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	<title>Avvenimenti Iblei &#187; minacce</title>
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		<title>Torino: minacce al direttore de La Stampa, arrestati</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 00:02:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[TORINO 07 Marzo 2010 &#8211; carabinieri hanno fermato la notte scorsa due senza fissa dimora, romeni, mentre scrivevano sui muri minacce contro il direttore della Stampa, Mario Calabresi. I due, sorpresi grazie alle telecamere sull&#8217;edificio che ospita la sede del quotidiano torinese, avevano scritto &#8220;Calabresi farai la fine di tuo padre&#8221; e &#8220;Calabresi fascista&#8221;, frasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TORINO 07 Marzo 2010 &#8211;  carabinieri hanno fermato la notte scorsa due senza fissa dimora, romeni, mentre scrivevano sui muri minacce contro il direttore della Stampa, Mario Calabresi. I due, sorpresi grazie alle telecamere sull&#8217;edificio che ospita la sede del quotidiano torinese, avevano scritto &#8220;Calabresi farai la fine di tuo padre&#8221; e &#8220;Calabresi fascista&#8221;, frasi annotate su foglietti trovati in un loro zainetto gettato tra i rifiuti. Hanno detto di non conoscere il destinatario e non hanno parlato di mandanti.</p>
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		<title>Reggio Calabria: minacce ai pm nei processi alla &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:59:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA 07 Marzo 2010 &#8211; Ancora intimidazioni a magistrati calabresi. Una busta con un proiettile cal.9 indirizzata al pm della Dda reggina, De Bernardo è stata intercettata in un ufficio postale della zona jonica reggina De Bernardo, pm in alcuni importanti processi alla &#8216;ndrangheta è attualmente l&#8217;accusa nel processo &#8220;Ramo Spezzato&#8221; contro il clan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA 07 Marzo 2010 &#8211; Ancora intimidazioni a magistrati calabresi. Una busta con un proiettile cal.9 indirizzata al pm della Dda reggina, De Bernardo è stata intercettata in un ufficio postale della zona jonica reggina De Bernardo, pm in alcuni importanti processi alla &#8216;ndrangheta è attualmente l&#8217;accusa nel processo &#8220;Ramo Spezzato&#8221; contro il clan Iamonte di Melito Porto. Il 3 gennaio scorso l&#8217;esplosione di una bombola davanti alla Procura di Reggio Calabria, e un&#8217;altra lettera con proiettile inviata al pm Lombardo. A Vibo Valentia, una scritta su un muro contro il pm Spagnuolo: &#8220;Vattene o muori&#8221;.</p>
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		<title>Roma: pericolosi malviventi catturati dalla Polizia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 21:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Antonella Serafini ROMA 24 Febbraio 2010 &#8211; Nella giornata di ieri la Polizia di Stato nel quartiere Tiburtino ha catturato due pericolosi malviventi. Durante il controllo degli alloggiati presso le strutture ricettive del quartiere, i poliziotti del Commissariato San Basilio hanno scoperto che presso un albergo di Ponte Mammolo era ospite T.Z. nomade di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Antonella Serafini</em></p>
<p>ROMA 24 Febbraio 2010 &#8211; Nella giornata di ieri la Polizia di Stato nel quartiere Tiburtino ha catturato due pericolosi malviventi.<br />
Durante il controllo degli alloggiati presso le strutture ricettive del quartiere, i poliziotti del Commissariato San Basilio hanno scoperto che presso un albergo di Ponte Mammolo era ospite T.Z. nomade di 37 anni, colpito da ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, per il quale deve scontare la pena di 6 anni, 6 mesi e 26 giorni di reclusione,  per reati connessi al traffico di stupefacenti ed estorsione.<br />
L&#8217;uomo, rintracciato all’interno di una stanza in compagnia di una donna slava sicuro di sottrarsi al mandato di cattura, è stato trovato in possesso di sostanza stupefacente, materiale per il confezionamento, un coltello e denaro contante. Pertanto è stato arrestato in esecuzione di ordine di carcerazione e denunciato per possesso di droga.<br />
Lungo viale P. Togliatti, nel corso dei servizi antiprostituzione attuati dalla Questura, gli Agenti del reparto Volanti e del Commissariato San Basilio hanno arrestato Y.M. 31enne del Sudan, responsabile di rapina aggravata, violenza sessuale e sequestro di persona ai danni di una prostituta slovacca di 18 anni.<br />
La giovane alla vista della Polizia di Stato è corsa vero gli Agenti con gli abiti stracciati, sconvolta ed in lacrime, ha raccontato di aver subìto qualche istante prima una violenza da parte di uno straniero.<br />
La ragazza ha dichiarato che, dopo aver concordato con l&#8217;uomo il prezzo per una prestazione, una volta appartati, il cliente l&#8217;ha afferrata palpeggiandola tanto violentemente da intimorirla e da indurla a voler restituire il denaro all&#8217;uomo, ma quest&#8217;ultimo sentitosi respinto, ha aumentato la propria violenza fino ad arrivare ad avere con la prostituta una colluttazione vera e propria ed a puntarle un coltello alla gola, minacciandola e rapinandola del denaro contante e del telefono cellulare.<br />
Solo la presenza della Polizia di Stato riusciva a salvare la malcapitata, poi medicata al Sandro Pertini con 5 giorni di prognosi per contusioni ed ecchimosi varie, dalla furia dell&#8217;uomo.</p>
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		<title>GIOVANE VIOLENTO ARRESTATO DAI CARABINIERI DI VIBO VALENTIA</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 22:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIBO VALENTIA, Martedì 1 Settembre 2009 - Una brutta storia di persecuzioni e violenza quella che si è conclusa ieri grazie ai militari della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia che hanno agito sotto le direttive del loro comandante, Cap. Stefano Di Paolo. Una storia che già era balzata agli onori della cronaca nei giorni scorsi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA, Martedì 1 Settembre 2009 - Una brutta storia di persecuzioni e violenza quella che si è conclusa ieri grazie ai militari della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia che hanno agito sotto le direttive del loro comandante, Cap. Stefano Di Paolo. Una storia che già era balzata agli onori della cronaca nei giorni scorsi e che, solo per un caso, non si è conclusa con un epilogo molto più tragico.</p>
<p>Ieri sera, infatti, i militari della Stazione Carabinieri di Pizzo hanno tratto in arresto, su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Vibo Valentia, Franco Cupole, marittimo 29enne di Pizzo.<br />
L’inizio dell’incredibile vicenda risale ad alcuni mesi fa quando una giovane  pizzitana e fidanzata del Cupole, decide di interrompere la propria relazione sentimentale. L’uomo non accetta la fine della loro storia e comincia a bersagliarla con centinaia di messaggi di minaccia, giurando vendetta verso di lei e verso la sua famiglia. Pretende anche la restituzione di tutti i regali che le ha fatto nel corso del tempo e di alcune somme di denaro che, a sua detta, le avrebbe prestato.<br />
<span id="more-332"></span><br />
La giovane, in un primo momento, tenta di assecondarlo restituendo i regali e tentando di farlo calmare convinta che ben presto si arrenderà ma, in poco tempo, si accorge che il suo ex non solo non si rassegna all’idea ma comincia a perseguitarla dandole la caccia anche per le strade della città.<br />
Si arriva addirittura al punto che lui si presenta a casa dove vive con la famiglia e, in preda ad un vero e proprio raptus a seguito dell’ennesimo litigio, distrugge uno specchio e ferisce, fortunatamente in maniera non grave, la giovane.<br />
Da qui è un degenerare continuo di minacce, ingiurie ed aggressioni, di cui rimangono vittime anche i genitori della giovane. L’intera famiglia non riesce più ad uscire di casa senza ritrovarsi intorno l’uomo o sua madre che, in più occasioni, li aggrediscono e li malmenano davanti a tutti. Addirittura alcuni giorni fa la madre della giovane viene pestata davanti ad un supermercato della cittadina e, solo grazie all’arrivo dei Carabinieri, non ha subisce più pesanti conseguenze cavandosela con qualche giorno di prognosi.<br />
Una vicenda assurda che i militari della Stazione di Pizzo hanno preso a cuore vivendo in prima persona ed intervenendo numerose volte a seguito delle aggressioni verbali e fisiche di cui è stata vittima la famiglia della giovane.<br />
Interventi che hanno permesso ai Carabinieri, a seguito della denuncia sporta dalla ragazza per stalking, di ricostruire in poco più di 10 giorni l’intricata vicenda acquisendo le centinaia di sms inviati dal Cupone e le decine di relazioni effettuate a seguito delle aggressioni dell’uomo.<br />
Una vicenda assurda e degna di un film horror ma che si è conclusa ieri sera quando i Carabinieri, ottenuto il provvedimento cautelare dal Tribunale di Vibo Valentia che ha concordato pienamente con i risultati delle indagini svolte dagli uomini dell’Arma, hanno sorpreso l’uomo in piazza delle Repubblica in compagnia di alcuni amici. Qui lo hanno avvicinato e, con una scusa, lo hanno allontanato dal folto gruppo di conoscenti ammanettandolo e dichiarandolo in arresto.<br />
Ora l’uomo si trova all’interno del carcere del capoluogo da dove dovrà rispondere delle accuse mossegli e da cui sicuramente non potrà nuovamente nuocere a nessuno.</p>
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		<title>La girandola delle minacce</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 22:42:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MINACCE DI MORTE A BENNARDO RAIMONDI, VITTIMA DI USURA CHE HA DENUNCIATO GLI USURAI E VUOLE VENDERE UN RENE, E AL GIORNALISTA MICHELE GUCCIONE CHE HA LANCIATO IL CASO di Antonella Serafini Palermo, 4 giugno 2009 – Minacce di morte a Bennardo Raimondi, l’artigiano di Palermo vittima di usura, rimasto solo dopo avere denunciato i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>MINACCE DI MORTE A BENNARDO RAIMONDI, VITTIMA DI USURA CHE HA DENUNCIATO GLI USURAI E VUOLE VENDERE UN RENE, E AL GIORNALISTA MICHELE GUCCIONE CHE HA LANCIATO IL CASO</em><br />
<BR><BR><br />
di <em>Antonella Serafini</em><br />
<BR><BR><br />
Palermo, 4 giugno 2009 – Minacce di morte a Bennardo Raimondi, l’artigiano di Palermo vittima di usura, rimasto solo dopo avere denunciato i “cravattari”, che vuole vendere un rene per curare il figlio disabile, e al cronista de “La Sicilia” Michele Guccione, addetto stampa di Confindustria Sicilia, che da direttore del settimanale gratuito “nell’attesa&#8230;” ha lanciato a marzo il “caso Raimondi”.<br />
Ignoti hanno disegnato davanti alla casa di Raimondi, in via della Mimosa (ex Fondo Caruso, zona Borgo Molara) la sagoma di un cadavere (tipica dei rilievi della Scientifica) con a fianco le sagome di una pistola e di un coltello; sotto c’è la scritta “welcome to Fondo Caruso 41” più una scritta cancellata, e a seguire il chiaro nome “Michele”.<br />
Sul muro perimetrale della casa sono state disegnate una pistola e una bomba. Del fatto si occupa la Squadra Mobile.<br />
Ne ha dato notizia l’avv. Alfredo Galasso che, dopo il clamore nazionale suscitato da quegli articoli, ha deciso di assistere gratuitamente Raimondi chiedendo recentemente alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo la prosecuzione delle indagini contro gli usurai, per ottenere il riconoscimento di Raimondi quale vittima di usura e il suo accesso ai benefici di legge.<br />
<span id="more-191"></span><br />
Bennardo Raimondi, che aveva dovuto chiudere l’azienda e da allora si arrangia come può, grazie all’appello di marzo ha ottenuto tanta solidarietà e qualche aiuto economico.<br />
« L’odioso avvertimento inviato a Bennardo Raimondi e al nostro Direttore Michele Guccione è l’ennesimo atto di intimidazione nei confronti di chi desidera solo lavorare onestamente in una terra fin troppo funestata da gravi episodi di violenza. Solo pochi giorni fa la Palermo pulita (per fortuna, la stragrande maggioranza della popolazione) ha ricordato l’assassinio di due paladini della giustizia, immolatisi nella lotta alla mafia, segno evidente di una volontà precisa, quella, cioè, di volersi scrollare dalle spalle il pesante giogo di un odioso retaggio di soprusi e violenze che hanno impedito alla nostra terra di crescere » &#8211; si legge in un comunicato stampa diffuso dall&#8217;associazione &#8220;Nell&#8217;attesa&#8221;, a firma del presidente Sergio Fabra.<br />
« Il giornale “nell’attesa…”, da sempre schierato a difesa di quei valori di onestà, e integrità morale indispensabile corollario per una società pulita e operosa, esprime piena solidarietà a Bennardo Raimondi e a Michele Guccione in questo difficile momento e invita gli inquirenti a far piena luce sul grave episodio, assicurando gli autori alla giustizia ».<br />
Sulle minacce di morte all’artigiano vittima di usura Bennardo Raimondi, che ha addirittura dovuto annunciare di vendere un rene per curare il figlio disabile, e al giornalista Michele Guccione che ha portato il caso all’attenzione di tutti, è intervenuto Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia:<br />
“E’ un fatto gravissimo e inaudito, che condanniamo fermamente. Ci sentiamo, anche sul piano affettivo, vicini al nostro addetto stampa Michele Guccione e all’imprenditore Raimondi che, adempiendo ad un atto di civiltà, ha denunciato gli usurai.<br />
In una Sicilia che vuole crescere nella normalità &#8211; come testimonia l’impegno dell’Avv. Galasso che  assiste gratuitamente Raimondi, che nella vita è stato poco fortunato &#8211; dobbiamo registrare l’opera di chi desidera far regredire la Sicilia con un’azione di inaudita crudeltà: volere impedire con le minacce ad un uomo, ridotto in miseria dall’usura, non solo di denunciare, ma anche di tentare di risalire la  china e di garantire la salute al proprio figlio disabile. Ciò non merita commenti : è un gesto vile.<br />
E’ intollerabile registrare che ad un giornalista che ha portato all’attenzione di tutti il grave disagio di una vittima dell’usura si tenta di presentare il conto con una intimidazione.<br />
A tutti i giornalisti che, come Guccione per la circostanza, si adoperano per raccontare i fatti e sostenere le vittime di reato, va il  nostro incitamento a continuare perché sono una preziosa risorsa per il nostro futuro, che può e deve essere  migliore.<br />
Siamo certi che Raimondi e Guccione non saranno lasciati soli e che pochi balordi non la spunteranno nel tentare di incutere paura in chi denuncia o, ancora  peggio,  nel  tentare di zittire chi da giornalista opera per concorrere a creare le condizioni per un sano sviluppo nella normalità.<br />
Sull&#8217;accaduto è intervenuta anche la redazione palermitana de La Sicilia: « Le minacce subite da Michele Guccione, con il quale lavoriamo fianco a fianco tutti i giorni, colpiscono tutti noi della redazione palermitana del quotidiano “La Sicilia”.<br />
Il macabro messaggio indirizzato a Guccione, che ha raccolto il grido d&#8217;allarme di Bennardo Raimondi, in preda alla disperazione e, provocatoriamente, pronto a vendere anche un rene, è l&#8217;ulteriore dimostrazione di quanto sia difficile a Palermo e in Sicilia fare il nostro mestiere. Un motivo in più per tenere la schiena dritta e non lasciarsi intimidire da chicchessia. Le minacce non possono non turbare chi li ha ricevute, ma anche tutti coloro che si battono per una società libera e senza l&#8217;oppressione della criminalità organizzata ».</p>
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