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	<title>Avvenimenti Iblei &#187; Procura della Repubblica</title>
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		<title>Arrestato professore di liceo: stalker seriale terrorizzava colleghe e studentesse</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 09:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA 27 Giugno 2011 – I Carabinieri della Sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Roma hanno arrestato lo scorso venerdì un professore romano di 38 anni, docente di Storia e Filosofia in diversi Licei della Capitale, in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso nei suoi confronti dall’Autorità Giudiziaria per molestie ed atti persecutori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 27 Giugno 2011 – I Carabinieri della Sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Roma hanno arrestato lo scorso venerdì un professore romano di 38 anni, docente di Storia e Filosofia in diversi Licei della Capitale, in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso nei suoi confronti dall’Autorità Giudiziaria per molestie ed atti persecutori (<em>stalking</em>). L’uomo, dal 2001 ad oggi, stava terrorizzando colleghe e studentesse delle scuole in cui aveva insegnato o in cui stava tuttora insegnando, con centinaia di telefonate a sfondo sessuale. In alcuni casi l’uomo arrivava anche ad infastidire non solo le vittime, ma anche le rispettive famiglie, creando in loro un fortissimo turbamento. A volte le molestie erano accompagnate da minacce più o meno velate e dalla continua dimostrazione di come lui fosse a conoscenza delle abitudini di vita delle donne. Lo stalker seriale, attento e metodico, era solito far partire le chiamate da utenze cellulari a lui non riconducibili, relative a sim ricaricabili alimentate tramite “scratch cards” acquistate in diversi esercizi commerciali romani, operazione che non consente l’identificazione dell’acquirente. Ogni volta recitava un personaggio diverso: dal vecchietto ricoverato in ospedale, all’infermiere, fino addirittura ad appartenenti alle forze dell’ordine. Il molestatore, approfittando della sua professione, era agevolato nel reperire numeri telefonici e informazioni personali delle sue vittime, 29 quelle finora accertate, direttamente dalla documentazione scolastica a cui aveva libero accesso. Lo stalker era riuscito a determinare nelle donne uno stato d’ansia e di paura tali da indurle a cambiare radicalmente le loro abitudini di vita. Al termine di lunghe e complicate indagini tecniche, scattate a seguito di una serie di denunce per molestie telefoniche sporte alle forze dell’ordine a partire dal 2005, i Carabinieri della Sezione di P.G. della Procura della Repubblica di Roma sono riusciti a smascherarlo. Il 38enne, che nella mattina del 24 giugno sarebbe dovuto essere membro di una commissione per gli esami di maturità in un Liceo romano, ora si trova agli arresti domiciliari nella sua abitazione.</p>
<p>Il professore stalker seriale, B.B., 38 anni di Roma, è stato arrestato presso la sua abitazione dai Carabinieri della Sezione di P.G. della Procura della Repubblica, in esecuzione di un ordinanza di arresti domiciliari emessa dal GIP di Roma dott. Sandro Di Lorenzo per atti persecutori e molestie reiteratamente commessi nell’arco temporale tra l’anno 2001 e l’anno 2011, avvalendosi prevalentemente dell’uso del mezzo telefonico, nei confronti di numerose donne e in più casi anche delle loro famiglie, che ha continuato a chiamare insistentemente e nelle ora più disparate della giornata, in molti casi  nell’arco di diversi anni, recando un gravissimo turbamento alla serenità di tali persona anche perché le molestie sono state accompagnate in più casi da minacce e dalla conoscenza spesso dimostrata delle abitudini di vita delle donne. Le indagini traggono origine da una serie di denuncie per molestie telefoniche presentate presso diversi organi locali di polizia e risalenti a diversi anni fa (a partire dagli anni 2005 e 2006), nelle quali le donne hanno ampiamente narrato il contenuto delle decine, a volte centinaia di telefonate, che lo stesso individuo aveva loro fatto. Le denunce presentavano numerose analogie tra loro -dal momento che l’anonimo interlocutore proferiva frasi a sfondo sessuale, usando nei diversi casi una terminologia e richieste molto simili fra loro, nell’ambito di una tipologia feticistico – masochista, il cui contenuto è riportato in modo esplicito nei capi di incolpazione a carico dell’indagato di cui alla misura cautelare applicata nei suoi confronti.</p>
<p>A conclusione dell’attività investigativa i numerosi procedimenti a carico di ignoti originati dalle preesistenti denuncie sono stati ovviamente tutti riuniti nell’unico procedimento a carico dell’odierno indagato.</p>
<p>Le indagini svolte negli anni precedenti si erano dimostrate tutt’altro che agevoli, tant’è che le denuncie erano state rinnovate fino ad epoca recentissima in quanto il <strong>B.</strong> continuava indisturbato a molestare in modo ossessivo le sue vittime.</p>
<p>Il modus operandi del <strong>B.</strong> era quello tipico di uno stalker seriale, particolarmente attento e metodico : infatti in tutti questi anni ha utilizzato  esclusivamente alcune  sim a lui non riconducibili,  ovvero con intestazioni fittizie, senza mai effettuare anche una sola telefonata a diversi interlocutori dalla cui identità fosse teoricamente possibile risalire al <strong>B.</strong> medesimo.</p>
<p>Inoltre il <strong>B</strong>.  ricaricava tali utenze mobili mediante utilizzo delle “scratch cards” acquistate presso esercizi commerciali che non consentono l’identificazione dell’acquirente.</p>
<p>La misura cautelare è stata emessa quando si è acclarato che il <strong>B.</strong> fosse con assoluta certezza la persona  che aveva la disponibilità e l’uso delle 2 utenze mobile utilizzate –dal 2005 al 2011- per l’attività” di stalking.</p>
<p>A ciò si è giunti con indagini di natura tecnica (sviluppo dei tabulati delle utenze utilizzate e la localizzazione dei ponti radio) unitamente ad appostamenti e pedinamenti,  svolti a partire dal mese di ottobre dell’anno 2010.</p>
<p>In primo luogo si riusciva a localizzare la zona di Roma ed il quartiere (Tuscolano)  in cui l’indagato stazionava durante la sua attività molestatoria; successivamente si localizzava la rivendita presso cui si recava saltuariamente per l’acquisto delle ricariche ; in ultima analisi  venivano attentamente studiati i filmati di video sorveglianza di un esercizio pubblico, analizzando le persone che avevano fatto ingresso -in concomitanza con gli orari di attivazione delle ricariche telefoniche,  giungendo dopo ulteriori attività di pedinamenti a circoscrivere i sospetti sul soggetto identificato come il <strong>B</strong>.</p>
<p>A riscontro del quadro indiziario è stato accertato altresì :</p>
<p>-  che il <strong>B</strong>. quale insegnante di Storia e Filosofia, da diverso tempo ha prestato e presta tuttora servizio in  diversi Licei della capitale, e gli stessi Istituti sono stati frequentati da svariate persone offese, alcune in qualità di colleghe, alcune altre persino in qualità di discenti;</p>
<p>- che proprio attraverso l’accesso a uffici e/o documenti esistenti in ambito scolastico  l’indagato ha reperito le informazioni di carattere personale grazie relative alle vittime -a cominciare dai recapiti telefonici-, di cui ha fatto utilizzo per portare a compimento la propria condotta criminosa.</p>
<p>Le indagini sono state coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Elisabetta Ceniccola.</p>
<p>Nel corso del lungo arco temporale preso in considerazione la capacità criminosa del <strong>B.</strong> nello specifico campo si è evoluta atteggiandosi a sempre maggiore audacia e sfrontatezza.</p>
<p>Lo stesso ha mostrato una notevole capacità “trasformistica”,  in quanto oltre a vari camuffamenti della voce lo stesso <span style="text-decoration: underline;">ha interpretato vari personaggi, presentandosi ora come un vecchio malato ricoverato presso una casa di cura, ora come il dottore o l’infermiere che aveva in cura il predetto vecchietto, ora addirittura come un poliziotto o anche commissario di polizia del centro stalking,</span> riuscendo anche in tale veste ad incutere notevole timore e malessere psicologico nelle vittime.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Operazione &#8220;Aquila Nera&#8221;: bloccato traffico internazionale di droga</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 21:37:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 24 Febbraio 2011 – Alle prime luci dell’alba, nei popolosi quartieri romani di Tor Bella Monaca, Borghesiana e Finocchio, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati, in collaborazione le Compagnie dipendenti e delle unità cinofile di Santa Maria Galeria<em>, </em>hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 6 soggetti, cinque dei quali ritenuti responsabili, a vario titolo e con ruoli diversi del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, mentre, i restanti, ritenuti responsabili del reato di spaccio di stupefacenti in concorso.<em></em></p>
<p>Il blitz dell’Arma è scattato nel cuore della notte, quando i Carabinieri si sono presentati simultaneamente nelle abitazioni degli arrestati, sorprendendoli nel sonno per scongiurare eventuali tentativi di fuga. Al contempo sono state eseguite altre perquisizioni in tutte le borgate interessate dall’attività di spaccio.</p>
<p>Le indagini, hanno avuto inizio nel febbraio 2009 dando seguito alle risultanze acquisite con l’indagine “Matrix”, i cui provvedimenti restrittivi erano stati eseguiti nel luglio del 2010. L’operazione portò all’arresto di 22 persone, buona parte delle quali responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, permise, oltre che di sgominare una consorteria particolarmente attiva nello spaccio al dettaglio, di porre in luce i legami tra gli spacciatori residenti in diverse borgate romane. Uno degli arrestati, infatti, Sardelli Alessandro alias “Svastichella”, aveva proprio la funzione di raccordo tra gli spacciatori di Tor Bella Monaca e quelli del Laurentino 38. L’accurata attività investigativa a suo tempo svolta, permise di dimostrare come uno degli odierni arrestati, già recluso nel carcere romano di Regina Coeli proprio in virtù delle ordinanze di custodia cautelare eseguite nel luglio scorso, fosse il fornitore principe dell’organizzazione a suo tempo sgominata sempre dal Nucleo Investigativo di Frascati. Proprio durante quell’attività era stato individuato il livello superiore, costituito dai cittadini italiani ed albanesi oggi tratti in arresto. L’organizzazione, che si riconduce essenzialmente a quattro cittadini albanesi, ha dimostrato una capillarità tale da riuscire a gestire lo spaccio all’ingrosso della sostanza stupefacente, soprattutto cocaina proveniente dall’Olanda, in territori di particolare allarme sociale. E’ stato accertato, infatti, che la cocaina immessa sul mercato romano, venisse trasportata, sempre utilizzando macchine “pulite” o da corrieri provenienti proprio dall’Olanda o dagli stessi indagati a bordo di autovetture oggi sottoposte a sequestro.</p>
<p>L’illecita attività criminosa posta in essere dagli indagati, così come è stata accertata, appare caratterizzata dai contatti telefonici frequenti diretti alla commercializzazione della droga con l’uso di utenze non intestate alla propria persona e di un linguaggio criptico il cui reale significato è noto solo ai due interlocutori, linguaggio ovviamente usato al fine di sfuggire ad eventuali azioni di monitoraggio, ascolto e controllo da parte delle Forze dell’Ordine.</p>
<p>Oltre alle misure cautelari personali, sempre questa mattina sono state eseguite anche numerose misure cautelari reali che hanno portato al sequestro di conti correnti riconducibili agli indagati ed autovetture di lusso quali Mercedes, BMW, Audi e Porsche, per un valore complessivo di quasi 350.000 euro.</p>
<p>Nell’ambito delle perquisizioni operate nella mattinata odierna è stato anche arrestato un italiano trovato in possesso di circa 200 gr. Di hashish ed una BMW Z4 risultata oggetto di furto perpetrato a Roma nell’agosto del 2010. Rinvenuti anche 1000,00 euro a casa di un italiano di etnia Rom, verosimilmente provento dell’attività di spaccio.</p>
<p>Nel corso dell’intera indagine sono stati complessivamente sequestrati oltre 5 kg tra cocaina ed eroina, nonchè arrestate 2 persone nella flagranza del reato di spaccio.  Una di questa è proprietaria di un terreno nella campagna romana nel quale, dopo prolungati appostamenti, sono stati trovati sotterrati oltre tre chili di cocaina, mezzo chilo di eroina, circa 100.000 Euro in contanti, oltre a munizioni per pistola, un silenziatore, circa novanta chili di sostanza da taglio e l’attrezzatura idonea al confezionamento delle sostanze stupefacenti.</p>
<p>Le indagini sono state coordinate e dirette dalla direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.</p>
<p>Grande soddisfazione da parte della Procura della Repubblica e dell’Arma dei Carabinieri per la brillante operazione che ha sferrato un duro colpo al mercato degli stupefacenti nelle periferie romane e che ha dimostrato, ancora una volta, come vi sia una sorta di legame che unisce le varie borgate per quanto attiene al traffico degli stupefacenti.</p>
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		<title>Operazione &#8220;Bancomat Express&#8221;, 30 arresti tra Roma e Ostia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 13:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">NAPOLI 22 Febbraio 2011 &#8211; Nella mattinata odierna, a Roma-Ostia, i Carabinieri della Compagnia di Sorrento (NA) e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata (NA), coadiuvati dal Comando dell’Arma territorialmente competente, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale Torre Annunziata nei confronti di 30 indagati di nazionalità rumena, responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata dalla <em>transnazionalità </em>dell’attività criminale <em>(art.4 1.146/2006) </em>e finalizzata alla contraffazione mediante donazione e indebito utilizzo di carte di credito e bancomat <em>(art. 55 d.lgs 231/2007), </em>nonché di danneggiamento dei sistemi automatici di distribuzione di denaro <em>(art. 635 c.p.). </em>Ventitré indagati sono destinatari di misura cautelare in carcere, mentre sette dell’obbligo di dimora. L’indagine, coordinata da questa Procura della Repubblica, è scaturita dall’arresto di 2 cittadini rumeni colti in flagranza di manomissione di un distributore bancomat sito nel Comune di Vico Equense a giugno 2009. Nella circostanza, un uomo e una donna sono stati sorpresi mentre rimuovevano gli apparati di donazione precedentemente istallati e composti da un pannello allocante una microcamera posta sulla sommità dello sportello bancomat (tesa a carpire fraudolentemente i codici segreti delle carte) ed uno strumento di vera e propria ‘copia” delle bande magnetiche delle schede bancomat/carte di credito <em>(cd. skimmer). </em>La particolarità dei citati apparati sta nella loro assoluta invisibilità che non permette agli ignari utenti di rendersi conto che, in occasione di un normale prelievo bancomat, la carta possa essere clonata. Proprio in occasione dei citati arresti, è stato eseguito il primo sequestro di materiale elettronico; dall’analisi dei contenuti delle memorie di archiviazione delle immagini riprese dalle microcamere, sono emersi precedenti episodi di clonazione nei Comuni di Sorrento (NA), Gragnano (NA), Positano (SA) ed Amalfi (SA), ricche aree della Costiera Amalfitana e della Penisola Sorrentina che, specie nel periodo estivo, sono notoriamente meta di turismo nazionale ed internazionale. Pertanto, a partire dal citato episodio è stata condotta un’articolata attività d’indagine sino a maggio 2010, mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, nonchè localizzazioni satellitari, supportate da riscontri di polizia giudiziaria che hanno permesso di raccogliere cospicui elementi di prova in ordine all’associazione, specializzata nel carpire e clonare i codici magnetici di carte di credito e bancomat mediante l’utilizzo di <em>skimmer </em>e microtelecamere applicate ai distributori bancomat delle sedi di vari istituti di credito. Il braccio operativo dell’associazione era attivo su tutto il territorio nazionale mentre la direzione era insediata nella città rumena di Craiova, dove avviene anche la costruzione della tecnologia utilizzata per le clonazioni. L’attività investigativa ha consentito di delineare l’organizzazione di tutta l’associazione, sia in Italia sia in Romania, di accertare 46 casi di fraudolento utilizzo delle carte falsificate, quantificando il danno patrimoniale in <em>1.5 </em>milioni di Euro (per il solo periodo dell’indagine), di arrestare in flagranza 13 persone e denunciarne 3 in stato di libertà in varie località d’Italia (Roma, Ceccano (FR) Umbertide (PG) e Barletta (BA) e di sequestrare numerosi strumenti di clonazione <em>(lettori di carte magnetiche, microtelecamere, memorie di archiviazione dati, telefoni cellulari, ecc.). </em>Nel corso della esecuzione delle misure cautelari, a Roma-Ostia sono stati rinvenuti tre laboratori/stamperie clandestine presso i quali è stato sottoposto a sequestro ingente quantitativo di strumentazioni tecnologiche per la donazione costituito da microtelecamere, memorie di archiviazione, skimmer, programmatori per microchip, stampanti per falsificare le carte bancomat/di credito ed altro. E’ al vaglio la posizione di una delle indagate, già destinataria di obbligo di dimora, poiché ritenuta consegnataria/gestrice di uno dei laboratori in parola. L’indagine ha pertanto consentito di delineare gli assetti di un’organizzazione criminale operante non solo sull’intero territorio nazionale, ma anche in altre nazioni europee, evidenziandone i connotati di struttura gerarchizzata e professionalmente organizzata per la commissione dei reati contestati. Una suddivisione precisa di compiti e responsabilità che ha permesso al sodalizio criminale di riorganizzarsi immediatamente e ritornare ad essere operativo nonostante i numerosi arresti eseguiti nel corso dell’indagine ed i vari sequestri delle complesse e costose attrezzature elettroniche impiegate. Proprio i connotati di <em>transnazionalità </em>dell’associazione criminale hanno portato ad ampliare l’attività di questa Procura della Repubblica che è stata oggetto di coordinamento e scambio informativo in ambito UE, tramite <em>l”Unità di cooperazione giudiziaria dell‘Unione Europea” </em>(EUROJUST), ove è stato attivato un importante confronto con l’Autorità Giudiziaria rumena in ordine a parallele indagini svolte in quel territorio, connesse con il presente procedimento sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<p>Il video relativo all&#8217;operazione Bancomat Express.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=71377" /><param name="flashvars" value="intl_lang=en-us&amp;photo_secret=4238c36fc2&amp;photo_id=5469018068&amp;flickr_show_info_box=true" /><param name="bgcolor" value="#000000" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=71377" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=71377" allowfullscreen="true" bgcolor="#000000" flashvars="intl_lang=en-us&amp;photo_secret=4238c36fc2&amp;photo_id=5469018068&amp;flickr_show_info_box=true" data="http://www.flickr.com/apps/video/stewart.swf?v=71377"></embed></object></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ELENCO PERSONE ARRESTATE</span><br />
• STAN DORU, NATO IL 29.09.1971 A CRAIOVA (ROMANIA), CAPO DELL’ ORGANIZZAZIONE;<br />
• VULPESCU ILEANA LOREDANA, NATA A CRAIOVA (ROMANIA) IL 24.10.1986;<br />
• KOWALIK AGNIESZKA, NATA IN POLONIA IL 21.01.1983;<br />
• SMETANYUK SERI-HY ALIAS VODKA, NATO A STOROZHYNETS (UCRAINA) IL 28.01.1985;<br />
• ILOV AURELIAN ALEXANDRU NATO A CRAIOVA (ROMANIA) IL 22/01/1983;<br />
• ZIDARU VIRGIL ALEXANDRU, NATO IN ROMANIA IL 21.11.1986, IN ATTO GIA’ DETENUTO PRESSO IL CARCERE DI PESCARA;<br />
• GRECEA MARIUS FLORIN, NATO IN ROMANIA IL 15.05.1972, IN ATTO GIA’ DETENUTO PRESSO IL CARCERE DI ROMA - REGINA COELI;<br />
• ANCA ROBERT MARIAN, NATO IN ROMANIA IL 20.07.1981;<br />
• HAU COSTINEL LUCIAN, NATO IN ROMANIA IL 02.11.1985;<br />
• BARBU MIOARA, NATA A CRAIOVA (ROMANIA) IL 14.09.1986;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">OBBLIGO DI DIMORA </span></p>
<p>• UNGUREANU CRISTINA, NATA A BUCAREST (ROMANIA) IL 28.02.1986;<br />
• CICERU NELl MARIA, NATA A CRAIOVA (ROMANIA) IL 22.08.1980.<br />
• ROSU ALINA RAMONA, NATA A NEHOIU (ROMANIA) IL 16.01.1984</p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
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		<title>Siracusa: guardia di finanza arresta funzionario Inail</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 11:13:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>SIRACUSA 10 Dicembre 2010 &#8211; Nella mattinata odierna militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Siracusa hanno eseguito un ordine di custodia cautelare in carcere, emesso dal Gip di Siracusa su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di Claudio Fortuna, funzionario in servizio presso la sede INAIL di Siracusa, per i reati di corruzione e falsità ideologica.<br />
Il provvedimento si va ad aggiungere a quelli eseguiti lo scorso 18 ottobre, emessi nell’ambito dell’indagine denominata “L’infedele” e coordinata dalla Procura aretusea, che ha già consentito di accertare una serie di reati commessi nell’ambito della gestione delle società RIT e RIT Engeenering tra cui, falsi ideologici commessi per il rilascio di certificazioni di regolarità contributiva, evasioni fiscali per oltre mezzo milione di euro, corruzioni nei confronti di pubblici ufficiali e truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche.<br />
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare come il Fortuna, nell’ambito della propria attività lavorativa presso l’INAIL di Siracusa, abbia ricevuto somme di denaro per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, consistiti nell’utilizzare documentazione creata con dati falsi per attestare la regolarità della posizione contributiva di diverse aziende e consentendo così alle stesse di ottenere diversi D.U.R.C.  (Documento Unico di Regolarità Contributiva) regolari.<br />
L’attività investigativa prosegue ulteriormente per chiarire le accertare le ulteriori complicità.</p>
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		<title>Siracusa: arrestato addetto alla portineria della Provincia regionale</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 20:35:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>SIRACUSA 11 Marzo 2010 &#8211; Questa mattina agenti della Digos della Questura di Siracusa diretti dal dirigente dott. Vincenzo Frontera, al termine di una complessa indagine di polizia giudiziaria dirette e coordinata dal questore dott. Domenico Percolla e dalla Procura della Repubblica di Siracusa, hanno eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di Sebastiano Garofalo, di 54 anni, residente in Siracusa, agente della Polizia provinciale di Siracusa (addetto alla portineria) per il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. in atti pubblici. L’odierno arresto si innesta in una più ampia operazione che ha già consentito l’arresto di un altro soggetto nel febbraio scorso.<br />
Il Garofalo attestava, falsamente, previa vidimazione dei cartellini segnatempo, la presenza sul posto di lavoro di numerosi dipendenti della Provincia Regionale di Siracusa.<br />
Nel corso di numerosi servizi di pedinamento e monitoraggio, eseguiti anche con l’ausilio di strumenti tecnici (videoriprese), sono emersi con evidenza gravi e reiterate irregolarità nella gestione dei cartellini in argomento, come già si è avuto modo di evidenziare con l’arresto di Francesco Garofalo, cugino dell’odierno arrestato, avvenuto nel febbraio scorso. Quest’ultimo, infatti, venne colto, nella flagranza di reato di truffa aggravata continuata ai danni dell’Ente Provincia e di ricettazione. Quest’ultimo, durante l’orario di lavoro, veniva sorpreso a girovagare per la città a bordo della propria autovettura, sulla quale venivano trovati vari oggetti di oreficeria rubati.</p>
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		<title>Roma: operazione &#8220;Maiquetia&#8221;, 26 in manette per traffico internazionale di droga</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 19:46:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Antonella Serafini ROMA 26 Gennaio 2010 – Vasta operazione antidroga con l’arresto di 26 persone per traffico internazionale di stupefacenti eseguita oggi dai Carabinieri del Gruppo di Ostia. Questa mattina all’alba, a Roma e Provincia, i Carabinieri del Gruppo di Ostia, a conclusione dell’indagine convenzionalmente denominata “MAIQUETIA”, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Antonella Serafini</em></p>
<p>ROMA 26 Gennaio 2010 –  Vasta operazione antidroga con l’arresto di 26 persone per traffico internazionale di stupefacenti eseguita oggi dai Carabinieri del Gruppo di Ostia. Questa mattina all’alba, a Roma e Provincia, i Carabinieri del Gruppo di Ostia, a conclusione dell’indagine convenzionalmente denominata “MAIQUETIA”, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di 26 persone, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, Dr.ssa  Maria Bonaventura, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Aggiunto Dott. Giancarlo Capaldo. Il PM titolare dell’indagine è il Sostituto Procuratore Dott. Giuseppe de Falco.<br />
Le accuse vanno dall’associazione finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti, alla detenzione abusiva di armi.<br />
L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia, ha consentito di individuare due distinti sodalizi criminali che rifornivano di ingenti quantitativi di cocaina ed hashish diverse “piazze di spaccio” ad Ostia e nell’intera provincia di Roma.</p>
<p>L’indagine ha preso spunto dal sequestro di un carico pari ad un chilo di cocaina avvenuto ad Acilia il 09/11/2007 che conduceva all’arresto di due soggetti, un italiano ed una colombiana. In seguito a tale episodio venivano avviati una serie di complessi accertamenti che consentivano di individuare alcune utenze telefoniche nazionali ed internazionali il cui ascolto permetteva di:<br />
-        intercettare un corriere colombiano che, partito dall’aeroporto di Maiquetia di Caracas (Venezuela) – da cui il nome dell’operazione – il 25/02/2008 veniva arrestato ad Acilia mentre attendeva il contatto a cui consegnare una valigia con dentro oltre kg. 2 di cocaina purissima celata all’interno di una confezione di latte in polvere per bambini;<br />
-        individuare altre due distinte organizzazioni criminali operanti a Roma e provincia, dedite al traffico e allo spaccio di droga.</p>
<p>La prima organizzazione aveva base operativa ad Ostia ed era capeggiata dal noto FASCIANI Carmine – esponente di spicco della malavita romana, attualmente detenuto – e dal fratello Giuseppe, che gestisce un forno/panificio in Via di Castelporziano.  Attraverso la collaborazione di due personaggi di fiducia &#8211; RAHO Marco e DE SANTIS Alessio – i fratelli FASCIANI si sono approvvigionati di circa 30 kg. di hashish e di 4 kg. di cocaina da alcuni soggetti romani e, attraverso una fitta rete di spacciatori che faceva capo al DE SANTIS (tra i quali anche un ex  guardia giurata ed un dipendente di una compagnia telefonica il quale, per ricevere o consegnare dosi di cocaina, non esitava a muoversi durante le ore di lavoro, utilizzando l’auto con le insegne della ditta) la droga veniva poi smerciata sul litorale romano e in Provincia. Sono state accertate anche delle cessioni di cocaina effettuate all’interno di una comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti nella provincia di Latina. Basi operative del gruppo erano in particolare il citato forno di Castelporziano, nonché lo stabilimento “Village” di Ostia, riconducibile a FASCIANI Carmine. All’organizzazione è stata contestata anche l’aggravante di associazione armata atteso che è stata rilevata la disponibilità di armi sia da parte del RAHO che del DE SANTIS.</p>
<p>Parallelamente all’organizzazione dei fratelli FASCIANI, ne è stata individuata una seconda che importava droga dal Paraguay. Tale sodalizio, composto da italiani e sudamericani, introduceva in Italia cospicui quantitativi di cocaina attraverso i viaggi di alcuni giovani corrieri paraguayani. Dell’organizzazione sudamericana è stato accertato far parte POMPILI Franco, già latitante poiché ricercato dal 2006 per reati inerenti gli stupefacenti, il quale, dall’estero, sfruttava le sue conoscenze ed amicizie italiane per inviare loro i corrieri paraguayani. Sono state ricostruite almeno quattro importazioni tramite le quali sono stati introdotti in Italia circa 5 kg. di cocaina purissima, che, introdotta sul mercato avrebbe fruttato almeno 300.000 mila di euro. I metodi utilizzati dai corrieri prevedevano principalmente il collaudato sistema dell’ingestione di ovuli, ma in un caso anche un metodo più artigianale: una donna è stata infatti arrestata con circa 1 kg. di cocaina occultata all’interno di un abbondante reggiseno. La droga importata era destinata in particolare a due pregiudicati della zona di Tor de Cenci: BUFFONE Bruno e CECI Giancarlo. Essi provvedevano a prelevare i corrieri presso alcune strutture alberghiere dei castelli romani dove alloggiavano, a recuperare da loro la droga trasportata e ad inviare il corrispettivo in denaro in Sud America attraverso le agenzie di money transfer. Parte di questo stupefacente è stato ceduto da BUFFONE, in almeno due occasioni, al gruppo dei FASCIANI, tramite DE SANTIS Alessio.</p>
<p>In occasione dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare si è altresì proceduto al sequestro di beni mobili ed immobili per un valore pari a circa euro 1.000.000. Si tratta in particolare dell’attività del forno “Sapori di Grano” ubicato in Castelporziano per un valore di euro 300.000, 1 villetta ed 1 appartamento siti in Pomezia – località Torvaianica rispettivamente del valore di euro 250.000 e euro 200.000, 1 locale ufficio ed 1 posto auto a Fiumicino del valore rispettivamente di euro 150.000 e euro 10.000, 5 conti correnti, 1 cassetta di sicurezza, 3 auto e 2 moto.</p>
<p>I sequestri sono stati eseguiti ai sensi di una delle più moderne normative che consentono di aggredire i beni indipendentemente dal collegamento con il reato che le ha prodotte (ai sensi del combinato disposto art. 321 c.p.p. e art. 12 sexies della L. 356/92).<br />
Ciò si inquadra nella nuova strategia anticrimine fondata proprio sull’aggressione dei capitali illeciti. Infatti lo strumento più importante ai fini di un più efficace contrasto delle criminalità organizzata sono le misure patrimoniali del sequestro e della confisca; il primo costituisce una misura intermedia dell’investigazione patrimoniale con cui lo Stato sottrae temporaneamente un bene dalla disponibilità del proprietario allo scopo di consentire agli organi inquirenti di poter procedere nel prosieguo dell’investigazione, senza il pericolo di dispersione o alienazione; la confisca, invece, è la definitiva privazione della disponibilità dei beni illeciti, che vengono posti a disposizione dello Stato.<br />
La confisca dei beni è ormai da considerare un vero e proprio attacco degli organi statali contro i capitali di formazione illecita; e ciò nella precisa convinzione che la semplice repressione delle responsabilità penali personali non è sufficiente ad eliminare la pericolosa criminalità, in quanto le riserve di capitale consentono di rimpiazzare con altri uomini quelli arrestati e di ricostituire i depositi di armi ed esplosivi sequestrati. Del resto, l’accumulo ed il reinvestimento dei proventi illeciti è il vero obiettivo del delinquere e costituisce il movente di tutti i criminali.<br />
L’art. 12 sexies della legge nr. 356 del 1992 prevede la confisca del denaro o dei beni di cui il condannato per reati di particolare gravità (fra cui anche art. 73 e 74 T.U. 309/90 &#8211; stupefacenti) “non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica”. La caratteristica richiesta della sproporzione tra ammontare dei beni e capacità economico-contributive dell’interessato rappresenta il fulcro del meccanismo, perché consente la sottrazione degli stessi, indipendentemente dall’esistenza o meno di elementi indiziari circa la loro origine illecita.<br />
Inoltre, l’art. 12 sexies è profondamente innovativo, in quanto, da una parte, consente la sequestrabilità di interi patrimoni di persone collegabili ai reati previsti, e dall’altra parte sposta sull’indagato l’onere di documentare la provenienza del suo patrimonio tutte le volte in cui esso si presenta sproporzionato rispetto al reddito dichiarato.</p>
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		<title>Catania: operazione antidroga in 5 regioni, 83 arresti</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 14:50:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANIA 14 Gennaio 2010 &#8211; Vasta operazione antidroga della polizia di Stato in cinque regioni italiane. Oltre 400 agenti, con l&#8217;ausilio di reparti cinofili ed elicotteri, eseguono ordini di carcerazione per 84 indagati tra la Sicilia, la Campania, l&#8217;Emilia Romagna, il Piemonte e il Veneto. Il blitz fa seguito alle indagini della squadra mobile della Questura di Catania che hanno permesso di sgominare tre diverse organizzazioni criminali tra loro rivali che gestivano un esteso traffico di sostanze stupefacenti.<br />
I provvedimenti restrittivi sono tre e sono stati emessi da altrettanti Gip etnei, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Catania.  Sono complessivamente 83 gli ordini di carcerazione emessi dai tre Gip di Catania (Caruso, Mirabella e D&#8217;Arrigo) per traffico di droga. Per undici di loro sono stati disposti gli arresti domiciliari. Ad un 84/o indagato e&#8217; stato imposto l&#8217;obbligo di firma.</p>
<p>Tra le citta&#8217; interessate dall&#8217;operazione, oltre Catania, ci sono Napoli, Venezia, Caserta, Forli&#8217;, Ferrara e Biella, Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile della questura del capoluogo etneo, le tre presunte organizzazioni agivano separatamente e in concorrenza tra loro. Avrebbero avuto anche legami con esponenti della criminalita&#8217; organizzata e in particolare con affiliati del clan Cappello, della cosca dei Cursoti milanesi presenti nel rione Lineri di Catania e della &#8216;famiglia&#8217; Santapaola.<br />
Durante l&#8217;operazione, coordinata dalla Dda della procura di Catania, e denominata Ouverture, sono stati eseguiti anche sequestri preventivi di beni patrimoniali, compresa una villa privata del capoluogo etneo e diverse auto.<br />
Le bande si rifornivano nel rione Secondigliano di Napoli.</p>
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		<title>Caltagirone: indagati in 17 per frode al palazzo di giustizia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 13:08:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CALTAGIRONE 15 Dicembre 2009 &#8211; Indagate diciassette persone dalla Procura della Repubblica di Caltagirone per presunta frode per un appalto da 4,5 milioni di euro per l&#8217;impianto di climatizzazione del Palazzo di Giustizia. Gli indagati sono 5 imprenditori, 6 tecnici di aziende private e 5 del comune. I macchinari erano gia&#8217; superati all&#8217;epoca dell&#8217;installazione. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CALTAGIRONE 15 Dicembre 2009 &#8211; Indagate diciassette persone dalla Procura della Repubblica di Caltagirone per presunta frode per un appalto da 4,5 milioni di euro per l&#8217;impianto di climatizzazione del Palazzo di Giustizia. Gli indagati sono 5 imprenditori, 6 tecnici di aziende private e 5 del comune. I macchinari erano gia&#8217; superati all&#8217;epoca dell&#8217;installazione. I lavori furono eseguiti tra 2006 e 2009 ed i reati ipotizzati sono falso ideologico, abuso di ufficio, truffa e frode.</p>
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		<title>Roma: sequestrati beni immobili ad un impiegato comunale</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 14:19:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA 11 Dicembre 2009 &#8211; La Squadra mobile della capitale ha sequestrato beni per un valore di oltre un milione e mezzo di euro ad un impiegato del X Municipio. Durante una indagine scattata nei mesi scorsi, il nome di un geometra, G.D. di 54 anni impiegato comunale, era finito nel registro degli indagati per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA 11 Dicembre 2009 &#8211; La Squadra mobile della capitale ha sequestrato beni per un valore di oltre un milione e mezzo di euro ad un impiegato del X Municipio.<br />
Durante una indagine scattata nei mesi scorsi, il nome di un geometra, G.D. di 54 anni impiegato comunale, era finito nel registro degli indagati per il reato di concussione in relazione a concessioni in materia edilizia col conseguente arresto dello stesso avvenuto il mese scorso.<br />
Così, nella giornata di ieri, gli agenti della Squadra Mobile di Roma hanno eseguito un’ordinanza di sequestro preventivo di beni immobili richiesta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.<br />
All’uomo sono state sequestrate 9 unità immobiliari del valore complessivo superiore al milione e mezzo di euro, situate a Roma in via Filippo Foti, via Mario Angeloni e via Fosso di Sant’Andrea e a Lavinio in via dei Giglio. ( cm )</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Furto d&#8217;acqua a Belpasso: Guardia di Finanza in azione!</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:46:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="guardia di finanza di Avvenimenti Iblei Magazine, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/avvenimentiiblei_magazine/4127149745/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2751/4127149745_19fa94cbe5_m.jpg" alt="guardia di finanza" hspace="4" width="240" height="165" align="left" /></a> Paternò lunedì 23 novembre 2009 &#8211;  Incredibile scoperta dei militari della Guardia di Finanza di Paternò  che hanno denunciato in un solo giorno all’autorità giudiziaria ben “dodici” persone che dovranno rispondere davanti alla Procura della Repubblica di Catania del reato di furto aggravato e continuato di acqua potabile perpetrato fra le località di Belpasso e Ragalna. Le accurate attività di indagine, condotte dai militari della Tenenza, coadiuvati da tecnici messi a disposizione dall’ACOSET s.p.A. di Catania, gestore per l’erogazione idrica in questi Comuni, hanno consentito di scoprire che un bar di Ragalna (comune della provincia di Catania) e diversi nuclei familiari del Comune di Belpasso (CT), sottraevano illecitamente l’acqua potabile erogata dalla stessa società. Addirittura, presso un bar-pasticceria di Ragalna i militari hanno sorpreso un dipendente che, armato di pinza giratubi, era intento a smontare il tubo flessibile che collegava la colonna di distribuzione dell’acqua con l’utenza dell’esercizio commerciale, riuscendo così immediatamente a bloccarlo e denunciarlo insieme al titolare ed ad un altro responsabile dell’esercizio, con il contestuale sequestro dell’attrezzatura e l’apposizione dei relativi sigilli.<br />
Simile la condotta, nel Comune di Belpasso, di 8 nuclei familiari che nella loro qualità di proprietari e comproprietari di appartamenti di un complesso residenziale, omettevano di fare installare il contatore dell’acqua eseguendo l’allaccio diretto alla rete idrica gestita dall’ACOSET S.p.A., senza pertanto pagarne i prelievi ed i servizi dovuti in quanto mai censiti e/o autorizzati dagli uffici preposti. Il sistema era ben studiato ed architettato, visto che l’approvvigionamento avveniva direttamente dalla condotta generale dell’ACOSET convogliando l’acqua in apposite vasche di accumulo, sistemate abusivamente in una strada adiacente le villette e nascoste alla vista da paratie di alluminio, per poi essere distribuita alle utenze di ciascuna abitazione tramite un’apposita pompa collegata direttamente alle stesse vasche. I finanzieri grazie ad una accurata analisi dei dati scaturenti dai documenti forniti dal Comune di Belpasso nonché tramite una complessa attività informativa sono riusciti a ricostruire la dinamica dei fatti risalendo ad ognuno dei responsabili che occupava le villette in questione ed accertando che il reato si consumava già dal mese di settembre dell’anno 2007, ben due anni.<br />
Dalle verifiche è emerso che in precedenza l’acqua era fornita alla società costruttrice delle villette cosicché proprietari o locatari degli immobili avevano poi usufruito dell’allacciamento alla rete idrica realizzato per il cantiere. Allacciamento provvisorio che in mancanza di un successivo contratto per la fornitura di acqua è diventato definitivo. L’acqua potabile trafugata veniva utilizzata per colmare il fabbisogno familiare e per l’irrigazione di giardini.</p>
<p>Gli allacci abusivi sono stati scollegati, l’ACOSET S.p.A. si costituirà parte civile per il calcolo dei danni subiti stimati per un ammontare di circa 1 milione e 800mila litri di acqua potabile, in seguito al furto di migliaia di metri cubi di acqua che è stato perpetrato per diversi anni e per i quali sono ancora in corso ulteriori accertamenti.<br />
Questa ennesima, brillante operazione eseguita dalla Guardia di Finanza sottolinea la costante azione di prevenzione, contrasto e recupero che lo stato riserva agli evasori delle imposte, a coloro che non pagano le tasse e soprattutto a chi intende fare il furbo ai danni della collettività.</p>
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