione-del-corso-farnesina-210x146.jpg" alt="" hspace="4" width="210" height="146" /></a> E sono 21 questi giovani provenienti dall&#8217;Afghanistan che dal 14 aprile al 9 giugno di quest&#8217;anno frequentano il &#8220;Corso Intensivo di formazione per funzionari della Pubblica Amministrazione afghana&#8221; organizzato dalla Scuola nazionale di amministrazione SSPA e dal Centro Jean Monnet dell&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;Tor Vergata&#8221;.</p>
<p>Il progetto, che e&#8217; stato presentato lo scorso 20 aprile nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina, è il risultato di una fruttuosa cooperazione tra SSPA, l&#8217;Università di Roma Tor Vergata, il Ministero italiano degli Affari esteri, e fa parte del programma di assistenza italiano alle istituzioni afghane, al fine di contribuire ad un sistema di governance nazionale e regionale dell&#8217;Afghanistan, e per aumentarne l&#8217;efficienza della sua pubblica amministrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante il corso di 8 settimane previste dal programma, che si svolgerà principalmente a Roma e presso la SSPA di Caserta e presso il Ministero degli Affari Esteri e di Firenze, i partecipanti seguiranno corsi di alto livello sui principali temi che un funzionario civile moderno deve conoscere. Inoltre, essi parteciperanno a una serie di escursioni sul campo, con visite istituzionali e culturali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/Alpini.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5629" title="Alpini" src="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/Alpini-210x146.jpg" alt="" hspace="4" width="210" height="146" /></a> I rapporti tra il nostro Paese e l&#8217;Afghanistan hanno da sempre potuto contare su solide basi di amicizia e rispetto, e la presenza italiana in Afghanistan durante la missione Isaf della Nato ha, con la sua carica di umanità, consolidato la fiducia tra i nostri due popoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La visita del governatore di Herat a Roma, nei giorni tra il 19 e il 21 aprile, ha perciò confermato la cordialità, il sostegno, e l&#8217;affiatamento tra  le rispettive nazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Fra pochi mesi l&#8217;Italia cederà la gestione della sicurezza della città di Herat alle forze locali, ma questo passaggio di testimone non comporterà un disimpegno del nostro paese nella provincia occidentale dell&#8217;Afghanistan. Al contrario, aumenteranno gli sforzi per la ricostruzione&#8221;. Questo è il messaggio che il Ministro Franco Frattini ha voluto dare al governatore della provincia di Herat Daud Shah Saba, alla sua prima visita in Italia, a meno di un mese dall&#8217;annuncio dell&#8217;avvio della transizione in alcune aree dell&#8217;Afghanistan, tra cui appunto Herat city.</p>
<p>Dal 2005 l&#8217;Italia guida il PRT (Provincial Reconstruction Team) di Herat, che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo. Dal 2001, sono state approvate iniziative per 520 milioni di euro e finanziamenti erogati pari a 446 milioni, di cui oltre 80 milioni in iniziative di emergenza, con particolare riferimento a settori come sanità, giustizia e governance, sviluppo agricolo, infrastrutture, condizione femminile e aiuti di emergenza. In ogni caso, ha sottolineato Frattini, &#8220;non intendiamo diminuire la nostra cooperazione una volta completata la transizione&#8221;, anzi &#8220;ci sarà una crescita&#8221;.</p>
<p>Durante l&#8217;incontro il ministro Frattini ha ricordato che, anche grazie all&#8217;Italia, il sistema sanitario di Herat è il migliore dell&#8217;Afghanistan. Quindi, ha insistito sulla formazione della futura classe dirigente afghana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/bambini-afghani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5630" title="bambini afghani" src="http://www.avvenimentiiblei.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/bambini-afghani-210x146.jpg" alt="" hspace="4" width="210" height="146" /></a> La ricostruzione a Herat &#8220;procede bene&#8221;, ha evidenziato Saba, ringraziando l&#8217;Italia per quanto sta facendo, anche sul piano militare. Le istituzioni &#8211; ha raccontato il governatore &#8211; si vanno consolidando, c&#8217;è una società giovane che rifiuta in massima parte l&#8217;integralismo religioso, le ragazze sono tornate a scuola, centinaia di persone hanno rinunciato alla violenza con i programmi di reintegro. Inoltre, quest&#8217;anno la città di Herat sarà completamente liberata dall&#8217;oppio, ha annunciato Saba, che per il futuro ha in mente nuovi obiettivi: rilanciare il tessuto economico. Per questo, ha invitato le imprese italiane a investire nella sua provincia e nel suo paese, perché &#8211; ha assicurato &#8211; ci sono tante opportunità poco conosciute in diversi settori come marmo, zafferano, vetri, tessile e turismo.</p>
<p>Il governo italiano, su questo fronte, ha già registrato un importante risultato. La settimana scorsa il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani è stato in missione in Afghanistan, dove ha firmato con il governo locale un&#8217;intesa di collaborazione economica su dieci aree di possibile interesse reciproco e i due paesi svilupperanno anche attività imprenditoriali nel settore delle piccole e medie imprese in favore delle donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se da una parte i fatti di cronaca ci mostrano un Afghanistan ancora dentro percorsi non facili, dall&#8217;altra i sentieri del popolo afghano nella direzione della pace sono diventati parte integrante degli impegni concreti che l&#8217;Italia sta sostenendo ed alimentando.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Afghanistan: cambio di guardia del contingente italiano.  Si inaugura una scuola intitolata a Maria Grazia Cutuli</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 18:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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<div>HERAT 04 Aprile 2011 &#8211; Cambio di guardia per il Contingente italiano. &#8221;È realistico ipotizzare la riconsegna di tutto l&#8217;Afghanistan agli Afgani entro il 2014&#8243;.</div>
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<p>È quanto  ha dichiarato il Ministro della Difesa Ignazio La Russa in visita a Herat per l&#8217;avvicendamento tra gli alpini della Brigata “Julia” e i paracadutisti  della “Folgore”. Saranno, infatti, questi ultimi a garantire nei prossimi sei mesi la sicurezza nella parte ovest del Paese.<br />
“Abbiamo compiuto progressi sul campo, ma c’è ancora molto da fare e sono possibili nuovi pericoli &#8211; ha detto il Ministro &#8211; ma è un lavoro ben fatto perché aiuta a tener lontano il terrorismo da casa nostra e, soprattutto, avvicina il momento in cui potremo riconsegnare l&#8217;intero Afghanistan al Governo legittimo”.<br />
Alla cerimonia di avvicendamento erano presenti anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Biagio Abrate e il Gen. David Pretraeus, Comandante della missione ISAF della NATO in Afghanistan. Quest’ultimo ha ringraziato i militari italiani per l’ottimo lavoro svolto nel loro settore di competenza, aggiungendo che uno dei risultati tangibili di questo grande impegno è l’inclusione di Herat tra le sette municipalità che dal mese di luglio saranno formalmente riconsegnate alle Autorità afgane.<br />
Il Ministro La Russa ha inoltre inaugurato, nel distretto di Injil, una scuola intitolata alla giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli, uccisa in Afghanistan il 19 novembre 2001. La scuola, ideata e finanziata, tra gli altri, dall’omonima fondazione, sorge nel villaggio di Cush Rod.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>( <a href="http://www.difesa.it" target="_blank">www.difesa.it</a> )</p>
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		<title>Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Abrate, in visita ai contingenti militari italiani in Afghanistan e Libano</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate si è recato dal 14 al 17 febbraio in visita in Afghanistan e in Libano per portare il saluto ai militari italiani e per incontrare le principali autorità locali. Nei giorni 14 e 15 febbraio, il Generale Abrate è stato a Kabul, dove ha incontrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate si è recato dal 14 al 17 febbraio in visita in Afghanistan e in Libano per portare il saluto ai militari italiani e per incontrare le principali autorità locali.</p>
<p>Nei giorni 14 e 15 febbraio, il Generale Abrate è stato a Kabul, dove ha incontrato l’Ambasciatore italiano, Claudio Glentzer, il Capo di Stato Maggiore della Difesa afgano, Generale Shir Mohammad Karimi e il comandante della missione Isaf, Generale David Petraeus.</p>
<p>Durante l’incontro con il Generale Karimi è stata affrontata la situazione afgana e quella del contesto regionale.<br />
In particolare, il Generale Karimi ha evidenziato l’importanza che le istituzione afgane, nell’ambito del “processo di transizione” da poco cominciato, «assumano gradualmente il totale controllo del proprio Paese».</p>
<p>Ha poi ringraziato il Generale Abrate per il lavoro di addestramento e cooperazione che i militari italiani svolgono quotidianamente con le forze di sicurezza afgane.</p>
<p>L’ottimo lavoro dei militari italiani e, più in generale, dell’Isaf è dimostrato dal fatto che «gli insurgents non stanno attaccando solo le unità militari, ma anche obiettivi civili, come supermercati e piazze». «Questo significa – prosegue il Generale Karimi – che il controllo del territorio da parte della coalizione è efficace e che gli insurgents si sentono pressati».</p>
<p>Anche il Generale Petraeus ha espresso parole di elogio verso i militari italiani indicandoli come «esempio per la capacità di interfacciarsi con la popolazione e con le forze di sicurezza afgane».</p>
<p>Il Generale Abrate si è poi recato a Herat presso il Contingente militare italiano, dove è stato accolto dal Comandante del Regional Command West, Generale di Brigata Marcello Bellacicco.</p>
<p>Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha incontrato i militari italiani di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, schierati per l’occasione in “Piazza Italia”, e ha rivolto loro l’apprezzamento per quanto stanno facendo in favore della popolazione afgana.</p>
<p>Il Generale ha poi visitato i reparti aerei italiani di Esercito, Marina e Aeronautica, oltre ad incontrare i vertici delle forze di sicurezza afgane con i quali ha trattato temi inerenti le operazioni e l’addestramento del personale afgano.</p>
<p>Il 16 febbraio dopo aver visitato alcune postazioni militari poste all’interno della “bolla di sicurezza” nella zona di Bala Murghab, ha lasciato l’Afghanistan per recarsi in Libano.</p>
<p>Al suo arrivo a Beirut, sempre accompagnato dal Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Generale di Corpo D’armata Giorgio Cornacchione, ha incontrato l’Ambasciatore d’Italia in Libano Giuseppe Morabito, il Vice Comandante di UNIFIL Generale di Brigata Santi Bonfanti ed il Comandante del Settore Ovest di UNIFIL, Generale di Brigata Guglielmo Luigi Miglietta.</p>
<p>L’ambasciatore ha colto l’occasione per  riportare il sentimento di stima e gratitudine che i libanesi hanno nei confronti dei militari italiani operanti in UNIFIL.</p>
<p>Nella mattina del 17 febbraio, si è tenuto l’incontro con il Comandante delle Forze Armate libanesi Generale Jean Kahwajii, il quale ha espresso grande apprezzamento per la fattiva collaborazione con cui i nostri militari quotidianamente operano e collaborano con le Forze Armate libanesi nel sud del Libano.</p>
<p>Come previsto dalla Risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, uno dei principali compiti affidato alle truppe di UNIFIL, infatti, è quello di  assicurare il supporto alle Forze Armate libanesi affinché possano esercitare in quest’area la piena sovranità nazionale.</p>
<p>A seguire, la delegazione ha raggiunto, in elicottero, ITALAIR l’Unità di volo italiana di UNIFIL, dove ha incontrato anche il personale Italiano in servizio presso il comando multinazionale della missione.</p>
<p>La visita è proseguita con l’incontro con il Force Commander di UNIFIL, Maggior Generale Alberto Asarta Cuevas.<br />
Il Capo della Missione ha manifestato la soddisfazione di avere alle sue dipendenze un contingente così preparato e motivato come quello italiano, sottolineando l’alto livello di professionalità e l’importante apporto dato dai nostri militari alla missione.</p>
<p>La delegazione, durante il trasferimento verso la base italiana di Shama, ha sostato presso un “check point” congiunto Caschi Blu Italiani e Forze Armate Libanesi, dove il Generale Abrate ha constatato di persona le sinergie esistenti tra le due realtà, che dal 2006 collaborano fattivamente nel controllo del territorio e nel mantenimento della pace nel sud del Libano.</p>
<p>Al suo arrivo presso il comando del settore ovest a guida italiana, composto oltre che dai 1600 militari italiani anche dai 2300 militari di Francia, Ghana, Malesia, Slovenia, Corea del Sud e Brunei, al Capo di Stato Maggiore sono stati tributati gli onori militari da un picchetto in armi ed è stato poi accolto dal 75° Comandante della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” e Comandante del Settore Ovest di UNIFIL.</p>
<p>Il Generale Abrate, rivolgendo il proprio saluto ai militari Italiani ha espresso loro  “la piena soddisfazione e il pieno riconoscimento a Ufficiali, Sottufficiali, volontari di tutte le Forze Armate anche in questa parte del mondo per il costante impegno profuso nonché la vicinanza e l’orgoglio da parte delle Istituzioni”.</p>
<p>Al temine, il Capo di stato Maggiore della Difesa è intervenuto in una attività addestrativa congiunta con le Forze Armate libanesi, volta alla costituzione di un posto comando tattico idoneo a fronteggiare una emergenza di protezione civile in caso di disastro naturale.</p>
<p>Alle ore 15.00, il Generale Abrate ha lasciato la base di Shama diretto verso l’aeroporto di Beirut dal quale ha fatto rientro in Italia.</p>
<p>( foto <a href="http://www.difesa.it" target="_blank">www.difesa.it</a> )</p>
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		<title>Il PRT di Herat inaugura una scuola nel villaggio di Majghandak alla memoria di tutti i militari italiani caduti in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 21:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una targa in marmo di Cheste-e-Sharif riporta incisi 34 nomi. Sono i soldati italiani caduti in territorio afghano alla memoria dei quali si è voluto intitolare il nuovo traguardo nel settore scolastico ottenuto dal Provincial Reconstruction Team di Herat. L’unità multinazionale formtata principalmente da uomini e donne del 3° reggimento artiglieria da montagna della “Julia” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="BG Bellaccico speech by isafmedia, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/isafmedia/5282823684/"></a>Una targa in marmo di Cheste-e-Sharif riporta incisi 34 nomi. Sono i soldati italiani caduti in territorio afghano alla memoria dei quali si è voluto intitolare il nuovo traguardo nel settore scolastico ottenuto dal Provincial Reconstruction Team di Herat.<br />
L’unità multinazionale formtata principalmente da uomini e donne del 3° reggimento artiglieria da montagna della “Julia” ha infatti inaugurato una nuova scuola nel villaggio di Majghandak &#8211; Distretto di Karouk incrementando a 58 le strutture scolastiche costruite dal 2005 e alimentando così di fatto lo sviluppo dei progetti legati al settore dell’educazione.<br />
Il Comandante del PRT, Colonnello Antonino Inturri, il Comandante di RC West, Generale Marcello Bellacicco e il Governatore della Provincia di Herat, Dr. Daud Saba erano presenti alla cerimonia, che si è svolta lo scorso 22 dicembre.<br />
Il governatore, ringraziando dell’impegno profuso, ha ricordato che questi iniziative rientrano nell’ambito delle priorità di intervento definite di concerto dalla governance locale e dal PRT.<br />
Circa mille studenti, suddivisi in tre turni giornalieri, potranno così avere accesso alla struttura che ospiterà insegnanti locali qualificati che avranno il compito di formare la futura classe dirigente del Paese. Grazie alla copertura finanziaria prevista dal Governo centrale di Kabul a favore del personale necessario al mantenimento della struttura e degli insegnanti si è riusciti a supportare la sostenibilità temporale del progetto.<br />
Inoltre il coinvolgimento sinergico della Cooperazione italiana che ha permesso di fornire all’infrastruttura i necessari arredi e attrezzature didattiche.<br />
Raggiunti concreti risultati nel settore dell’istruzione scolastica dei giovani afghani nell’area urbana di Herat adesso lo stesso impegno è esteso alle aree remote e rurali della Provincia al fine di permettere la formazione della futura classe sociale e dirigenziale dell’Afghanistan.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/isafmedia/sets/72157625525799265/show/" target="_blank">Galleria di foto per gentile concessione ISAF</a>.</p>
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		<title>Afghanistan: Miotto ucciso in scontro a fuoco con insurgentes</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 19:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>HERAT 05 Gennaio 2011 &#8211;  «L&#8217;alpino Matteo Miotto è stato ucciso &#8220;da un gruppo di insorti&#8221; durante un vero e proprio scontro a fuoco, e non da un cecchino isolato». Lo ha detto, parlando con i giornalisti ad Herat, il ministro della Difesa Ignazio La Russa. «Un gruppo di terroristi, non sappiamo quanti, ha attaccato l&#8217;avamposto. All&#8217;attacco ha risposto chi era di guardia con armi leggere, a loro si è aggiunto, sulla torretta, Miotto. Erano in due sulla torretta di guardia e sparavano a turno: uno sparava e l&#8217;altro si abbassava. Proprio mentre Matteo si stava abbassando è stato colpito da un cecchino con un fucile ex Urss».</p>
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